Una guida digitale
Stiamo programmando una piccola vacanza a fine Giugno e come ogni anno ci dividiamo i compiti: Davide si occupa della Vespa, la manutenzione, i bagagli, ecc; io faccio il tour operator, cerco e propongo gli itinerari, faccio le prenotazioni. Tra i miei compiti c’è dunque quello di cercare le guide e portare dietro l’essenziale, in Vespa non c’è spazio per concedersi il lusso di libroni.
Si sa che più che due centauri siamo due gastronauti, perciò ogni anno mi ritrovo a sfogliare le guide dei ristoranti e a fare quintali di fotocopie: lo spazio per le guide non c’è e soprattutto non c’è lo spazio per libri da 1000 pagine sapendo che al massimo ne useremo una cinquantina. Eccomi allora a fotocopiare e tutti gli anni c’è qualcosa che non va: i formati non sono A4 per cui finisco sempre per tagliarne fuori qualche pezzettino, le guide sono spesse e non riesco mai a fotocopiare decentemente il centro della pagina e poi ovviamente manca sempre qualcosa, perchè i nostri itinerari cambiano e ci si può scommettere che quel paesino con quell’osteria tanto carina… ma è troppo lontano non lo fotocopio… poi finisci per visitarlo e chi si ricorda come si chiamava quel posticino dove mangiare
E non parliamo della guida ai vini: mica possiamo portarci dietro 2 kg di guida, ma poi finisce sempre che andiamo alla cieca su cosa bere, perchè se abbiamo una discreta cultura (e pratica) sui vini piemontesi, toscani e sul Franciacorta, sulle altre regioni non siamo altrettanto ferrati. E va bene informarsi sui vitigni, ma quando in carta trovi 10 cannonau, come fai a sceglierne uno?
Il mio inseparabile Black Berry (in vacanza spesso spento) in queste circostanze è quasi inutile, perchè i consigli che posso avere sono quelli di Google Maps, ovvero Pagine Gialle e pochi altri siti. Ma non quelli delle miei guide. Ora, i commenti degli utenti sono preziosi, ma in vacanza non ho tempo e voglia di scorrere tra 30 commenti di utenti per sciegliere il ristorante dove mangiare, preferisco affidarmi ad un parere che considero autorevole (tanto che ho comprato la guida) e che mi semplifica la ricerca di informazioni, perchè al massimo leggerò un paio di recensioni. Non pretendo di averlo nemmeno gratis, tanto che la guida l’ho pagata, ma di averlo in mobilità. Perchè non posso avere le stesse informazioni sul mio palmare invece di portarmi dietro chili di carta? Ma tutti quello che comprano queste guide viaggiano solo in macchina (perchè anche in aereo vuol dire sottrarre spazio)?
Mi stupisce che nessun editore ci abbia ancora pensato: sarebbe sufficiente prevedere un codice su ogni copia per poter riconoscere chi lo ha e una volta riconosciuto come “proprietario” fornire le stesse informazioni in formato digitale. Oppure si potrebbe prevedere un abbonamento a sè per i clienti digirali: se sottoscrivi un abbonamento ti dò la possibilità di consultare l’elenco dei ristoranti recensiti in Italia, magari inserendolo nelle Google Maps che ho già nel telefonino.
Non è la stessa cosa leggere le recensioni sui numerosissimi siti di amanti della buona tavola, perchè nelle guide si presuppone l’intermediazione di un esperto che dà un qualche valore aggiunto. D’accordo, molte guide poi sono poco serie e prezzolate, ma è un po’ la stessa cosa che leggere Google News o La Repubblica: hanno entrambi dei vantaggi, quindi non vorrei privarmi nè dell’uno nè dell’altro.
P.S.: anche il libro che vorrei leggere in vacanza è troppo voluminoso e per di più con copertina rigida per cui ne uscirebbe distrutto. Dovrò perciò ripiegare su altro. E nemmeno il kindle potrebbe aiutarmi ![]()
Quello che non dicono di FIAT
In questi giorni di Fiat si parla moltissimo, dall’acquisizione Chrysler a quella Opel. Dopo aver lavorato dentro per quasi 6 anni della mia vita, beh, mi sento ancora un pezzo di quel gruppo e tifo per loro.
Quello che però non leggo sui giornali, ad eccezione del post di Luca De Biase, sempre molto acuto, è il grande cambiamento culturale che Marchionne ha portato nel gruppo.
Torino è Torino, è la quintessenza del piemontesismo e della sabaudietà e FIAT non poteva di certo sottrarsi a questo clima. La FIAT è sempre stata pervasa da rispetto per la gerarchia e per le forme, dall’uso di colori diversi nei badge a seconda del tuo livello, al tu o al lei a seconda di anzianità aziendale ed età e così via… Norme tacite, ma che si imparavano in fretta, forme di educazione del tutto rispettabili, ma che in molti casi tendevano a diventare una sorta di maschera dietro cui nascondere qualcosa di meno positivo: il far decidere sempre ai vertici, è colpa del mio capo perchè io non posso, lo farei ma sai è una questione politica…
Insomma, la cultura aziendale aveva bisogno di un rinnovamento forte che snellisse le catene decisionali e rinfrescasse un po’ il management. Il primo enorme scossone, che con understatement tutto sabaudo si tace, lo diede Lapo Elkann; ho avuto il piacere di fare con lui una riunione quando ancora era in FIAT Auto e il ricordo che ho è di una persona che mi ha lasciato parlare ed esporre quello che stavamo facendo, anche se allora avevo solo 27 anni ed ero l’unico non dirigente nella stanza. Allora fu una gratificazione enorme.
