Call Centre, Internet e asimmetria informativa

The great divide~
Finalmente (W i cinema estivi della provincia!) anch’io sono riuscita a vedere “Tutta la vita davanti” di Virzì. Non mi addentro in considerazioni etiche, politiche o sociologiche, anche se devo dire che il film mi ha molto colpito.
C’è un aspetto che mi ha fatto pensare al lavoro che faccio e a come viviamo in mondo a due marce e a due livelli di informazione. Marta, la protagonista, laureata in filosofia con il massimo dei voti e tesi su Heidegger, finisce a lavorare in un call centre in cui deve convincere delle povere casalinghe a prendere un appuntamento con il loro venditore per una dimostrazione. Marta adotta una tecnica molto particolare: mentre parla al telefono cerca su un sito di mappe la zona in cui abita la persona al telefono e visualizza locali nelle vicinanze, poi si spaccia per una del quartiere, citando il benzinaio all’angolo o la pizzeria in cui lavorerebbe il fidanzato o la scuola elementare che millanta di aver frequentato… Questo trucchetto le permette di stabilire un rapporto empatico con la persona chiamata e riesce a fissare molti appuntamenti, fino a diventare “la migliore del mese”. Chiaramente questo attira le ire delle colleghe, meno abituate a padroneggiare i dati, che non avevano mai pensato di poter usare Internet, ma soprattutto l’informazione, come vantaggio competitivo.
Forse allora ha ragione Nereo quando parla di tecnocrazia perché si ha davvero l’impressione di un mondo a due velocità: quello di chi ha accesso alla tecnologia, anche se poi è mal pagato e non trova un lavoro decente, e chi alla tecnologia, quindi all’informazione, non solo non ha accesso, ma non si rende nemmeno conto di non averlo. Se sia un problema politico, culturale, sociale o forse tutti insieme non lo so, ma di certo c’è molto da fare!

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