29 gen 2013

Quel giorno in cui ho visto come si fanno i Ferrero Rocher

Ci sono giorni in cui il mio lavoro è particolarmente bello e la scorsa settimana me ne ha regalati almeno un paio. Mercoledì scorso ho visto infatti la fattoria di Jody Scheckter e, beh, lo confesso, mi sono un po’ emozionata ad essere scarrozzata in macchina da un pilota famoso. Ma l’esperienza più forte l’ho avuta nei giorni seguenti, quando ho collaborato all’organizzazione di un evento in Ferrero, con visita alla mostra di Carrà e allo stabilimento.

Per una curiosa e malata di fare come me, vedere un’azienda dal di dentro è sempre una bella esperienza. Poi vengo da una terra di telai, in cui la produzione industriale significa pezze e ho lavorato tanti anni nel metalmeccanico, con gli operai che fanno il lavoro duro dell’immaginario collettivo, verniciano tubi, saldano, avvitano … Vedere una fabbrica di cioccolato dal di dentro è un’altra cosa, è a metà tra Willy Wonka e Tempi Moderni e spesso il senso di stupore è esattamente quello che si ha di fronte al grande schermo.

Ma, processi produttivi a parte, sono tre le riflessioni che porto a casa.

La prima riguarda, come sempre, il cibo. Sostengo da tempo che la maggior parte di noi non capisce (e apprezza) ciò che ingurgita, sia perchè non si rende conto degli ingredienti, sia perchè non si rende conto del lavoro che c’è dietro ad una singola preparazione e chi ama la cucina come me sa perfettamente cosa intendo. Bene, devo ricredermi anche su gran parte della produzione industriale che ho visto la scorsa settimana: produrre un Ferrero Rocher o una barretta Kinder richiede un processo estremamente complesso e l’inventiva che c’è dietro a questi prodotti lascia sbalorditi i creativi dell’impiatto. Uscendo da lì dentro, si pensa a come sia stupefacente che il prezzo riesca ad essere così contenuto, nonostante la complessità industriale e il profumo meraviglioso delle materie prime (cioccolato e nocciole mi sono entrate nel naso!).

La seconda riguarda invece il ruolo degli anziani. In una società che nega la vecchiaia e vive in una menzognera giovinezza eterna, qui c’è la figura dell’anziano Ferrero: non un anziano qualunque, ma un dipendente che ha dedicato almeno 25 anni della sua vita all’azienda. E l’anziano Ferrero non è dimenticato o coccolato come un vecchio rincitrullito in ospizio, al contrario è al centro di una rete di volontariato in cui continua a ricevere e dare dall’azienda e per l’azienda. Quattro anziani Ferrero ci hanno accompagnato nelle due visite, alcuni che anziani non lo erano poi tanto, altri che erano andati in pensione quando non ero ancora nata e ci ricordavano come il lavoro, una volta, fosse duro davvero ma “siamo stati ricompensati dalla Fondazione”.


E arriviamo alla terza riflessione, la Fondazione Ferrero: “Lavorare, Creare, Donare“. Se vi fermate a pensarci, sono tre verbi e tre azioni bellissime, che riassumono il senso della nostra vita (o almeno di gran parte della mia) e il verbo creare accostato a lavorare per una realtà di catena di montaggio ha dietro una notevole visione e coraggio. Mi ha stupito molto pensare come negli ultimi mesi abbia visitato due realtà molto diverse, Technogym e Ferrero, ma con un forte punto in comune nell’attenzione al benessere di chi ci lavora dentro e al territorio. Forse sarà un caso, ma se guardiamo ai loro bilanci possiamo toglierci il cappello e fare un inchino; poi penso al mio territorio, alla miopia di chi ha accumulato senza restituire, di chi, seduto sulla propria fortuna, si è chiuso in un piccolo mondo antico …  Ecco, sarà un caso, ma continuo a rimpiangere gli imprenditori  senza “i cuori a forma di salvadanaio” (cit.)

E’ comprensibile la ragione, ma un vero peccato per tutti, che la fabbrica non sia aperta alle visite se non in casi eccezionali. Da oggi in poi, ogni volta che addenterò “qualcosa di buono” mi fermerò per un secondo a pensare a cosa significa e anche a cosa rende indietro a chi lo ha fatto per me. Non sarà il cioccolatino romantico della piccola pasticceria di Chocolat, ma vi assicuro che l’amore per il territorio e per il prodotto si sente tutto e basta una giornata per capirne perfettamente la ragione.

