Archivio per Luglio, 2008
Parlare e ascoltare al momento giusto - due post da leggere
Due post che mi hanno colpito negli ultimi giorni:
- da [mini]marketing sui banner: i banner rispondono poco alla logica di conversazione oggi imperante sul web. Che sia questo il motivo per cui sono poco cliccati?
- da Seth Godin sull’importanza dell’ascolto, ma anche di cogliere il momento adatto per parlare.
A ben guardare, dicono la stessa cosa…
Gino Strada e il linguaggio guerresco della pubblicità
Girovagando qua e là per la rete, ho ritrovato la puntata di “Che tempo che fa” di Maggio con ospite Gino Strada. Mi ha colpito un aspetto particolare di questa intervista e cioè lo stridore nel sentire parlare di ospedali in Paesi martoriati dalla guerra e di Campagna per Emergency. Anche Gino Strada l’ha sottolineato: “intanto non chiamerei questa campagna che è un termine un po’ militare che non mi piace molto”.
Già perché chi fa marketing ha un linguaggio di guerra:
- abbiamo target, obiettivi, bersagli da colpire attraverso strategie e di tattiche
- facciamo Brand Awareness, ma Brand in inglese è un identifying mark made by a hot iron cioè un ferro rovente con cui si marchiavano le mandrie
- advertising deriva dal latino advèrtére, cioè volgere verso o contro
- i più moderni di noi fanno anche “guerrilla marketing” perché una guerra con grandi forze sul campo può essere poco efficace e troppo dispendiosa…
Già, poi predichiamo ai nostri clienti di non considerare i LORO clienti consumer ma prosumer, di coinvolgerli all’interno dei processi aziendali e tirare giù le mura entro cui i marchi si sono arroccati per sostituirle con vetri trasparenti e gli insegniamo che i mercati non sono mercati ma conversazioni…
E allora forse il buon esempio dobbiamo cominciare a darlo noi, smettendo un linguaggio militaresco e adottandone uno diverso, più partecipativo. Le campagne possono diventare programmi, il guerrilla marketing può diventare non-conventional marketing e i nostri target semplicemente i nostri potenziali prosumer. Utopia? Forse, ma se abbandoniamo anche la speranza che razza di comunicazione vogliamo fare? Non dimentichiamoci che lo scopo della pubblicità è quello di far sognare un mondo migliore; non sarebbe bello riuscire anche a costruirne un piccolo pezzettino?
Rimanere senza parole - strani incontri

Viaggio molto in treno per lavoro, lo trovo più economico, comodo ed ecologico della macchina e spesso mi permette di fare incontri piacevoli e curiosi, quelle brevi chiacchierate di pochi minuti che aprono delle finestre sulle vite degli altri.
Ma l’incontro che ho fatto qualche giorno fa mi ha colpito davvero. Aspettavo l’ennesima coincidenza in sala d’attesa e come sempre passavo il tempo leggendo (altro grande piacere del treno!). Si è avvicinato a me il signore che stava facendo le pulizie e indicandomi lo spazio bianco della pagina mi ha chiesto che cos’era. Ero un po’ indispettita sia dalla confidenza ma soprattutto dall’interruzione e gli ho risposto seccamente che era un libro e stavo leggendo. Lui mi ha sorriso e mi ha detto “No, è una figura estetica; piacere, sono Mohammed, sono laureato a Parigi in letteratura francese”. Mi ha snocciolato in cinque minuti le teorie di Roland Barthes e Greimas, mi ha parlato di come la critica sia cambiata anche con Eco e con il ruolo riservato al lettore, per finire con Nietzche e il taoismo.
Che dire! Pensate quello che volete dell’immigrazione, ma io mi sono sentita in un mondo al contrario quando lui ha ripreso in mano la scopa e io sono salita in prima classe.
IAB Seminar 2008: la misurabilità dei media digitali interattivi
Oggi a Milano l’ultima (?) fatica prima delle vacanze, lo IAB Seminar 2008 sul tema della misurabilità dei media digitali interattivi.
La metafora più calzante è arrivata da una delle ultime presentazioni: un tempo fare una campagna pubblicitaria era come spalmare la Nutella sul pane e le fette erano radio, TV e giornali; ora è come splamare la Nutella su delle briciole e forse gli strumenti che avevamo non sono più adeguati.
Come ha sostenuto nella sua introduzione Layla Pavone, fornire una misurazione del ROI è particolarmente importante in questa congiuntura economica sia per far percepire le reali potenzialità della rete in termini di comunicazione ma anche e soprattutto per aiutare le aziende a scegliere gli investimenti più remunerativi in un momento di recessione. Parole d’ordine del giorno ROI e behavioural targeting perchè le misurazioni devono essere un sostegno alle decisioni e alle scelte di investimento. Durante tutto il seminario si è sottolineata la differenza tra dato e informazione, tra numero e la sua traduzione in significato: insomma i dati non sono nulla e forse non servono senza KPI.
Ma la particolarità di Internet e dei media digitali sta anche nella possibilità di misurare, interpretare e modificare in real time: su 100$ spesi in pubblicità sappiamo immediatamente quali sono i 50 spesi male e è possiamo riallocarli. Come? Per prove ed errori, fondamentali le campagne test.
Infine un plauso alla location: bello vedere un cielo incredibilmente azzurro e un po’ di verde anche a Milano. Il premio per il miglior gadget? A Yahoo come sempre!
Blog in azienda - di Debbie Weil
Se non sapete che cosa sia un blog ma avete voglia di svecchiare il modo in cui l’azienda fa comunicazione, questo è il libro che fa per voi; se fare/scrivere/consigliare blog è il vostro mestiere, probabilmente saprete già tutto quello che è scritto in questo libro ma ugualmente potreste trovare utile il modo in cui è sistematizzato. Diciamolo, a tratti il libro è persino un po’ banalotto, ma è impregnato di quel pragmatismo e di quella semplicità che tanto invidio agli americani. Debbie Weil ci guida passo passo nel mondo dei blog aziendali non partendo da presupposti ontologici del tipo “Ma il blog sarà uno strumento adatto alle aziende? Ma le aziende devono partecipare alle conversazioni della blogosfera?”, ma con un taglio pratico e orientato al problem solving. Ecco allora alcuni utili decaloghi:
- le norme di base di un buon blog, da tenere sempre presenti quando progettiamo un blog di qualunque tipo (trasparenza, umanizzazione, ecc.)
- quale scopo dare al blog aziendale: vuole instaurare una relazione con il cliente o è un sostegno alle PR? La Weil individua ben 13 differenti modi d’uso.
- i 10 consigli per un business blog, dallindividuazione della linea editoriale a “have fun!“
- trucchi per far digerire il blog al capo
- i 10 principali errori di usabilità direttamente da Jackob Nielsen
Il libro è scorrevole e può aiutare nel mettere in fila le idee per presentare un progetto ad un cliente o al proprio capo.
Bella anche la Postfazione all’edizione italiana, con la raccolta dei corporate blog che hanno fatto scuola nel nostro Paese.








