Archivio per aprile, 2011

La famigerata puntata di Report

Approfitto di una sera tranquilla a casa senza TV e finalmente riesco a rivedere la puntata di Report. Non capisco tutto l’allarmismo creato in rete e tutte le critiche. Raccontano, che ci piaccia o no, le cose come stanno. Allarmismo? Forse. Siamo davvero eterodiretti? Credo che questo dipenda da noi.

Report ci ha messo davvero davanti ai pericoli della rete, non nascondiamoci dietro ad un dito, sono reali. La chiave, credo, sia solo di usare il cervello e di educare i nostri figli, per chi ne ha, alla condivisione intelligente.

Ha ragione quella simpatica nonnina quando dice che l’oratorio era il Facebook di una volta; ora con il villaggio globale i fatti tuoi non li saprà solo il paesiello ma tutto il mondo. A maggior ragione è importante avere rispetto per le proprie e le informazioni altrui quando si condivide.

Oggi sono Facebook e Google, domani chissà. Ma per come la vedo io, l’unica alternativa è impugnare la vanga, quella che spacca la schiena e fa venire le vesciche alle mani, non quella virtuale di Farmville.

Il caso di Patrizia Pepe: solo cattivo community management?

Il caso di Patrizia Pepe rimbalza in rete da un paio di giorni, additato come ennesimo esempio di cattivo social media management. Trovate un ottimo riassunto su Ninja Marketing a Vincos.

Ovviamente tutto condivisibile e concordo pienamente nella gestione della crisi fatta in modo isterico, bellissima la provocazione di Mirko sull’anti-social media management, ma secondo me abbiamo un po’ perso il punto e il paragone con quello che accade in politica a me sorge abbastanza spontaneo: abbiamo smesso di indignarci.

IMHO il punto lo ha colto bene Natanata25 in un commento al post di Vincenzo: il problema non è (solo) la risposta isterica, ma è la sostanza stessa della risposta. Dal momento che quella modella non è anoressica ma magra per alchimie del DNA (e va bene, crediamoci), non dobbiamo rompere le scatole e chi se ne frega se questo è un pessimo modello aspirazionale per tutte quelle che un vestito così non se lo potranno mai mettere.

Ora, qualche maligno potrebbe obiettare che la mia sia pura invidia e magari un po’ lo è pure (probabilmente dovrei cucire insieme 3 abiti del genere per entrarci), ma quando consigliamo ai nostri clienti una strategia social, quello che stiamo raccomandando loro non è solo di avere un buon community manager che monitori e possa rispondere agli utenti in modo educato, ma chiediamo all’azienda di abbracciare una visione diversa del ruolo dei Brand, che si apra all’esterno non solo nel senso di pubblicare notizie su una pagina Facebook e ringraziare per i commenti.

Chiamatemi sognatrice, chiamatemi utopista, ma, al di là dei toni, dire che si scelgono modelle taglia 36 perché a loro gli abiti stanno bene addosso è una totale mancanza di responsabilità sociale. E poco importano le scuse dell’ufficio PR o il cambio di strategia nel community management. Ci interessa davvero essere fan di un’azienda che crede che gli abiti stiano bene solo addosso ai grissini? Vogliamo davvero instaurare una relazione con un’azienda che promuove esplicitamente la magrezza estrema come canone di bellezza, al di là del commento infelice su Facebook? Ci accontentiamo davvero di così poco per stabilire una relazione?

Forse Patrizia Pepe non doveva semplicemente aprire una pagina Facebook; certo, sarebbe stata criticata altrove, ma almeno ci avrebbe risparmiato la supponenza di dirsi aperta alla relazione. Mi ricorda molto quelle imprese che vogliono aprirsi al green perché fa molto cool e poi negli uffici hanno le piante di plastica. Ecco meglio non mettere le piante di plastica o meglio non fare green marketing? Forse sarebbe meglio aprirsi al nuovo millennio davvero, ma per questo, si sa, ci va molto coraggio.

Lo IAB Seminar: che cosa mi sono portata a casa

Ieri giornata intensa allo IAB Seminar; causa (troppo) lavoro mancavo da qualche mese ai convegni milanesi ed è stato bello rivedere e salutare un po’ di colleghi.

Molte le banalità e, come sempre, molte anche le markette, ma in generale il livello del corso è stato buono e con alcuni spunti molto interessanti.

3 gli speech che mi porto con piacere a casa; in ordine di apparizione quello di Nereo Sciutto, che, al di là della sua simpatia tutta emiliana, mi ha lasciato un punto importante su cui riflettere, cioè come ai motori non interessino tanto i nostri contenuti sui Social Network, quanto il nostro trust.

E’ lo stesso spunto sviluppato poi da Marco Corsaro, che ipotizza un motore di Facebook basato sulla Like Popularity; ma quello che davvero mi è piaciuto della presentazione di 77 Agency è stato l’accento posto su Open Graph: come dire che se da un lato è vero che Facebook agisce sempre di più d metamedia cercando di tenere all’interno i propri utenti, dall’altro sulla ricerca si basa non tanto sui contenuti che ha a disposizione, ma sulla capacità dei suoi utenti di pervadere il web, una sorta di spider umani.

Molto interessante anche l’intervento di Marco Loguercio; l’accento posto sulla Contextual Discovery, che cambia fortemente il concetto di successo nella search, in quanto cambia il nostro concetto stesso di search che – se possibile – diventa ancora più pervasivo.

Qualche critica va riservata all’organizzazione perché la sala era davvero troppo piccola e pensare di farci seguire l’evento in video da un’altra sala… beh… perché svegliarsi alle 6 del mattino e prendere un treno all’alba allora?