Ancora il sogno dei dinosauri

Ci sono delle strane coincidenze a volte nel sovrapporsi degli eventi e delle notizie: giovedì Lawrence Lessing interviene alla Camera, oggi esce un documento sullo stato della censura in Rete. Intendiamoci, i due eventi non sono per nulla connessi, se non nella linea del tutto arbitraria che vi ho tracciato, ma è un po’ quello che in pubblicità potrebbe essere definito rumore, ovvero un accostamento di due spot o cartelloni o pubblicità stampa che fanno sì che l’effetto persuasivo di uno sia disturbato dall’altro.
Lessing merita di essere ascoltato per intero; lo trovate qui in traduzione e qui nella versione originale, in cui non si vede Lessing ma la sua presentazione, il che è molto più efficace.
Ecco, qui il primo sassolino dalla scarpa vorrei togliermelo: oltre ad essere fastidiosa e di dubbia qualità, la traduzione simultanea di Lessing è, ipso facto, vergognosa. La nostra classe dirigente non è in grado di seguire un intervento in lingua inglese; ok, direte voi, magari non è così, c’era la traduzione come si usa in tutti i convegni ma tutti ascoltavano la versione inglese. Ho dei seri dubbi: Lessing fa una battuta a proposito di Hilary Clinton giocando su bill (conto) e Bill (il marito); pochissime risate. Ripeto: la nostra classe dirigente non è in grado di seguire un convegno in inglese, nonostante Lessing parli in modo molto chiaro e comprensibile.
Non solo la nostra classe dirigente non è in grado di seguire un intervento in lingua inglese: è convinta che anche il resto del Paese non sia in grado di farlo, per cui il video della Camera è obbligatoriamente doppiato (meno male che via Funky Professor ho trovato la versione originale!!).
Infine, in un convegno in cui si parla di trasparenza e di Internet come strumento di libertà, fa un effetto ilare vedere che la Camera ha una propria web TV dedicata e non un canale su You Tube… Presidente, quando dice, con tutto il  mio plauso, che la politica non deve “rimanere prigioniera di una visione di Internet vecchia” ha ragione e proprio perché ce l’ha parta dalla web TV della Camera!
Ma torniamo a noi; Internet è liberta, nessuno può dissentire.
Oggi esce un documento sullo stato della libertà di espressione in rete (o della censura se preferite), di cui consiglio la bellissima sintesi su Il Nichilista. L’Italia non è citata; non stupisce vedere citati paesi come la Cina, la Brimania, l’Iran, Cuba, un po’ tutte le ex Repubbliche sovietiche, i soliti cattivi insomma. Purtroppo non stupisce troppo nemmeno di vedere citata la Turchia, basta pensare all’annosa situazione del Kurdistan per capire che non se la devono passare troppo bene in quanto a libertà di espressione.
Ma poi vedo citata anche l’Australia: con la motivazione di combattere la pornografia, orribile male e flagello delle società occidentali, tanto che proporrei di chiudere tutte le edicole, si può chiudere un sito previa segnalazione all’Authority, senza passare dal sistema giudiziario. Mi ricorda qualcosa…
L’Australia. Il Paese con un tasso di disoccupazione bassissimo. Il Paese con un alto tenore di vita. Il Paese in cui tutti vorremmo emigrare.
Ora, si può pensare quello che si vuole della rete, della pornografia, della sicurezza, della privacy, spaccarsi sull’efficacia di qualunque provvedimento, ecc.
Ma Lessing fa un passaggio fondamentale nel suo intervento: noi facciamo le leggi per noi (e già qui ci sarebbe da dissentire, se pensiamo all’età di Lessing e a quella della nostra classe politica; diciamo che da noi i dinosauri non si sono ancora estinti), comunque, noi facciamo le leggi per noi, spesso contro la generazione Y, ma noi non li batteremo perché è una legge di natura; ma, dice Lessing, per cosa ci ricorderanno?
Io un’idea di come verrà raccontato questo decennio nei libri di storia me la sono fatta e mi immagino vecchia come le mie nonne che, come hanno fatto con me le mie nonne, racconterò ai miei nipotini di come una follia collettiva ci aveva pervaso dopo l’11 Settembre e di come la parola sicurezza stia a questo decennio come la parola patria alla prima metà del secolo scorso.
Ah, intanto gli incentivi alla banda larga sono stati stanziati, ma grazie a questi incentivi alla generazione Y oltre ad una velocissima connessione potremo regalare anche il motorino… Vi consiglio di leggere il post di Nereo.
Buona settimana a tutti.

