Archivio per luglio, 2008

L’angolo delle buone intenzioni, ovvero alcuni cattivi esempi di user experience: Trenitalia

Come ho già avuto modo di dire preferisco il treno alla macchina e preferisco acquistare i biglietti su Internet che fare la coda in biglietteria. Viaggiando spesso ho poi sottoscritto l’accordo Corporate Travel, cioè un accordo dedicato alle aziende con numerosi vantaggi.

Alla firma del contratto mi arriva la nuova password di amministratore e devo giusto partire per Reggio Emilia qualche giorno dopo: entro nel mio profilo e – ah no, gli amministratori non possono comprare – mannaggia a me che non leggo bene le email! Per la mia enorme ditta individuale con me stessa medesima come titolare, impiegata, direttore marketing, direttore commerciale e direttore amministrativo devo creare nuovi profili di persone autorizzate all’acquisto e qui comincia la mia frustrazione… non era più semplice inserire una check box “Anche acquisto?”. Non importa, andiamo avanti, infondo si chiama “Corporate Travel”, mica “Free-lance Travel”.

Creo un nuovo profilo e acquisto, ma dove posso abbinare una carta viaggio a un utente? Non posso, se voglio vedere il mio saldo punti Cartaviaggio devo usare l’account della carta.

The Old Helensburgh Train Station again Riassumiamo, ho paura di essermi persa. In totale ho dunque:
1.    Account da amministratore per verificare i biglietti che io stessa acquisto e verificare a fine mese l’importo fatturato
2.    Account da utente Corporate Travel per acquistare e cambiare le prenotazioni
3.    Account Cartaviaggio per vedere il mio saldo punti e richiedere il premio

Non male eh?! Questo è anche il motivo per cui la newsletter di Trenitalia la ricevo 3 volte, ad ogni account chiaramente deve essere associata una e-mail diversa. Beh, repetita juvant.

Ma non finisce qui: come utente Corporate Travel posso acquistare on line biglietti che normalmente possono essere acquistati solo in stazione, come i vetusti regionali. La prima cosa da fare è perciò loggarsi: www.trenitalia.com mi reindirizza a www.ferroviadellostato.it e – aspetta che controllo bene – no qui no, no qui nemmeno – no, non c’è proprio – non posso fare il login, manca l’area clienti: prima cerco un treno, mi riportano su www.trenitalia.com e finalmente trovo l’area clienti, mi loggo e ricomincio la ricerca.

E intanto ho perso il treno!

Il mestiere di Scrivere- di Luisa Carrada

Sottotitolo: le parole al lavoro tra carta e web.

Bello, bello, bello. Di rado capita di leggere un saggio così scorrevole e piacevole. E’ filato via liscio, tutto d’un fiato, a tratti rapita dalla bella scrittura di Luisa.

Molto intensi ma scorrevolissimi i primi 5 capitoli; Luisa Carrada ci guida tra i segreti della scrittura efficace, mostrandoci passo passo dove possiamo lasciarci andare alla lunghezza, dove contrarre la scrittura, cosa evitare, le bruttezze dell’aziendalese. Il tono è didattico ma mai “da maestrina”, sempre piacevole la scrittura.

Meno efficaci invece i capitoli su blog e corporate blog: forse avevo già fatto indigestione con una precedente lettura, ma ho trovato questa parte del libro troppo descrittiva e poco analitica, un excursus un po’ sterile.

Pur non essendo una copywriter ho cominciato a leggere il blog del Mestiere di Scrivere e ho trovato spunti e idee utili che applicherò nel mio lavoro di tutti i giorni, link a risorse interessanti da scaricare in rete.

Il Paese delle balle

Uno scorcio inaspettato che ci ha regalato una domenica mattina in Vespa.

Il Paese delle balle

Nostalgia di New Holland, forse?

