Archivio per settembre, 2008

Uno spot 2.0

L’ho visto la prima volta venerdì sera tardi e ho avuto un piccolo sussulto di gioia :-)

Sulla creazione del valore

How much is your life worth? La crisi finanziaria americana e mondiale, che in questi giorni ha avuto il suo apice almeno mediatico, mi ha spaventato e resa pensierosa. L’economia finanziaria non è certo il mio campo e credo di non aver capito del tutto quello che è accaduto, ma una cosa penso di averla colta: i maghi della finanza per anni hanno pensato di creare denaro spostando soldi da un investimento ad un altro, ma ora qualcuno è venuto a chiedergli il conto. Ecco, la mia impressione è che di denaro non ne avessero creato affatto, ma che semplicemente avessero spostato la polvere sotto il tappeto per far apparire la casa pulita fino a quando il tappeto non ha presentato gobbe un po’ troppo imbarazzanti per non dover ammettere che c’era sotto qualcosa.

Forse è una visione un po’ ingenua, ma mi piace pensare che nulla possa essere creato dal nulla.

Nella comunicazione sta avvenendo lo stesso. Negli anni molte aziende hanno cercato di promuovere prodotti senza valore appellandosi a pubblicità sempre più d’effetto e a budget con molti zeri. Però poi si scopre che non funzionano. Forse il web ha fatto scoccare la scintilla, ma in realtà lo sapevamo tutti da molto: non possiamo vendere ghiaccio agli eschimesi e chi promette il contrario o è uno sciocco o è poco onesto. Lo descrive bene Seth Godin in un post sulla pubblicità della Microsoft: la pubblicità non può creare quello che non siamo; il che non significa che non abbiamo valore, ma semplicemente la nostra comunicazione deve rispecchiare e magari rendere più appealing il nostro essere e non mascherarlo. Intendiamoci, non significa che la pubblicità deve essere una copia della vita reale, ma deve essere credibile, appellarsi a valori di marchio che siano poi rispecchiati nella realtà.

E’ un po’ quello che è successo con Carrefour: è inutile scrivere sul sito di credere in determinati valori e poi avere del personale che si comporta in modo ignobile e nello stesso tempo è molto bello, oltre che saggio, che l’Amministratore Delegato telefoni e si scusi a nome dell’azienda.

Ecco, riconoscere il valore della comunicazione, non pretendere che ne crei dal nulla. Anche perchè se non siamo coerenti, rischiamo che alla fine il tappeto abbia troppe gobbe per non dover ammettere che c’è sotto qualcosa.

Ho messo via…

EstateinVasetto
… un po’ di estate per il lunghi mesi dell’inverno.

Perchè amo il mio lavoro

Non sono improvvisamente diventata una workholic, spengo computer e cellulare quando non lavoro, non corro a leggere l’e-mail quando rientro da una cena, divido vita privata e lavoro anche se si svolgono sotto lo stesso tetto… Però il mio lavoro mi piace per un’infinità di ragioni:
Just a matter of happiness

  1. per lavoro sono costretta ad aggiornarmi in continuazione, almeno la prima mezz’ora della mia mattinata è dedicata alla lettura dei post interessanti dei blog a cui sono abbonata, a sfogliare i quotidiani e i giornali di settore per capire cosa succede nel mondo;
  2. per lavoro sono costretta ad essere presente su molti social network, a interagire, a esserci, a capire come funzionano. Così anche quando sto chiacchierando con un ex collega ritrovato dopo anni su Facebook, posso dire che infondo sto anche lavorando;
  3. per lavoro sono costretta a continuare a ragionare come una sedicenne, pur avendone 32 e con tutta la stabilità emotiva dei miei 30 anni (credetemi, a 16 ero peggio!), con un rapporto di coppia solido e meraviglioso, con la macchina quando voglio, con i soldi per la pizza in tasca e con una casa mia. Però per lavoro devo continuare a cercare di vedere il mondo come 16 anni fa, con quella voglia di scoprire, di cambiare, di cercare qualcosa di migliore…
  4. per lavoro sono costretta a leggere tantissimo e fare acquisti in libreria. Non ditemi più che spendo tanto in libri, lo faccio per lavoro.
  5. l’altro giorno il mio compagno è entrato in camera, dove lavoro e mi ha chiesto cosa stessi facendo. “Sto lavorando” dico io. “ah, e cosa fai di bello?” – “Sto testando un gioco per il cellulare” – dico io. Se ne è andato via scuotendo la testa
  6. per lavoro spesso passo il weekend davanti al computer ma se in settimana fuori c’è il sole e il lavoro non è urgente… via a prendere una boccata d’aria.
  7. per lavoro devo sostenere conversazioni e relazioni, attraverso i media o fisicamente, ma il mio lavoro è fatto di persone, non di byte.
  8. per lavoro sono costretta a continuare a guardare le cose con spirito critico, a vederne i lati da esaltare ma anche quelli da migliorare. Quello che mi ha insegnato la rete è che non c’è mai fine, la vita è un processo che continua… beh… almeno fino a quando siamo vivi.

