Archivio per dicembre, 2009

Umanità accresciuta di Giuseppe Guarnieri

UmanitaAccresciutaHo la sensazione che questo libro mi sia sfuggito come sabbia tra le mani, mi ha lasciato dei granellini ma non la sensazione di averlo colto appieno, perciò recensirlo sarà impresa ardua.

Il punto da cui parte Guarnieri è che la distinzione tra reale e virtuale è fasulla perché anche la dimensione virtuale incide sulla nostra vita, sensazioni, personalità, desideri in modo reale; siamo persone reali che non smettono di essere tali solo perché si incontrano come avatar invece che come corpi. Sebbene questa tesi sia assolutamente condivisibile e nell’esperienza di chi in rete passa un po’ del suo tempo, Guarnieri la sostiene con una tale convinzione e porta così tanti elementi da diventare indubitabile.

Non esiste un dentro e un fuori, un virtuale così virtuale da essere lontano dalle nostre vite reali da non provocare nessun effetto su di esse. Al contrario, siamo tutti sia dentro sia fuori e le esperienze che viviamo ci cambiano, ci costruiscono un orizzonte diverso. E costruiscono un orizzonte diverso anche agli altri, ai nostri vicini, i nostri colleghi, i nostri compagni di vita. (p. 140)

Ma quali sono gli scenari che si aprono davanti ai nostri occhi in un mondo in cui le relazioni sono fatte non solo di incontri fisici ma anche di incontri virtuali?

Quando siamo on line, tutto questo (si riferisce alle percezioni sensoriali nel mondo, nda) – apparentemente – ci manca. Abbiamo molte altre cose che non possiamo avere utilizzando il corpo (accesso a eventi, informazioni e servizi, accesso a persone lontane, ecc.), ma ci troviamo a dover decodificare e ricodificare un intero sistema di orientamento. Che ruota sempre intorno a persone ed attività umane, ma che è inevitabilmente diverso. E’ il gap dell’immateriale. (p. 91)

Dobbiamo creare un’identità senza corpo, imparare ad agire in ambienti e contesti in cui i nostri sensi percepiscono diversamente.

Paradossalmente non solo la nuova socialità in rete ci costringe ad un uso diverso dei nostri sensi e del nostro corpo, ma l’avanzare delle tecnologie aumenta ed accresce i nostri sensi non solo nel senso già dato da McLuhan con i media come estensione della percezione, ma in senso letterale: arriveremo presto a chip superpiatti che possano essere impiantati per sopperire a deficit o aumentare le nostre percezioni, avvicinando l’uomo a un cyber tecno-umano.

Ma se condivido l’ottimismo di Guarnieri nell’ipotizzare una società in cui gli scambi sociali on e off line abbiano pari dignità e consuetudine, quest’ultima ipotesi mi inquieta non poco e, come dice lo stesso autore, apre un dilemma etico su quale sia il limite. Non credo di voler arrivare al punto in cui sogneremo tutti pecore elettroniche.

Il libro di Anobii

More about aNobiiTra i Social Network che frequento Anobii è probabilmente il mio preferito e quello in cui riesco maggiormente a farmi coinvolgere in discussioni con perfetti estranei, che condividono però con me la passione della lettura.

Scopro con orrore che è uscito il libro di Anobii, che contiene il meglio del meglio, le recensioni più votate dagli utenti (non ci sono le mie, questa non è una marketta, ma se volete sapere cosa leggo trovate il badge nella colonna di destra di questo blog :P ).

Sono senza parole, per due ragioni.

PUNTO UNO: per la prima volta ho visto un banner su Anobii. Il modello di business non mi sembra chiaro e, a parte una partnership commerciale con IBS (si veda qui e qui) da tempo mi chiedo come possa Anobii sopravvivere. La pubblicità non mi ha disturbato, ma lasciato a bocca aperta, questo sì.

PUNTO DUE: spiegatemi, io non lo capisco, perché dovrei comprare questo libro. A parte il fatto che posso leggermi tutte le recensioni gratuitamente sul sito, quando ne ho bisogno, in ogni parte del mondo in cui ci sia un computer connesso in rete, usando un moderno motore di ricerca invece che un vetusto indice, perché dovrei comprare questo libro?

Per donare i soldi a Emergency, potrebbe essere un buon punto, ma posso farlo anche senza emettere tutta quell’inutile CO2 che è servita a produrre questo libro (lascio l’aggettivo inutile riferito al libro nella penna, non vorrei urtare la sensibilità altrui, ma sappiate che lo penso).

Non capisco poi perché dovrei leggere le recensioni più votate invece della recensione del mio vicino che ha un’elevatissima compatibilità con me, che come me ha divorato tutti libri di Tom Robbins e recensisce in modo caustico l’ultima fatica di Hosseini e mi fido di più del suo commento di chi magari sostiene che il suo libro preferito è “Il cacciatore di aquiloni”, ma non sa nemmeno come si scriva Dostoevskij (visto in una discussione su Anobii). Ancora una volta vince la logica mainstream dove più votato = meglio (infatti il libro è stato un’ idea solo italiana) invece di quella di narrowcasting dove più votato = chi se ne frega ma mi frega di cosa dicono le persone che hanno gusti simili ai miei.

Quello che temo, in realtà, è di vedermelo sotto l’albero di Natale con un biglietto del tipo “Finalmente esce un libro per chi come te ne capisce delle cose di Internet”. Appunto. Ma se volevate farmi un regalo davvero gradito, su Anobii ho una lista dei desideri che può bastare per i prossimi 5 Natale.

Una bella strategia win-win: hurrà per Seth Godin

Seth Godin ci ha abituati ad un modo molto originale per promuovere i suoi libri: se per lo scorso aveva cercato di creare una tribù di lettori, in questo supera se stesso con un’idea semplice ma geniale, IMHO.

Se qualche anno fa era sufficiente raggiungere gli influencer di riviste, quotidiani e TV con copie gratuite per garantire il successo di un libro, oggi questo non basta o non serve; meglio raggiungere gli influencer della rete, ma solo se realmente interessati.

Ecco che Godin regala una copia gratuita in anteprima ai primi 3mila che effettueranno una donazione di alemno 30 $ a Acumen. Per noi dall’altra parte dell’Oceano il processo è unpo’ diverso, possiamo ricevere solo le prime 20 pagine via e-mail a froonte di una donazione piccola piccola (meno di 7 Euro). Insomma, non basta inviare la richiesta via mail e poi lasciare il libro a far polvere, bisogna dimostrare che ci interessa davvero.

Mi sembra una mossa geniale in cui tutti guadagnano: la filantropia, la nostra coscienza che almeno per stanotte dorme sonni tranquilli e ovviamente Seth Godin, che riesce a far parlare di sè. Del resto non per nulla é Seth Godin :)

Ah, dimenticavo, un po’ ci guadagno anch’io e i miei lettori, perché conto di recensire le 20 paginette non appena mi arriveranno :)