Ci sono delle strane coincidenze a volte nel sovrapporsi degli eventi e delle notizie: giovedì Lawrence Lessig interviene alla Camera, oggi Reporter Sans Frontieres pubblica un documento sullo stato della censura in Rete. Intendiamoci, i due eventi non sono per nulla connessi, se non nella linea del tutto arbitraria che ho tracciato, ma è un po’ quello che in pubblicità potrebbe essere definito rumore, ovvero un accostamento di due spot o cartelloni che fanno sì che l’effetto persuasivo di uno sia disturbato dall’altro.

Lessing merita di essere ascoltato per intero; lo trovate qui in traduzione e qui nella versione originale, in cui non si vede Lessig ma la sua presentazione, il che è molto più efficace.

Ecco, il primo sassolino dalla scarpa vorrei togliermelo: oltre ad essere fastidiosa e di dubbia qualità, la traduzione simultanea di Lessing è, ipso facto, vergognosa. La nostra classe dirigente non è in grado di seguire un intervento in lingua inglese; ok, direte voi, magari non è così, c’era la traduzione come si usa in tutti i convegni ma tutti ascoltavano la versione inglese. Ho dei seri dubbi: Lessig fa una battuta a proposito di Hilary Clinton giocando su bill (conto) e Bill (il marito); pochissime risate. Ripeto: la nostra classe dirigente non è in grado di seguire un convegno in inglese, nonostante Lessig parli in modo molto chiaro e comprensibile.

Non solo la nostra classe dirigente non è in grado di seguire un intervento in lingua inglese: è convinta che anche il resto del Paese non sia in grado di farlo, per cui il video della Camera è obbligatoriamente doppiato (meno male che via Funky Professor ho trovato la versione originale!!).

Infine, in un convegno in cui si parla di trasparenza e di Internet come strumento di libertà, fa un effetto ilare vedere che la Camera ha una propria web TV dedicata e non un canale su You Tube… Presidente, quando dice, con tutto il  mio plauso, che la politica non deve “rimanere prigioniera di una visione di Internet vecchia” ha ragione e proprio perché ce l’ha parta dalla web TV della Camera!

Ma torniamo a noi; Internet è liberta, nessuno può dissentire.

Oggi esce un documento sullo stato della libertà di espressione in rete (o della censura se preferite), di cui consiglio la bellissima sintesi su Il Nichilista. L’Italia non è citata; non stupisce vedere nella lista paesi come la Cina, la Brimania, l’Iran, Cuba, un po’ tutte le ex Repubbliche sovietiche, i soliti cattivi insomma. Purtroppo non stupisce troppo nemmeno di vedere citata la Turchia, basta pensare all’annosa situazione del Kurdistan per capire che non se la devono passare troppo bene in quanto a libertà di espressione.

Ma poi vedo citata anche l’Australia: con la motivazione di combattere la pornografia, orribile male e flagello delle società occidentali, tanto che proporrei di chiudere tutte le edicole, si può chiudere un sito previa segnalazione all’Authority, senza passare dal sistema giudiziario. Mi ricorda qualcosa… L’Australia. Il Paese con un tasso di disoccupazione bassissimo. Il Paese con un alto tenore di vita. Il Paese in cui tutti vorremmo emigrare.

Ora, si può pensare quello che si vuole della rete, della pornografia, della sicurezza, della privacy, spaccarsi sull’efficacia di qualunque provvedimento, ecc. Ma Lessing fa un passaggio fondamentale nel suo intervento: noi facciamo le leggi per noi (e già qui ci sarebbe da dissentire, se pensiamo all’età di Lessing e a quella della nostra classe politica; diciamo che da noi i dinosauri non si sono ancora estinti), comunque, noi facciamo le leggi per noi, spesso contro la generazione Y, ma noi non li batteremo perché è una legge di natura; ma, dice Lessing, per cosa ci ricorderanno?

Io un’idea di come verrà raccontato questo decennio nei libri di storia me la sono fatta e mi immagino vecchia come le mie nonne che, come hanno fatto con me le mie nonne, racconterò ai miei nipotini di come una follia collettiva ci aveva pervaso dopo l’11 Settembre e di come la parola sicurezza stia a questo decennio come la parola patria alla prima metà del secolo scorso.

Ah, intanto gli incentivi alla banda larga sono stati stanziati, ma grazie a questi incentivi alla generazione Y oltre ad una velocissima connessione potremo regalare anche il motorino… Vi consiglio di leggere il post di Nereo.

Buona settimana a tutti.

1 Commento a “Ancora il sogno dei dinosauri”

  1. Stefano scrive:

    Ciao Sara,
    grazie per avermi fatto conoscere Lessig.

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