Archivio per agosto, 2010

E da stasera… vacanze!

Ebbene sì, lo ammetto: sto godendo un sacco a vedervi rientrare sapendo che da stasera cavalcherò la nostra Vespa per 15 giorni di tour in Campania… OK, potete obiettare che ad Agosto me ne sono rimasta inchiodata a casa mentre voi eravate al mare o in montagna a divertirvi (e chi mi conosce sa che quest’estate per me non è stata proprio divertentissima causa polmone sinistro con strane idee reazionarie…). Però, cosa vi devo dire, ho sempre avuto il gusto un po’ snob del fare le vacanze fuori stagione, di non sopportare le folle, i bambini vocianti, le code… mi viene sempre in mente una lettura imprescindibile per chi non si rassegna  a considerarsi turista.

E il mio spirito snob deve anche confessare un’altra cosa: quest’estate da 4 Square a Twitter, miei cari amici Social Addicted, siete stati proprio insopportabili! Non se ne poteva più di sapere in quale posto foste, dove e cosa mangiavate, quanti kilometri facevate! Basta sindaci del lido Bagni Maria e dell’agritursmo Belli e Sani!

Ovviamente sulla Vespa il portatile non trova posto, con buona pace degli albergatori che specificano sempre la presenza di connesioni Wi-Fi; il Black Berry ce l’avro dietro, perchè Internet in mobilità è diventata una droga e perché un po’ workaholic lo sono, ma sarà spento per almeno 20 al giorno… altrimenti che vacanze sono! Penso che gli unici check in saranno quelli in albergo, forse qualche commento da condividere con gli amici su Facebook, ma scusate: queste vacanze riguardano me e Davide, non la cerchia allargata delle mie conoscenze sul web ;)

Che volete che vi dica… sarò snob, ma il Social ha un limite che finisce quando inizia quella sfera di vita che è davvero tutta personale e per questa vacanza si limita alla scelta dei Bed & Breakfast su Trip Advisor!

Buona fine estate a tutti… io vado a ricaricare le pile perché quest’anno è stato duro davvero e mi aspetteranno mesi molto divertenti ma terribilmente intensi!
5-katsh

Il Web è morto. Lunga vita a Internet.

Ormai è notizia vecchia il doppio articolo di Chris Anderson e Michael Wolff  su Wired US sulla morte del Web. Provo ad aggiungere la mia riflessione.

Non commento oltre sul grafico di Cisco che gli autori avrebbero preso come dimostrazione della loro tesi, hanno già detto altri meglio di me (si veda Boing Boing e il sempre inappuntabile Vincos). Da leggere anche l’intervento di Granieri; concordo in pieno con la sua conclusione che uno strillo forte serve a far parlare di temi complessi (e bellissima la sua chiusura sui romanzi!)

Partiamo dalla riflessione di Wolff: Google prima e Facebook poi egemonizzano il Web; dall’altro la pubblicità on line non funziona perchè non è remunerativa per gli editori e perchè poco efficace per gli inserzionisti. In questa situazione si inserisce un signore chiamato Steve Jobs:

Mentre Google può aver controllato il traffico e le vendite, Apple controlla il contenuto stesso. In realtà, mantiene il diritto di approvazione ultima sulle applicazioni di terze parti. Apple controlla il look and feel e l’esperienza. E, cosa ancora più importante, controlla sia il sistema di distribuzione del contenuto (iTunes) e i device (iPod, iPhone e iPad) attraverso cui si fruisce del contenuto. (traduzione mia)

Di fatto, attraverso il mondo chiuso delle App, si ritorna alla logica dei vecchi media.

Un po’ diverso invece il ragionamento di Chris Anderson, anche se le conclusioni sono simili. Anderson sembra credere nell’affermarzione di un modello mainstream di Internet, in cui la logica non è più pull ma push, dove l’utente va a cercare le App perché più comode e più semplici. Non sarà sfuggito che questo è in palese contraddizione con la sua teoria della coda lunga, anche se a me sembra prematuro mandarla in pensione; quando poi dice che gli utenti di Internet sono disposti a pagare per quello che ci piace on line e per l’esperienza resa più semplice e comoda, è anche in contraddizione con il suo ultimo libro Free (è da un paio di mesi che cerco il tempo di recensirlo, spero di farcela prima delle vacanze ndb). Comunque, cambiare idea è lecito, ma, per dirla come Nereo, qualche dubbio mi permetto di averlo anche di fronte al mostro sacro.

Primo, Chris Anderson è fermamente convinto nella validità del modello economico neoclassico e parla del Web come di una qualsiasi tecnologia che conosce il ciclo shumpeteriano dell’invenzione, propagazione, adozione e controllo; questo è vero in parte, perché l’economia della conoscenza mette in crisi il modello neoclassico, è molto più vicina all’economia pubblica che ai concetti di oligopolio o monopolio usati per ferrovie, elettricità o telco.

Il secondo punto, mai citato in nessuno dei due articoli, è il problema della standardizzazione delle piattaforme chiuse; a meno di ritenere che Apple abbia ormai una posizione di oligopolio tale da poter dettare le regole, credo che nei prossimi anni si vedranno ancora battaglie su questo punto e alla situazione attuale ho forti dubbi che tutti i contenuti commerciali possano passare su piattaforme così varie come oggi.

