4 feb 2010

Multicanalità: orgoglio o pregiudizio? – Presentazione della ricerca dell’osservatorio Multicanalità

Oggi ho seguito la presentazione del Rapporto 2009 dell’Osservatorio della Multicanalità. Anche quest’anno la presentazione è stata molto interessante e ricca di molti spunti.

In diretta, per quanto ho potuto vista la densità della presentazione, ho twittato i dati che mi sembravno più rilevanti, ma davvero ce n’erano tanti! Mi spiace di aver visto solo ora che era stato scelto un hash tag ufficiale, purtroppo avevo fatto da me… scegliendone uno un po’ più corto!

Le presentazioni sono già disponibili e scaricabili on line, quindi non riporto numeri e cifre, ma vorrei invece soffermarmi su alcuni spunti davvero molto molto interessanti.

Il primo dato che è emerso con chiarezza è che non possiamo più segmentare in base a variabili di età: a parte il cluster degli Esclusi dove predominano persone oltre i 54 anni, gli altri cluster hanno un bel mix di età all’interno. Questo mi fa pensare che i nuovi media siano davvero ormai diventati bagaglio essenziale per tutti, che non siano più nuovi affatto.

Il secondo dato che mi ha molto colpito è quello dei flussi: 3 miliardi di Euro sono passati verso i cluster Open Minded e Reloaded, cioè i cluster più multicanale. Non so di quali evidenze empiriche abbia bisogno ancora il mercato italiano per osare di più, ma non più tardi di questo pomeriggio un cliente di un importante Brand consumer mi ha avvisato di una riduzione del progetto on-line perché le cose da fare sono tante e da qualche parte si deve tagliare… :’( A questo tema è collegato il quesito che ha posto Noci in apertura: se il 40% degli utenti si sono spostati verso la multicanalità, dobbiamo cominciare a chiederci cosa sarà la marca tra 10 o 20 anni e cominciare a costruirle. Giovanni Pola ha evidenziato bene che i cluster Reloaded e Open Minded sono fortemente diversi e chiedono un approccio differente; forse dobbiamo anche cominciare a capire se vogliamo che i nostri Brand siano Reloaded o Open Minded, perchè delle due l’una, IMHO.

Emerge in modo molto chiaro anche che Internet e Mobile non sostituiscono la TV in tutto e per tutto; anche i cluster più avanzati continuano a guardare la televisione, ma cambia il valore attribuito al mezzi: i consigli per gli acquisti non interessano più in TV, per quello c’è la rete, il primo schermo viene usato principalmente per svago.

Ultimo spunto, per posizione e non per importanza, arriva proprio dalla presentazione di Noci: le imprese che riescono meglio a raggiungere un consumatore multicanale sono quelle in cui IT e Marketing lavorano in stretta sinergia. Sono cioè quelle imprese cliente-centriche in cui a guidare i progetti è un approccio strategico al cliente e non la difficoltà a far dialogare due database. Qui probabilmente si è toccato un nervo scoperto: essere multicanale è faticoso, significa integrare, a livello tecnico ma soprattutto organizzativo, significa prendersi dei rischi e sperimentare.

Infine, una nota di colore rosa: finalmente 2 relatrici donna importanti e bravissime, entrambe di Nielsen!

1 feb 2010

Pagare il canone RAI on line

Ieri scadeva il canone RAI ed essendo particolarmente insofferente alle code in posta ho deciso di pagarlo on line. Del resto questa modalità era indicata tra le possibilità di pagamento…

Sorpresa!!! E’ possibile sì pagarlo on line con carta di credito, ma attraverso servizi terzi e con un costo del servizio pari a 1,90 Euro.

Va bene che in Italia l’e-commerce non è molto diffuso, ma era davvero così difficile fare un pagamento diretto senza ulteriori aggravi?

28 gen 2010

Marketing ti presento il Mobile? – Presentazione della ricerca al MIP

Oggi ho seguito a Milano la presentazione della ricerca 2009 dell’Osservatorio Mobile Marketing and Service.

Di molti spunti ne ho già parlato via Twitter, ma su un paio di riflessioni vorrei fermarmi.

Primo, i mobile surfer sono, a seconda delle stime, tra i 7 e gli 8 milioni; a memoria, mi sembrano circa 3 milioni in più dello scorso anno. Merito dei piani tariffari flat, ma merito anche dei grandi assenti di oggi: i Social Network. Non se ne è parlato affatto o quasi, eppure ho il forte sospetto che  molti di quegli utenti o una buona fetta del loro tempo di online con il mobile sia proprio dedicato a Facebook and Co.

Secondo, trai big spender in pubblicità in Italia, 19 spender hanno investito nel mobile realizzando 31 applicazioni. Poche, pochissime. Come ha sottolineato bene Andrea Boaretto manca un approccio strategico, siamo ancora nella sperimentazione più per far parlare di sè che per usare davvero il mobile come canale.

