Archivio per maggio, 2009

Quello che non dicono di FIAT

In questi giorni di Fiat si parla moltissimo, dall’acquisizione Chrysler a quella Opel. Dopo aver lavorato dentro per quasi 6 anni della mia vita, beh, mi sento ancora un pezzo di quel gruppo e tifo per loro.

Quello che però non leggo sui giornali, ad eccezione del post di Luca De Biase, sempre molto acuto, è il grande cambiamento culturale che Marchionne ha portato nel gruppo.

Torino è Torino, è la quintessenza del piemontesismo e della sabaudietà e FIAT non poteva di certo sottrarsi a questo clima. La FIAT è sempre stata pervasa da rispetto per la gerarchia e per le forme, dall’uso di colori diversi nei badge a seconda del tuo livello, al tu o al lei a seconda di anzianità aziendale ed età e così via… Norme tacite, ma che si imparavano in fretta, forme di educazione del tutto rispettabili, ma che in  molti casi tendevano a diventare una sorta di maschera dietro cui nascondere qualcosa di meno positivo: il far decidere sempre ai vertici, è colpa del mio capo perchè io non posso, lo farei ma sai è una questione politica…

Insomma, la cultura aziendale aveva bisogno di un rinnovamento forte che snellisse le catene decisionali e rinfrescasse un po’ il management. Il primo enorme scossone, che con understatement tutto sabaudo si tace, lo diede Lapo Elkann; ho avuto il piacere di fare con lui una riunione quando ancora era in FIAT Auto e il ricordo che ho è di una persona che mi ha lasciato parlare ed esporre quello che stavamo facendo, anche se allora avevo solo 27 anni ed ero l’unico non dirigente nella stanza. Allora fu una gratificazione enorme.

L’altro scossene lo diede Marchionne, senza i clamori delle cronache, ma come un bulldozzer rinnovò gran parte del management, incominciò a valutare sui risultati, a chiedere sempre di più, ma soprattutto riuscì in quello in cui tanti si erano cimentati: a tutti i livelli si sentiva forte la pressione del risultato e la reponsabilità della propria gestione. Non c’erano questioni politiche o scuse perchè il mio capo… si aveva un obiettivo e verso quello di doveva correre a testa china.

Ho lasciato il gruppo il 1 Novembre del 2007, ma dai vecchi colleghi vedo che la strada intrapresa è quella. Ecco perchè allora tifo Marchionne; diciamocelo, è pure un po’ antipatico e supponente, ma sfido chiunque a dirmi che 4 anni fa avrebbe creduto che la FIAT potesse arrivare al tavolo delle trattative da acquirente e non da acquisita. In questi frangenti viene fuori anche un po’ di  orgoglio italiano e mi arrabbio tanto quando sento dire che FIAT però… Chissà se Marchionne riuscirà anche a cambiare la nostra stupida abitudine di sputare nel piatto in cui mangiamo e renderci orgogliosi per una volta senza fare tanta dietrologia.

Tutto il mondo è Paese

Il lavoro che faccio in molti momenti riesce ancora a sorprendermi e farsi amare, soprattutto quando ha a che fare con le persone.

Nei giorni scorsi ho contattato alcuni utenti di Flickr per chiedere loro l’autorizzazione ad usare le loro immagini in un sito su cui sto lavorando ed ho ottenuto le risposte più disparate.

C’è chi fiuta il dollaro, vede un’agenzia importante e prova il colpaccio, chiedendo tanti soldi, decisamente troppi; poi c’è l’entusiasta, che è così felice che tu l’abbia considerato che sarebbe forse disposto anche a pagarti pur di vedere una sua foto pubblicata; c’è anche quello che fa un po’ il piacione e prima di risponderti sì o no ti chiede di dove sei e il numero di telefono, perchè non si sa mai…

Insomma, umanità varia e varigata, alla faccia della realtà virtuale!

Allevamenti, industria, etica e deliri sparsi

Periodo di super lavoro e fatico un po’ a tenere il passo con le letture, per cui ho ancora da leggere molti articoli interessanti sul vecchio Wired mentre nella buca c’è già quello nuovo.

Mi ha colpito un articolo sul numero di Maggio, “Internet conosce i suoi polli“, in cui si decantano le meraviglie di un allevamento iper-tecnologico in cui i pulcini sono pesati da sofisticati sensori per capire se stanno male, il tutto controllato in remoto, ecc.
Bulk Bin of Mini Rubber Chickens

Sarà perchè la puntata di Report di domenica scorsa mi ha fatto ulteriormente stringere la cerchia di cosa mangio e come lo scelgo, sarà perchè tutti i sabati mattina parto, rigorosamente a piedi e con il mio carrellino della spesa, per fare i miei acquisti a “km 0″, ma proprio questo allevamento non mi piace. Da anni compro solo uova di animali allevati a terra e non in batterie disumane, e le uova che compro sono diverse ognuna dall’altra in dimensioni e colore, proprio come le galline che le hanno deposte, e soprattutto, udite udite, sanno di uovo davvero, provare la mia crema pasticcera per credere! Trovo questo articolo molto poco Wired e tanto tanto Expired.