Il terzo e ultimo punto che secondo me in parte manca (o forse sorvola) è quello di ritenere il Web solo come un fenomeno di innovazione economica e non sociale: come dire che l’invenzione della stampa a caratteri mobili ha prodotto il mercato dell’editoria libraria e non ben altro! In realtà su questo punto sul finale Anderson si riprende:

Il Web completamente aperto della peer production, il Web chiamato generativo dove ciascuno è libero di creare ciò che vuole, continua a prosperare, guidato da incentivi non monetari di espressione, attenzione, reputazione e passione. Ma la nozione del Web come l’ultimo marketplace per i contenuti digitali è ora in dubbio. (traduzione mia)

Quest’ultimo punto credo di essere in parte d’accordo, ma la domanda che si pone è allora se possa esistere un Web totalmente epurato (o depurato) da contenuti con fini commerciali oppure se dobbiamo affidarci a un iMiracle! Per quel che mi riguarda, le applicazioni che preferisco, per ora sono proprio queste…

Il Flash mob secondo il mainstream

Uno dei vantaggi di stare in convalescenza nel mese di Agosto per me è quello di poter vedere in TV un sacco di cose che altrimenti non passerebbero mai, dai reportage di Rai 3 a un bel po’ di film che mi sono persa nell’unico cinema d’essay della metropoli in cui vivo (domenica ho visto Il giardino dei Limoni e sono ancora arrabbiata adesso).

Sabato sera in seconda o terza serata, TG2 Dossier ha trasmesso un documentario sul Flash mob e non ce l’ho fatta a spingermi a dormire, l’ho guardato proprio tutto e non sono d’accordo quasi su nulla.

Al minuto 25 si cita la definizione data da Wikipedia; ovviamente non lo si dice, se copia la rete è violazione del copyright, se copia la TV è solo violazione del Creative Commons… Fa sorridere anche che nella citazione di Wikipedia, si ometta queste punto

anche a Firenze si sono tenuti vari flash mob a sfondo politico come la lettura all’unisono del nono articolo della Costituzione contro la legge 133

In ogni caso, non sono d’accordo nemmeno con la definizione di Wikipedia, che infatti non ha fonti. Dire che il Flash mob è una riunione spontanea senza scopi mi sembra riduttivo; forse il primo Flash mob organizzato da Bill non aveva scopi ed era un puro esperimento, ma da quel momento i Flash mob sono stati usati moltissimo dagli ecologisti, dalle opposizioni soprattutto in regimi autoritari (ricordo un bell’articolo di Wired ma non riesco a ritrovarlo… se lo avete sotto mano segnalate nei commenti please) e soprattutto nella pubblicità.

Dire che stanno cominciando a usarlo anche i pubblicitari mi sembra ridicolo! A mia memoria il primo Flash mob in Italia è stato quello di Eastpack nel 2005

e ne sono seguiti moltissimi (basta una veloce ricerca su You Tube per rendersene conto, ma solo come esempio si veda quello di Tim e quello di Nokia). Mi stupisce un po’ l’affermazione che le battaglie di cuscini non possano essere considerate un Flash mob; non sono un’esperta in questo campo e può essere; a quel che ne so, le battaglie di cuscini creano problemi legali per la sporcizia che lasciano, ma non vedo altre implicazioni ideologiche per cui non debbano essere considerate un Flash mob.

Insomma, il Flash mob, a torto o ragione, è entrato nel paniere di strumenti che i persuasori occulti usano; piuttosto si potrebbe obiettare come l’uso di Flash mob per scopi pubblicitari abbia tolto genuinità e credibilità a questo strumento e come alcune delle regole non scritte dei Flash mob duri e puri vengano violate, ma diciamocelo, anche se non sono “integri” come i Flash mob senza scopo alcuno, sono sempre divertenti e creano qualche minuto di intrattenimento e stupore puro; se poi qualche Brand ci ha speso dietro qualche migliaio di Euro… va bene, ma chi se ne importa se riesce e, soprattutto, se è dichiarato e visibile?

L’antropologo non lo si può ascoltare, ancora questa dicotomia tra realtà virtuale e mondo reale! Come dire: se io chiamo un’amica e le dico “OK, ci vediamo domani per un aperitivo alle ore 20 all’enoteca XY” sto vivendo nella realtà virtuale che rompo per un’immersione nel mondo vero quando mi siedo e l’aperitivo con l’amica lo bevo… E poi mi sembra che gli esperti chiamati in causa manchino totalmente il punto: il Flash mob si sviluppa con il Web 2.0 o con il Social Web non perché sia più semplice l’organizzazione (per questo bastvano gli SMS), ma perché è possibile amplificare l’happening sfruttando i meccanismi virali del video del Flash mob stesso.

Fa uno strano effetto vedere i video di YT sul piccolo schermo, la qualità fa pena, a me fa ridere un po’… Comunque, nel tentativo di montare il video in modo che sembrasse giovane e veloce, a me fa venire la nausea! La documentazione e la scelta dei vari Flash mob però è buona, credo che il servizio abbia fornito una panoramica interessante a chi non sapeva che cosa un Flash mob fosse. Insomma, un po’ lacunoso, mancano le citazioni delle fonti… Non capisco se sia semplicemente molto ingenuo oppure voglia dipingere la rete come un luogo in cui si fanno esperimenti un po’ così, in cui non si sa bene dove si sta andando ma l’importante è rompere gli schemi. Accusatemi pure di dietrologia, ma penso sia più la seconda.