La sensazione è che il mobile funzioni benissimo come servizio di caring per realtà medio piccole. Interessanti a questo proposito alcune case history:

  • Le Chiuse di Reopasto, piccolo agriturismo che avvisa via SMS i clienti quando inizia la macellazione e permette di prenotare sempre via SMS. Risulato: +76% di vendite in 2 anni e payback dell’investimento in 2 mesi
  • Teatro Giuseppe Verdi di Trieste, che avvisa via SMS dei posti ancora disponibili per lo spettacolo serale con un prezzo last minute. Risultato: pay back inferiore agli 8 mesi e break even con la vendita di 14 biglietti a spettacolo

Del resto siamo non solo il Paese con la più alta penetrazione di cellulari, ma anche con un tessuto industriale fatto di piccole e medie imprese. Forse proprio questa è la strada del mobile marketing in Italia.

Staremo a vedere, intanto la Mobile Marketing Association aprea anche da noi.

22 gen 2010

Il discorso di Hilary Clinton sulla censura: la politica che gestisce il cambiamento

Ieri il Segretario di Stato USA Hilary Clinton ha tenuto un discorso sulle tecnologie dell’informazione, la libertà di espressione e la censura.

L’ho acoltato tutto, questa mattina, qui. Non volevo farmi deviare da articolo o commenti, da un entusiasmo troppo facile o un anti-americanismo un po’ populista. Il mio parere: bello! bello! bello!

Come prima cosa, continuo a stupirmi della capacità di eloquenza americana, a come riescano a costruire discorsi bellissimi e perfetti, a usare lo story telling per catturare l’attenzione e colpirti con un’emozione… Sono dei maestri indiscussi; il discorso aveva i giusti toni, le fughe in avanti e le rassicurazioni ai più conservatori, parlava di libertà di espressione e di libertà religiosa, mischiava ironia e toni patetici. Grandiosi davvero.

Ma al di là della forma perfetta, il contenuto arrivava forte e chiaro. A mio parere sono 5 i punti importanti che la Clinton ha toccato:

1) le reti di informazione hanno plasmato il mondo e determineranno quello che sarà; se la tecnologia di per sè non sta con i buoni o con i cattivi, la politica (cioè gli USA) una parte devono prenderla e la loro posizione è quella di una sola Internet libera. La Clinton ne parla subito nei primi minuti del suo discorso, per poi tornarci nella conclusione sostenendo che questo è un problema di come vogliamo che sia il mondo di domani: con una sola rete che garantisce accesso alle informazioni e alla conoscenza oppure un insieme frammentato di reti in cui le conoscenze non sono condivise. Avverte la Clinton che storicamente i conflitti nascono proprio dalle asimmetrie informative, quindi il sostegno a una sola rete di informazione è un sostegno alla pace e al benessere eonomico.

2) la rete può essere uno strumento meraviglio oppure può essere usata per intenti criminali: combattere chi la utilizza per scopi illeciti deve essere una priorità transnazionale, ma non può essere una scusa per reprimere o violare la privacy degli individui

3) la storia ha già condannato e sconfitto le pratiche censorie, come ricorda il Muro di Berlino, ma oggi ci sono Stati che erigono muri elettronici non visibili. La censura e gli attacchi verso gli oppositori sono violazioni dei diritti umani e come tali condannati dagli USA. Se il Muro di Berlino, simbolo di divisione, è stato il simbolo di un’epoca, Internet è un simbolo di connessione ed è il simbolo di questi anni. La Clinton non le manda a dire, cita esplicitamente i Paesi che mettono in atto pratiche censorie: Cina, Iran, Uzbekistan, Egitto, Tunisia, Vietnam, Corea del Sud, Arabia Saudita, Moldavia… spero di averli trascritti tutti. Ci sono nemici storici e alleati storici nell’elenco. Un punto del discorso è fondamentale: gli USA hanno un responsabilità nel vedere le tecnologie della comunciazione usate per il bene dal momento che proprio in USA sono nate e daranno un supporto economico allo sviluppo di quelle tecnologie che permettono una maggiore libertà di espressione e il superamento dei vincoli censori.

4) Internet è anche un motore di sviluppo economico e un equalizzatore sociale che può permettere la crescita di Paesi in via di sviluppo: la libera informazione non va vista solo come un valore astratto ma ha tangibili e brevi effetti. Ma i vantaggi non sono solo per i Paesi emergenti, la fiducia e la trasparenza sono piuttosto la base su cui si costruiscono le relazioni internazionali anche dal punto di vista economico. Per questo devono essere messe in atto soluzioni diplomatiche che rafforzino la global cyber security. Poco oltre la Clinton fa un esplicito riferimento all’attacco subito da Google e invita il governo cinese a fare un’approfondita indagine e a essere trasparenti sui risultati di questa indagine. Non chiude ovviamente la porta, ma è molto chiara: le nostre relazioni con la Cina sono positive ma continueremo candidamente a sostenere il nostro punto di vista.

5) le aziende non sono estranee a queste reponsabilità. Se una maggiore trasparenza e circolazione delle informazioni va anche a loro vantaggio, così come il rafforzamento della global cyber security per proteggerle da furti di proprietà intellettuale, allo stesso tempo nessuna azienda USA deve accettare la censura, ma dovrebbe fare della libertà un valore etico fondante della cultura di impresa. Così come il governo americano avrà un ruolo attivo, anche le aziende devono considerare cosa è giusto e non il profitto immediato.