OK, è venerdì e sono le 18.30, immagino molti di voi che leggendomi staranno digrignando i denti e chiedendosi se sono impazzita, impassticcata o se davvero non faccio un tubo dal mattino alla sera ma passo solo il tempo su Facebook. Calmi, calmi. Se volete vi racconto anche che:

  • quando la domenica c’è il sole e tutti se ne vanno in montagna, io spesso sono seduta di fronte al computer a scrivere un progetto a 2.500 battute al minuto perchè il mio cliente  lo voleva per ieri ma poi deciderà nel 2027, dicendo “Beh, sì, i social media, la blogosfera, tutto bello, ma sai, non è che… ma se facessimo una bella DEM?”
  • quando la sveglia suona alle 6, doccia per svegliarsi, infilo tailleur e tacchi, guardo quelle scarpe infernali e so che non le toglierò fino alle 22 della sera, quando entrerò in casa con la voglia folle di mettermi in pigiama e il mio compagno sorrideno mi dirà “Visto che sei tutta bella perchè non usciamo a cena?”
  • quando i clienti pagano le fatture in ritardo ma la rata del mutuo arriva con puntualità tedesca
  • quando alla sera mi siedo sul divano, spengo il fastidioso rumore di fondo che è la TV e vorrei leggermi un bel romanzo divertente, invece prendo in mano un saggio, magari inglese, e combatto con le palpebre che calano.
  • quando arriva l’ansia di invecchiare, non solo come donna, ma come professionista, di non farcela più a stare al passo, di essere superata dai ragazzini usciti dall’università con così tanta voglia di fare…

Beh, in questi momenti, vorrei che l’universo intero implodesse su se stesso trattenendo dentro tutti gli imbecilli e allora penso a perchè ho scelto questo lavoro e mi dico che sono davvero fortunata perchè per me non ne esiste uno più bello.

Cioè, uno sì, esite, ma non ho ancora trovato inserzioni “AAA Capo del mondo cercasi”.

L’angolo delle buone intenzioni: brava Trenitalia!

Visto che ne ho abbodantemente parlato male, non potevo non controllare come fosse il nuovo sito di Trenitalia. Sono contenta di dire che il sito è migliorato e in particolare ho notato che:

  1. in home page è ben visibile il login per gli utenti registrati;
  2. ho scovato un’applicazione mobile che a quanto pare è attiva dal 2006 ma che finora non avevo mai visto (e avrei voluto vederla perchè consultare l’orario dei treni navigando dal cellulare è proprio una di quelle cose che rende Internet in mobilità una pacchia)

Il sito è ancora un po’ un mix di vecchie pagine e nuove funzioni, ma considerando la complessità di un sito del genere è normale che via sia un periodo di transizione dal vecchio al nuovo.

Due cose dal mio punto di vista andrebbero migliorate. Come prima cosa andrebbe semplificata la gestione degli utenti; a livello di amministrazione è probabilmente molto complesso, ma certamente renderebbe più semplice la vita agli utenti. La seconda cosa, che mi pare davvero una svista un po’ ingenua, riguarda il mobile: bella la ricerca dei treni, utili i servizi, ma perchè non mi permettono anche di modificare la prenotazione?