Progresso non significa tecnologizzare tutta la nostra vita, significa piuttosto mettere la tecnologia al servizio della qualità della vita stessa; sarà sorprendente riuscire a far dialogare tutte queste variabili insieme, ma non ci trovo nulla di cui compiacersi, preferisco vedere un pollo razzolare in cortile e magari mangiare parte dei cereali coltivati nella stessa fattoria. Anche la clonazione umana sarebbe sorprendente, ma non per questo è da approvare e, anche in questo caso, preferisco l’alternativa biologica a quella tecnologica :-)

Wikinomics di Don Tapscott e Anthony D. Williams

I libri sono molto simili al vino: ci sono quelli di sicuro successo, che enologi un po’ volponi sfornano rincorrendo i gusti del pubblico, ci sono i vini complessi ed eleganti, magari non per tutti ma che deliziano il palato degli amatori, ci sono i grandi rossi che puoi dimenticarli in cantina, berli dopo 10 anni e ti stupiscono per la loro freschezza e qualità e poi ci sono i vini di pronta beva, che devi finirli prima della stagione successiva.

Per i libri il discorso è lo stesso, sia nella narrativa sia nella saggistica, da chi cavalca l’onda ai grandi classici intramontabili. Ecco questo libro è come un vino di pronta beva: ottimo un anno e mezzo fa quando l’ho comprato e l’ho lasciato a prendere polvere in libreria, oggi superato.

Il libro è denso e certamente interessante, ma leggere di come sia nuovo MySpace o Flickr, oggi fa un po’ sorridere; i concetti espressi, del consumatore che diventa attore, sono giusti e attualissimi, ma ormai sanno di stantio.

E’ molto bello e appassionante l’aspetto narrativo che apre ogni capitolo: gli autori ci ammaliano con uno story telling degno dei fratelli Grimm e molte case history portate ad esempio sono ancora attualissime. In particolare mi ha affascinato quella di Goldcorp Inc., azienda mineraria che ha reso pubbliche su Internet le proprie mappe, chiedendo aiuto a tutti i geologi per trovare nuove miniere d’oro. E’ ben scritta e appassionante, accaduta in tempi non sospetti (parliamo del 2000 o giu di lì) e infondo la metafora del cercatore d’oro ha ancora il suo fascino.

Dunque, meritevole il lavoro degli autori, ma questo libro andava stappato decisamente prima.

E-commerce forum

Si è svolto oggi a Milano l’E-commerce Forum organizzato da Netcomm.

Intanto un plauso alla scelta della location, Palazzo Mezzanotte in Piazza Affari, pieno centro di Milano, una vera goduria per chi, come me, viaggia soprattutto con i mezzi pubblici e un appagamento degli occhi quando uscendo non si trovano solo palazzoni di cemento.

Purtroppo non altrettanto buone le notizie sul fronte e-Commerce: l’Italia si conferma fanalino di coda, non solo se paragonata a Paesi come la Danimarca o UK, ma anche se paragonata a Paesi socialmente più simili come la Francia. I dati strutturali, poi, in questa fase si sommano ai dati congiunturali e il quadro che ne emerge non è dei migliori.

Da questo punto di vista mi ha colpito molto la presentazione di Alessandro Perego, del Politecnico di Milano, che ha sottolineato come, al di là di problemi strutturali sulla domanda, ci sia una carenza di offerta che vede la forte presenza di dot.com ma una scarsissima presenza di aziende tradizionali; questo spiega in parte perchè l’Italia sia anche un Paese con un e-Commerce fatto per 2/3 dai servizi e solo da 1/3 dai prodotti.

In ogni caso ci sono anche note di ottimismo; sempre secondo la ricerca del Politecnico, 4 aziende su 5 che operano nell’e-Commerce si aspettano una crescita nel 2009 rispetto al 2008.

Sul lato della domanda mi ha incuriosito uno spunto offerto da Mario Perini, CartaSì, che ha sottolineato come le Regioni in Italia in cui vi è un maggior uso di CartaSì per acquisti on line siano Sardegna e Trentino; l’e-Commerce fa insomma di necessità virtù e cresce nelle zone meno urbanizzate in cui è più forte la carenza di offerta sul territorio.

Come sempre, molto interessante anche la ricerca di GFK Eurisko; mi è piaciuto molto lo spunto finale sul “social e-Commerce“, cioè come l’e-Commerce possa essere influenzato on line dalla rete di amici. Riprendendo le parole di Edmondo Lucchi, questo farebbe un po’ cadere il concetto di e-Commerce come trionfo della razionalità individuale e, aggiungo io, probabilmente potrebbe avvicinare l’e-Commerce ad un concetto più mediterraneo di fare acquisti. Non a caso una delle ragioni che si individuavano per non acquistare on line è proprio quello del divertimento ad acquistare nei canali tradizionali; forse recuperare la dimensione sociale anche nell’acquisto potrebbe aprire a nuovi sviluppi e deve, a mio parere, far riflettere attentamente perchè potrebbe cambiare molte delle attuali logiche.

Purtroppo non sono riuscita a seguire nessun seminario nel pomeriggio, gli impegni di lavoro mi hanno riportato alla scrivania.

Nei prossimi giorni saranno disponibile sul sito le presentazioni.