22 lug 2012

5 cose da NON fare prima delle vacanze

Si sa, l’estate è tempo di vademecum e di liste di cose da fare e da non fare, sembra che l’amore per la lista in estate esploda o forse il caldo ci imprigrisce i neuroni al punto che è l’unica cosa di cui si riesca a scrivere…

E allora, stanchissima in attesa di vacanze agognate ma ancora lontane, l’elenco delle 5 cose che vi sconsiglio prima delle vacanze:

  1. tentare di aggiornare la versione del firmware Android sul vostro cellulare
  2. cercare di far cominciare in orario una riunione con creativi e programmatori
  3. discutere di tariffe con la propria/le proprie compagnie telefoniche
  4. sperare di mangiare un panino decente nei furgoncini fuori dai concerti
  5. cercare una discussione sensata e civile su una pagina Facebook

Non è che non facendo queste cose le vostre vacanze saranno più belle o più lunghe o più quello che volete voi. Semplicemente, non vi accorgerete di averne davvero bisogno …

30 gen 2012

Lo sapete che siamo nel 2012? Internet e un guasto alla lavatrice.

Ieri mi è successa una cosa molto old economy: nel bel mezzo del lavaggio delle lenzuola la mia lavatrice, compagna di vita degli ultimi 10 anni e di 3 diverse case, ha deciso che ne aveva abbastanza e si è fermata.

Vi risparmio cosa vuol dire tirare fuori il bucato a metà lavaggio e – per fortuna – posso approfittare della lavatrice di mamma per finire. Ovviamente questa mattina come prima operazione on line mi metto a cercare il numero dell’assistenza per chiamare qualcuno che venga a ripararla. E lì mi sono accorta che vivo in Italia o, forse, su un altro pianeta.

Prima ricerca: Nome del Brand + Nome della lavatrice. Mi aspettavo tra i primi risultati il loro sito e il magico menu Assistenza. Invece…

MSostiene

Grazie, bel sostegno! Mi rendo conto che ho un’anima un tantinello troppo puntigliosa, ma so esattamente dove ho i manuali di tutti gli elettrodomestici, nonostante i 3 traslochi e me lo ero già letta tutto.

Ma va bene, proviamo con una nuova ricerca: Assistenza + Nome del Brand + lavatrice.

Volete ridere? Ecco il risultato:

AssistenzaPrimi3Complimenti, ottima Social Media Optimisation. Se foste mie studenti, vi consiglierei di ripetere il corso.

Non mi arrendo e mi viene in mente che in realtà Ariston fa parte del gruppo Indesit, che finalmente trovo, da lì riesco ad atterrare su Hotpoint e trovare il magico menu Assistenza. Ma le mie delusioni non finiscono qui.

Posso scegliere se compilare un lunghissimo modulo dando tutti i miei dati personali (che peraltro hanno già dalla garanzia, ma ho il sospetto che molte aziende non sappiano gestire i DB…) oppure chiamare un meraviglioso numero a pagamento (per fortuna non un 144 perché dal mio fisso sono bloccati). Non mi arrendo, inserisco  il CAP e mi daranno il numero del Centro di assistenza autorizzato no? Pia illusione:

CentroAssistenza

Ecco, al di là della mia disavventura, questo ci racconta uno spaccato del Paese, IMHO:

  1. nei beni durevoli, se non hai un settore che può vendere on line (leggi Assicurazioni) o ipercompetitivo (leggi Automotive), del web non frega nulla, nella convinzione che le vendite le facciano i retailer e che non si possa spostare la domanda
  2. nel momento in cui il prodotto è stato venduto e magari pure con una piccola assicurazione di estensione della garanzia, il customer care è finito lì. Hai un problema? Paga anche solo per chiamarmi.

Signori della Ariston, Indesit, Hotpoint o come diavolo vi chiamate, io del vostro prodotto sono un entusiasta, è eccezionale, non mi ha mai dato un problema ed ero pronta al riacquisto anche domani. Se mai la sorte vi giocherà lo strano tiro di farvi leggere questo blog (cosa di cui dubito, perché a giudicare dall’immagine sopra non è che proprio monitoriate tanto le conversazioni on line), in nome di tutte le maglie di lana perfettamente lavate e mai infeltrite, vi regalo una piccola consulenza:

  1. Quando cambiate il nome del Brand, ricordatevi di due cose: anche se martellate con milioni di GRP ci sarà sempre qualche smemorato che vi chiamerà con il vecchio nome oppure semplicemente vi cercherà con il nome stampato sui vostri prodotti del giurassico. Ricordatevene nelle vostre policy di acquisto dei domini e se detinate il nome di un Brand ad altri prodotti, magari  piccolo piccolo, nel footer, rimandate al sito nuovo. Costa pochissimo, ma funziona.
  2. Togliete un punto o due al massimo di GRP dalla vostra prossima campagna e fate un bel monitoraggio on line di cosa si dice di voi. Quando lo avete scoperto e improvvisamente vi saranno diventati i capelli bianchi, pensate che ci sono clienti, come me, che del vostro prodotto sono soddisfatti e cercate di capire come farglielo dire spontaneamente
  3. i siti full Flash sono belli e fanno bene all’ego, lo so, è dura resistere quanto davanti a una meringa quando si è a dieta. Però, poi, fate gli esami del sangue e trovate il colesterolo alle stelle: era meglio resistere alla meringa oppure mangiarsela e poi fare tantissimo sport. Ecco, il Flash è la meringa del SEO: o trovate modi alternativi (e PULITI!) di piazzarvi nel Page Rank o siete destinati a un prematuro trapasso.

Per la cronaca: cercando su Google Maps ho trovato il numero non a pagamento, ma non risponde nessuno. Ho contattato un altro centro di assistenza, ma mi dicono che nella mia lavatrice c’è troppa elettronica e non possono intervenire, devo rivolgermi al centro autorizzato. Mai come vorrei ancora tante liberalizzazioni o un mouse e uno schermo collegati alla lavatrice, così saprei come fare.

26 gen 2012

Osservatorio Mobile Marketing and Service 2011. Note a margine sul convegno.

Del convegno di oggi si è largamente twittato (#OMMS11), tanto che l’hashtag ufficiale è diventato trending topic, per cui non mi dilungherò sulla presentazione dei risultati e dei dati, seppur molto interessanti. Preferire invece sviluppare qui alcune riflessioni su quanto è stato presentato e quanto, secondo me tanto, mancava.

Partiamo da un dato assolutamente soggettivo sulle variabili sociali dei presenti. Mancavo da un po’ ai convegni e ho notato con molto piacere che il numero dei twitteri e di chi usava smartphone o tablet era piacevolmente alto. OK si giocava in casa, ma due anni fa il numero era molto più basso.

Nota negativa di cui mi rammarico ad ogni convegno è invece la scarsa presenza di donne tra le relatrici: oggi due su ventotto, mentre la platea si divideva equamente tra uomini e donne. Insomma, una percentuale degna dell’Arabia Saudita. Probabilmente questo rispecchia bene l’importanza che noi donne abbiamo nel mondo del lavoro, ma che gli organizzatori non si sforzino di dare almeno una maggiore rappresentanza lo trovo triste, almeno quanto le battute sul Ministro Passera.

Ma passiamo ad osservazioni sui contenuti veri e propri. In estrema sintesi il quadro della giornata: il mobile è un mercato in crescita, dove contano rilevanza di contenuto e servizi e geolocalizzazione, predomina ancora un approccio di sperimentazione ma tutti i 100 top spender sono presenti. Molto bella la metafora di Noci per cui il mobile non è l’estensione del web ma del braccio.

Ma ci sono stati almeno tre grandi assenti oggi: cosa fanno gli utenti con la.navigazione in mobile, come cambia l’approccio alla marca e all’acquisto e i Social Network.

Degli utenti abbiamo parlato pochissimo: l’analisi della domanda era tutta nella bella clusterizzazione di Doxa,

Clusterizzazione dei mobile surfer secondo Doxa

ma mi sarei aspettata un focus maggiore su quello che fanno e vogliono gli utenti in quei 45 minuti che spendono on line. Ci siamo fermati al dire che i servizi sono centrali, che non dobbiamo essere invasivi, ma il tema a mio parere poteva essere approfondito, soprattutto nella case pomeridiane.

Abbiamo anche parlato pochissimo, ed è forse una conseguenza del punto sopra, di come il mobile entri di prepotenza nel processo di acquisto; OK il CRM, ma il mobile non può essere usato solo per profilare o fidelizzare clienti… Mai sentito parlare di Zero Moment of Truth? In Italia molti servizi di comparazione prezzi non sono disponibili, ma prendiamo una case illustrata al convegno, l’app Esselunga: l’app permette di vedere le promozioni di uno specifico punto vendita e questo di fatto modifica le intenzioni e l’acquisto dei clienti. Se vogliamo parlare di Mobile Marketing, non possiamo, IMHO, appiattirci sugli aspetti di comunicazione Owned, Paid e Earned.