Con un pragmatismo tutto americano – che supera le ideologie e forse per questo fa vincere le idee – chiosa con una frase bellissima, prima di riprendere l’esempio iniziale di una bambina salvata a Haiti grazie a un SMS.

I believe it is the right thing to do, but I believe it is also the smart thing to do

Hilary Clinton ha la consapevolezza – IMHO – di fare un discorso storico e non a caso cita due volte Eleanor Roosevelt. E’ sicuramente un discorso di politica estera ed è un discorso ai cittadini che hanno votato questo Presidente, ricordando loro ill perchè di questa scelta (più volte la figura di Obama è citata e con una splendida ironia anche la sua campagna elettorale vincente). Ma è soprattutto un discorso sul cambiamento e su come la politica debba affrontarlo, prendendo posizione e plasmanolo dove può.

Mentre è chiaro che la diffusione di queste tenologie sta trasformando il mondo, non è ancora chiaro quali effetti questo cambiamento avrà sui diritti umani  e sul benessere delle popolazioni (…)

Noi siamo per una sola Internet in cui tutta l’umanità abbia uguale accesso alla conoscenza e alle idee e siamo consapevoli che le infrastrutture mondiali diventeranno ciò che noi e gli altri faremo di esse

Allora penso alle leggi e leggiucole che occupano 2/3 dei nostri TG, alla barbarie con cui ci l’Italia affronta l’immigrazione, a un Ministro che in campagna elettorale dice di non volere una società multiculturale (e non riesco più a riderne). Durante il discorso della Clinton mi sono commossa quando parlava di Haiti. Noi non abbiamo macerie in strada, ma l’immobilismo e l’incapacità di gestire il cambiamento mi fanno venire le lacrime agli occhi. E peccato che la sinistra, alla ricerca affannosa di un’identità ormai costruita per difetto, non si accorga di avere sotto il naso una grandissima possibilità di ridefinizione di se stessa.

18 gen 2010

Linchpin di Seth Godin: una prima review

Linchpin

Avevamo già parlato di cosa Seth Godin abbia escogitato per promuovere il suo nuovo libro: dimostrami che ti interessa facendo una donazione e io ti spedisco il libro gratis. Come lettrice internazionale, ho ricevuto solo una preview di qualche decina di pagine.

Prima di tutto il processo: Seth Godin è Seth Godin e non smentisce nessuna delle sue tesi; manda e-mail di informazione solo quando è necessario, ringrazia per la donazione, spiega perchè questa e-mail arriva e assicura che non ne arriveranno altre. E così è, fino a quando non ricevi una l’e-mail con il link per il download, ancora con i ringraziamenti. Alla fine ci si sente davvero un po’ speciali, un po’ coccolati e non è costato nulla di più che un po’ di gentilezza e attenzione nello scrivere i testi e definire il processo. La credibilità aumenta, un altro a bravo a Seth.

Ecco, è proprio il senso di essere speciali che Seth vuole regalarci con questo libro. Sulle prima la mia reazione non è stata molto positiva; sono consapevole di vivere in un mondo che sta cambiando, in cui non basta fare quello che ti è chiesto di fare ma in cui è necessario reiventarsi ogni giorno. Credetemi, fare la consulente nel campo della comunicazione digitale nell’annus horribile dell’economia lo insegna benissimo. E’ un libro strano, non parla di marketing, non parla di strategie, non parla di psicologia. “This time is personal”, questa volta è ora di metterla sul personale; mi è sembrato un inno alla speranza di un mondo migliore in cui ognuno possa esprimere il proprio potenziale, in cui ognuno possa essere almeno un po’ genio ogni giorno.

Anche tu potresti fare il lavolo di Richard Branson.

Per gran parte del tempo, almeno.

Ho trascorso un po’ di tempo con Sir Richard e posso dirti che potresti anche tu fare la maggior parte ci ciò che fa, magari anche meglio. A parte quello che fa circa 5 minuti ogni giorno. In quei 5 minuti, crea miliardi di dollari di valore ogni anno e nè tu nè io abbiamo una sola possibilità di fare quello che fa lui. Il vero lavoro di Branson è di vedere nuove opportunità, prendere decisioni che funzionano e capire il legame tra il suo pubblico, il suo marchio e le sue imprese.

La legge di influenza di un linchpin (letteralmente perno, ma in senso figurato è un individuo indispensabile in un’organizzazione, una colonna portante n.d.a.): maggior valore crei nel tuo lavoro, minori saranno i minuti d’orologio spesi a creare quel valore. In altre parole, per la maggior parte del tempo  non sei geniale, la maggior parte del tempo fai cose che la gente normale fa.

La traduzione è mia.

Questo post è quanto di più vicino a quello che ho letto di Linchpin.

Non so però se riesco a condividere la positività è l’ottimismo dell’autore; almeno in Italia vedo ancora troppi manager per cui la bibbia è “L’arte della guerra”. Se è lo scontro la metafora che meglio descrive la nostra società, allora questo libro è ancora anni luce avanti.