L’altro scossene lo diede Marchionne, senza i clamori delle cronache, ma come un bulldozzer rinnovò gran parte del management, incominciò a valutare sui risultati, a chiedere sempre di più, ma soprattutto riuscì in quello in cui tanti si erano cimentati: a tutti i livelli si sentiva forte la pressione del risultato e la reponsabilità della propria gestione. Non c’erano questioni politiche o scuse perchè il mio capo… si aveva un obiettivo e verso quello di doveva correre a testa china.
Ho lasciato il gruppo il 1 Novembre del 2007, ma dai vecchi colleghi vedo che la strada intrapresa è quella. Ecco perchè allora tifo Marchionne; diciamocelo, è pure un po’ antipatico e supponente, ma sfido chiunque a dirmi che 4 anni fa avrebbe creduto che la FIAT potesse arrivare al tavolo delle trattative da acquirente e non da acquisita. In questi frangenti viene fuori anche un po’ di orgoglio italiano e mi arrabbio tanto quando sento dire che FIAT però… Chissà se Marchionne riuscirà anche a cambiare la nostra stupida abitudine di sputare nel piatto in cui mangiamo e renderci orgogliosi per una volta senza fare tanta dietrologia.
Tutto il mondo è Paese
Il lavoro che faccio in molti momenti riesce ancora a sorprendermi e farsi amare, soprattutto quando ha a che fare con le persone.
Nei giorni scorsi ho contattato alcuni utenti di Flickr per chiedere loro l’autorizzazione ad usare le loro immagini in un sito su cui sto lavorando ed ho ottenuto le risposte più disparate.

C’è chi fiuta il dollaro, vede un’agenzia importante e prova il colpaccio, chiedendo tanti soldi, decisamente troppi; poi c’è l’entusiasta, che è così felice che tu l’abbia considerato che sarebbe forse disposto anche a pagarti pur di vedere una sua foto pubblicata; c’è anche quello che fa un po’ il piacione e prima di risponderti sì o no ti chiede di dove sei e il numero di telefono, perchè non si sa mai…
Insomma, umanità varia e varigata, alla faccia della realtà virtuale!
Allevamenti, industria, etica e deliri sparsi
Periodo di super lavoro e fatico un po’ a tenere il passo con le letture, per cui ho ancora da leggere molti articoli interessanti sul vecchio Wired mentre nella buca c’è già quello nuovo.
Mi ha colpito un articolo sul numero di Maggio, “Internet conosce i suoi polli“, in cui si decantano le meraviglie di un allevamento iper-tecnologico in cui i pulcini sono pesati da sofisticati sensori per capire se stanno male, il tutto controllato in remoto, ecc.

Sarà perchè la puntata di Report di domenica scorsa mi ha fatto ulteriormente stringere la cerchia di cosa mangio e come lo scelgo, sarà perchè tutti i sabati mattina parto, rigorosamente a piedi e con il mio carrellino della spesa, per fare i miei acquisti a “km 0″, ma proprio questo allevamento non mi piace. Da anni compro solo uova di animali allevati a terra e non in batterie disumane, e le uova che compro sono diverse ognuna dall’altra in dimensioni e colore, proprio come le galline che le hanno deposte, e soprattutto, udite udite, sanno di uovo davvero, provare la mia crema pasticcera per credere! Trovo questo articolo molto poco Wired e tanto tanto Expired.
Progresso non significa tecnologizzare tutta la nostra vita, significa piuttosto mettere la tecnologia al servizio della qualità della vita stessa; sarà sorprendente riuscire a far dialogare tutte queste variabili insieme, ma non ci trovo nulla di cui compiacersi, preferisco vedere un pollo razzolare in cortile e magari mangiare parte dei cereali coltivati nella stessa fattoria. Anche la clonazione umana sarebbe sorprendente, ma non per questo è da approvare e, anche in questo caso, preferisco l’alternativa biologica a quella tecnologica ![]()
Wikinomics di Don Tapscott e Anthony D. Williams
I libri sono molto simili al vino: ci sono quelli di sicuro successo, che enologi un po’ volponi sfornano rincorrendo i gusti del pubblico, ci sono i vini complessi ed eleganti, magari non per tutti ma che deliziano il palato degli amatori, ci sono i grandi rossi che puoi dimenticarli in cantina, berli dopo 10 anni e ti stupiscono per la loro freschezza e qualità e poi ci sono i vini di pronta beva, che devi finirli prima della stagione successiva.
Per i libri il discorso è lo stesso, sia nella narrativa sia nella saggistica, da chi cavalca l’onda ai grandi classici intramontabili. Ecco questo libro è come un vino di pronta beva: ottimo un anno e mezzo fa quando l’ho comprato e l’ho lasciato a prendere polvere in libreria, oggi superato.
Il libro è denso e certamente interessante, ma leggere di come sia nuovo MySpace o Flickr, oggi fa un po’ sorridere; i concetti espressi, del consumatore che diventa attore, sono giusti e attualissimi, ma ormai sanno di stantio.
E’ molto bello e appassionante l’aspetto narrativo che apre ogni capitolo: gli autori ci ammaliano con uno story telling degno dei fratelli Grimm e molte case history portate ad esempio sono ancora attualissime. In particolare mi ha affascinato quella di Goldcorp Inc., azienda mineraria che ha reso pubbliche su Internet le proprie mappe, chiedendo aiuto a tutti i geologi per trovare nuove miniere d’oro. E’ ben scritta e appassionante, accaduta in tempi non sospetti (parliamo del 2000 o giu di lì) e infondo la metafora del cercatore d’oro ha ancora il suo fascino.
Dunque, meritevole il lavoro degli autori, ma questo libro andava stappato decisamente prima.








