Archivio per settembre, 2008
Al Carrefour di Assago
Mi aggiungo alla voce dei tanti che lo hanno già diffuso e segnalo l’ignobile comportamento da parte del personale Carrefour. Servono scuse ma anche una riflessione profonda, non ci voglio credere! Non è solo inumano, è BESTIALE.
Comunicazione pubblica e politici su Facebook
L’altra sera seguivo uno speciale sulla campagna elettorale per le elezioni presidenziali in USA. Inutile dire che il duello McCain-Obama è appassionante, da tempo non si vedevano due candidati così diversi e con una personalità così forte. Questo sicuramente favorisce una campagna elettorale avvincente, non a caso il discorso di Obama alla Convention democatica ha avuto più spettatori televisivi della cerimonia di inaugurazione dei giochi olimpici.
In ogni caso, mi ha coplito un passaggio della convention: Beau Biden, figlio di Joe Biden, presenta il padre nel discorso di accettazione della vice-presidenza. Il discorso è commovente, noi italiani forse lo definiremmo adatto più a un talk show strappalacrime che a una convention.
Beau Biden spiega come sua madre e sua sorella siano morte in un incidente stradale e il padre sia stato vicino ai figli con grandi sacrifici, pur senza rinunciare alla carriera politica che appare qui come una sorta di chiamata al proprio dovere e alla responsabilità sociale. Invita infine gli elettori democratici a stare vicino a suo padre e a Obama ora che lui dovrà partire per l’Iraq. Insomma, una storia di famiglia toccante e quanto mai opportuna in perfetto stile Carramba.
Allora mi sono chiesta che cosa sappiamo della vita dei nostri politici. Nulla o molto poco. Non ricordo nessuna personalità pubblica raccontare della propria infanzia o delle proprie radici famigliari. Bene o male? Non lo so francamente. In USA la vita privata dei politici è comunque pubblica, basti pensare allo scandalo Clinton. Forse questo è troppo, anche se la richiesta di un maggior rigore etico non sarebbe di certo un male; chiedere ai nostri rappresentanti di essere un esempio etico da seguire, da destra a sinistra, senza derive populiste, sarebbe solo degno di un paese civile.
Ma questo mi ha anche fatto pensare a cosa significa da un punto di vista di comunicazione in Internet (ti pareva che non arrivavo lì?!). L’uso dei social network, che ha così fortemente contraddistinto la campagna presidenziale di Obama, favorisce una commistione tra personaggio pubblico e privato. Ora, non mi aspetto che Obama pubblichi su Facebook foto private come fa un qualunque utente, ma in un certo senso deve stare alle regole del gioco. Lo sappiamo bene noi che di Internet ci campiamo, perchè i nostri profili sono un po’ ovunque e potete trovare tanto i contatti di lavoro che i miei amici più cari o mio fratello.
Se confrontiamo ad esempio il profilo di Obama e di Veltroni su Facebook, notiamo come Veltroni abbia fatto benissimo il suo compitino istituzionale e sia tra l’altro uno dei pochi politici presenti, ma la sua biografia non la troviamo. Certo, un elettore non voterà Obama perchè Mobydick è anche il suo libro preferito, ma è un discorso di credibilità, di stare alle regole dei salotti in cui si entra e non dare l’idea di utilizzarli in modo un po’ furbesco.
In questo senso forse una maggiore commistione tra vita privata e comunicazione pubblica potrebbe far bene anche all’Italia e all’Europa. E nota bene che vita privata non significa necessariamente seguire la love story tra Sarkozy e Bruni!
Corso di Webmarketing sul blog di Arscolor.com
Piccolo spazio pubblicità.
Oggi, con la lezione n. 1, è iniziato un mini-corso di Webmarketing sul blog di Arscolor.com. Sono entusiasta del progetto che Stefano mi ha affidato. I vostri commenti sono i benvenuti.
Internet PR – di Marco Masarotto
Un viaggio in treno Biella – Verona e ritorno e questo libro è volato via. Bellissima la scrittura di Marco Massarotto, semplice, veloce, ti fa scivolare pagina dopo pagina con una semplicità da gran maestro.