Terzo grande assente, i Social Network, citati qua e là. Ora, non è che i Social Network debbano per forza essere come il prezzemolo, ma ho poche certezze e due forti convincimenti: in Italia l’alfabetizzazione al web l’ha fatta più Facebook della politica e di quei 45 minuti molti sono spesi proprio su Facebook, YouTube e in parte Twitter. La tendenza ad andare Social e Local, citate bene da Seat nella prima tavola rotonda, non possono essere ignorate e prescindere una strategia di mobile marketing da una strategia di presenza sui Social Media è da kamikaze. Di nuovo, l’ha accennato Danone nella case pomeridiana, ma anche qui l’approfondimento è mancato.

Chiudiamo con una nota positiva. Mi è piaciuta molto l’insistenza sulla necessità di standard e di metriche, che, soprattutto in un periodo di budget sempre più sottili, possono essere il vero propulsore alla crescita (e alla professionalità) del settore.

15 nov 2011

Live tweet, video virali e un evento: quando il digital diventa adulto

Atterrata ieri sera da una 3 giorni di fuoco ad Hannover, Germania, per seguire con New Holland Agriculture Agritechnica, la più grande fiera di settore europea e una della maggiori a livello mondiale (giusto per darvi un’idea, si cammina almeno mezz’ora per andare da un lato all’altro della fiera….).

Non è il primo live tweet che seguo, ma questo è stato più magico degli altri. Senza piaggeria, è bello lavorare con New Holland Agriculture come cliente sia dal punto di vista umano perché il team è unito, collaborativo e divertente, sia a livello professionale perché si sa di cosa si parla e, se non si sa, si chiede e si impara (dote spesso rara!). Straordinaria l’atmosfera di tutto il team che ci ha lavorato, compresi tutti gli altri fornitori, fotografi, regia, luci, copy, grafici, montatori e sicuramente qualcuno lo dimentico! Dopo la mia emigrazione lavorativa milanese degli ultimi anni, è stato bello tornare a lavorare con quelle eccellenze che a Torino ci sono ancora, magari con nomi poco roboanti e con un understatement tutto sabaudo.

Dicevamo il live tweet: della fiera in generale e soprattutto della conferenza stampa di domenica. Fare il live tweet in questi eventi è sempre divertente perché da un parte i big boss ti guardano senza dire nulla perché forse non hanno colto fino in fondo cosa diavolo stiamo facendo ma capiscono che è qualcosa di potenzialmente interessante; dall’altra ci sono quelli che devono mettere in piedi l’evento e ti scrutano con un po’ di curiosità e fanno mille domande su cosa stai facendo (a cui seguono mille domande mie su quello che stanno facendo loro perché si sa che la curiosità è donna!); e poi ci siamo noi, con la tensione alle stelle perché, anche se ti sei preparata seguire un evento, è stressante: mandare i tweet al momento giusto, sapere che in sala ci sono giornalisti che ti stanno seguendo, ecc. Poi hai bisogno come il pane di conoscere tutti i cambiamenti dell’ultimo minuto ma sai che non puoi rompere le scatole perché anche gli altri la tensione la sentono… Ecco, poi parte il walkin, il primo tweet sull’inizio della press conference è on line e 45 minuti passano in un soffio. Alla fine, come sempre, ce l’abbiamo fatta e comincia la conta delle reazioni. Chi è abituato a misurare i ritorni delle loro azioni in mesi ti guarda un po’ divertito e il team digital si comunica menzioni, retweet e share come se fossero gol dell’Italia ai mondiali.

Sono quei momenti in cui senti che anche la comunicazione digitale è diventata grande, che ha smesso di passare dall’entrata posteriore e che finalmente sta al tavolo con tutti gli altri. Forse non ancora a capotavola, ma c’è.

A questo proposito c’è un’altra iniziativa che mi ha colpito (e giusto per sgomberare il campo da insinuazioni, tutto il plauso va a Francesca e Lorena per averla voluta, scelta, supportata e seguita), cioè questo video:



Nato come iniziativa tutta digital e come campagna di lancio del prodotto sui Social Network, l’idea è piaciuta così tanto che si è deciso di usarlo anche sui led dello stand in fiera. E’ forse una cosa piccola, ma un segno che le idee oggi, finalmente, riescono a superare le vecchie barriere e una buona idea è una buona idea, la si usa su diversi canali perché funziona e non perché l’ha fatta il reparto audiovisual o quello digital. Gli utenti, lo sappiamo, erano già pronti da anni; finalmente cominciano ad esserlo anche alcuni clienti.

Così sono atterrata ieri con un po’ di malinconia per l’evento andato, ma con in tasca il certificato che anche noi del web siamo diventati grandi.