Donne e computer

Una particolarità mia e del mio compagno è la divisione dei compiti in ambito tecnologico, che normalmente ricadono su di me: uso il computer e installo i programmi, utilizzo il telefonino, programmo la rubrica e ne scopro le funzioni, perfino la sintonizzazione delle stazioni radio sullo stereo è un mio compito. Ragionando per luoghi comuni, generalmente il predominio della tecnologia in famiglia è riservato al maschio, tanto che proprio al’uomo sono rivolte le pubblicità dei gadget tecnologici, dal navigatore satellitare al nuovo TV al plasma.
Eppure qualcosa sta cambiando, non solo nella mia coppia.
Business casualMi ha fatto pensare il nuovo lancio di Nintendo: ma dove sono finiti i maschi? Abbiamo consolle su cui noi donne impariamo le lingue oppure teniamo in esercizio la nostra mente per rimanere giovani ed infine manteniamo la linea praticando il nostro sport preferito, dove addirittura la nonna è più brava del maschio italiano medio. E quando vediamo un uomo, beh, a lui questo aggeggio tecnologico serve per imparare a cucinare e a diventare una brava massaia!

Poi leggo oggi su Punto Informatico di una ricerca sulle videogamer negli USA, secondo cui le donne che usano videogiochi sarebbero il 40% …

Lasciamo stare grandi orizzonti sociologici su dove finiranno le distinzioni di genere, ma che questo sia un primo inizio per superare il digital gender divide? Sicuramente aiuta, la confidenza e l’utilizzo della tecnologia sin da piccoli può essere un fattore importante per arrivare a formare una nuova generazione di informatiche, ma anche la scuola e la società ci devono dare una mano. Altrimenti sostituiremo solo i videogiochi alla palestra, ma la computer science ci rimarrà estranea.

Marketing non-convenzionale di Bernard Cova, Alex Giordano e Mirko Pallera

In una lettura d’insieme del consumo post-moderno, detto “reicantato”, sembra difficile sostenere la perenne validità degli approcci convenzionali al marketing. Il marketing, infatti, nato negli anni della modernità trionfante (anni Cinquanta), non sembra più riconoscere i suoi consumatori, figli della postmodernità, è questi ultimi, di conseguenza, non sembrano più dare molto credito agli approcci convenzionali del marketing (p. 30)

Ecco, parte e arriva qui il buon libro di Bernard Cova e dei nostrani ninja del marketing.

Confesso che ho avuto molti dubbi prima di affrontarlo, già dall’indice mi sembrava che ci fosse una separazione netta tra i capitoli introduttivi di Cova e il resto, i 10 principi fondamentali del marketing non convenzionale li avevo già sentiti in un paio di occasioni… Insomma, sono partita un po’ prevenuta ma leggendo mi sono dovuta ricredere.

I due capitoli introduttivi, scritti da Cova, delineano un quadro completo del consumo contemporaneo, dei valori che in esso si ricerca e anche delle sue incoerenze e conflittualità. Cova è spietato nel descrivere la società contemporanea, le sue ansie e le sue nevrosi.

Pallera e Giordano partono da qui enunciando i ben noti 10 principi, li dettagliano e supportano con case-history e una buona letteratura.

La chiave del libro, o almeno così io l’ho letto, sta nel comprendere che la pubblicità e più in generale il marketing negli ultimi anni si sono appropriati del senso del consumo, creando un mondo possibile di significati attraverso il significante delle marche. Quello che Internet ha reso possibile è stati di riappropriarsi di questo processo di significazione, quello che oggi le persone chiedono è di essere loro interpreti (in senso cognitivo ma anche fisico, teatrale) del consumo. Questo cambia e sposta moltissimo le azioni che il marketing deve intraprendere e il suo ruolo nella società: da funzione aziendale diventa attore in una relazione di consumo che oggi è multidirezionale.

(…) il movimento del consumo critico, ma anche quello degli Adbuster, fino ad arrivare a espressioni spontanee come quelle dell’esperimento Mentos e Diet Coke, rendono visibile un conflitto di natura simbolica finalizzato alla riappropiazione da parte delle persone del potere di significazione della realtà. (p. 221)

I nostri ninja ci accompagnano perciò attraverso le tecniche di marketing non-convenzionale, gli errori più comuni, le best practice, le strategie di co-creazione. Il tutto tenendo ben presente come

(…) sia assolutamente necessario introdurre e sviluppare i concetti di ecologia e di responsabilità simbolica della marca. (p. 229)