Archivio per marzo, 2009
Tra controllo e privacy: ma che adolescenza oggi?
In questi giorni in vari TG e programmi di approfondimento si sono susseguiti servizi sui sistemi di controllo per proteggere i minori mentre navigano in Internet.
Sono palesemente ignorante in materia, non ho figli e non navigavo su Internet da minorenne… perché Internet non c’era. Sarò dunque ben felice di sentire i vostri commenti.
In generale, mi angosciano molto questi strumenti. Se da una parte ne capisco benissimo l’uitlità e non avrei dubbi a installarli con bambini in casa, dall’altro mi sembra che andiamo sempre di più verso una società che vuole controllare e normare tutto invece di educare e dare valori.

Mi spiego: se avessi un figlio di, supponiamo, 8 anni lo lascerei davvero da solo davanti ad un computer connesso a Internet? Probabilmente no, come probabilmente non vorrei che passasse la sua giornata da solo davanti alla TV o a giochi elettronici.
Ma soprattutto, se avessi un figlio di 16 anni, cosa farei? A 16 anni non si è adulti, ma si dovrebbe essere in grado di riconoscere il bene e il male, il pericolo dalla semplice spensieratezza. Mi sono re-immaginata i miei 16 anni da adolescente testa calda e in perenne ricerca di sè: avrei davvero voluto che i miei genitori conoscessero i miei più intimi dialoghi con gli amici, cioè leggessero il mio messenger?
E’ giusto vietare l’accesso a un sito perchè ha contenuti pornografici? Mi è venuto da ridere ripensando a un mio compagno di liceo che si alzava di notte per vedere i film porno nel registratore di casa e oggi è laureato e sposato e fa un mestiere rispettabilissimo.
Come cresceranno degli adolescenti a cui sia stato imposto un controllo totale sulla loro vita? Riusciranno a formarsi una loro personallità e una personale visione della vita?
Forse perchè la mia adolescenza è stata una ricerca così lunga e tormentata che ancora oggi non ho concluso, ma credo di essere “una persona per bene” nonostante le tante stupidaggini fatte (e se i miei sapessero quante…) e forse perchè di fronte al bivio tra la cattiva strada senza ritorno e quella della trasgressione giovanile ho saputo sempre scegliere e fermarmi. Forse perchè nella mia famiglia più che il controllo mi hanno insegnato a credere in qualcosa, a rispettare me stessa e gli altri.
Ecco, ma allora fino a dove dobbiamo spingerci? Dove deve finire il controllo e cominciare la fiducia? Fino a che punto possiamo delegare a un software e quando dobbiamo sederci e parlare?