Se vi occupate per professione di Internet probabilmente conoscete già i temi e le problematiche che Marco tocca, ma le esprime con una grande chiarezza e lucidità che rendono piacevole la lettura. Se invece siete un po’ digiuni su come comunicare sul web, bene, questo è un ottimo punto di partenza.
Il momento migliore per iniziare a costruire la vostra leadership è adesso. Partite ora, ma partite piano: non cercate di ottenere tutto e subito. Non state iniziando un’attività per il prossimo trimestre, state iniziando un’attività come minimo per i prossimi trent’anni della vostra azienda. (p.160)
Forse perchè conosce bene la situazione italiana, ma il tono del libro è sempre molto pacato e riconosce la difficoltà e la complessità per le imprese di comunicare attraverso il web, di abbracciare un modo di vivere la relazione che è profondamente diverso da quello adottato negli ultimi 50 anni.
Marco ci suggerisce prima come strutturare una buona strategia di contenuti, poi come declinarla attraverso gli strumenti sociali che Internet ci offre, senza mai dimenticare che come in ogni relazione ci sono regole da rispettare, una netiquette fatta in gran parte dal buon senso.
Infine Marco ci ricorda come le attività su Internet non si possano improvvisare: serve un budget, serve un reparto (o delle risorse), serve una cultura.
Perché i colpevoli non festeggino
Questo post è molto personale; quando ho aperto questo blog avevo deciso di lasciar fuori alcune cose della mia vita privata, ma di fronte a fatti tanto grandi sento il bisogno di scrivere e condividere. Decidete voi se volete andare avanti.
Avrei voluto un rientro dalle vacanze più allegro, invece sono stata accolta da una notizia terribile. Graziela Porta è stata incarcerata a Vercelli con un’accusa terribile e con una richiesta di estradizione per l’Argentina, Josè Baravalle si è tolto la vita. Graciela e Josè dall’Argentina sono arrivati 30 anni fa, dopo un lungo impegno politico contro il governo militare che costò loro la prigione, la tortura, infine la fuga in Italia.
Le accuse contro di loro sono pesantissime: associazione a delinquere, tortura, crimini contro l’umanità. Non solo ogni imputato è innocente fino a quando non viene dimostrato il contrario, nel caso di Graziela e Josè è semplicemente ridicolo.
Non posso dire di conoscerli bene, incontri fugaci come genitori di un amico; per Josè ho lavorato qualche giorno di tanti anni fa nel supermercato che dirigeva e ho trovato in lui quell’umanità e quella gentilezza delle persone che davvero credono nella giustizia, nell’equità e nel rispetto. Ricordo di lui un accento spagnolo che incantava e due occhi dolci, paterni, e forse solo ora mi rendo conto che la dolcezza che ispiravano era dovuta ad una tristeza di fondo che non si poteva cacciare.
Questa la sua lettera di addio:
Io non so quello che loro credano che io sappia. Questa storia non finirà mai. Mi spiace tantissimo ma penso che questo sia stato l’unico modo di finirla. Quello che sta succedendo al mio amore non ha alcun senso. E’ tremendo che facciano passare le vittime per carnefici. Qualcuno festeggerà: i veri colpevoli. Spero di essere l’ultima vittima di tante barbarie. Ai miei figli: vi adoro e spero che continuiate ad essere sempre così come siete. La mia unica colpa è stata quella che non sono riuscito a resistere alla tortura. Qual è il limite umano? Chiedo scusa a tutti gli amici e ai parenti. Io sono già passato per questo e sono stato assolto. Me ne vado per non attraversarlo di nuovo. Me ne vado perchè questo deve finire. Addio
Non riesco a trovare un aggettivo per descrivere tutto questo, nessuno è forte abbastanza. Da domani ricominceremo a costruire un mondo migliore, ma oggi sento ancora il bisogno di chiudermi in un dolore a cui non riesco a trovare un significato.



