Cambiamenti dal basso
Il discorso del Presidente Obama al popolo iraniano è ormai quasi storia. Non ci stupisce l’uso di Internet e di You Tube, non ci stupisce il rivolgersi direttamente “to the people and leaders of Islamic Republic of Iran”.
Il Presidente degli Stati Uniti invia un messaggio innovativo non solo perchè apre all’Iran (e su questo lascio la parola a commentatori più esperti), ma lo fa non in una situazione ufficiale, da una conferenza o da un incontro con autorità del mondo islamico; si riovlge al popolo in un mutuo riconoscimento della propria grandeza e dignità. Insomma, forse non ce lo potevamo aspettare, ma sicuramente è una gradita sorpresa.
Ho sentito commentatori dire che la politica estera di Obama è diversa da quella di Bush perchè Obama cerca il consenso. Ecco, cadiamo di nuovo nelle vecchie logiche. Anche Bush cercava il consenso con la sua politica della paura, ma Obama adotta un nuovo paradigma: non cerca il consenso, ma la collaborazione, non è un fare in alto per cercare il consenso in basso, ma un fare insieme, “yes we can”; infatti si rivolge prima che ai leader al popolo.
Secondo me vecchio è il commento di chi giudica questo discorso al popolo iraniano inutile, perchè non ripreso dalle TV iraniane e a causa della censura su Internet visto da pochi. Forse. Ma pochi l’hanno visto; se Obama avesse pronunciato lo stesso discorso in una cerimonia ufficiale forse l’avrebbero visto in ancora meno. Si continua a pensare che se la TV non diffonde, il messaggio non arriva e in questo modo non pensiamo o ignoriamo che i pochi che l’hanno visto possono averne diffuso il contenuto, agli iraniani che vivono all’estero e continuano ad aver contatti con la loro terra di origine, all’impatto che può aver avuto su tutto il mondo arabo e sugli stati mediorientali.
Insomma, neghiamo l’importanza del meccanismo virale delle idee e dei messaggi. Come se la rivolta dei monaci birmani non ci avesse insegnato nulla. Come se volessimo ignorare l’importanza del movimento egiziano 6 Aprile nato e cresciuto su Facebook (a questo proposito bellissimo l’articolo di Wired dello scorso numero).
Siamo liberi di continuare a ingorarlo, ma credo che Obama stia dando una grandissima lezione a noi professionisti della comunicazione, ma in generale a chi non ama il mondo così com’è e pensa e vuole che sia possibile cambiarlo, purchè questa avvenga con l’azione di tutti noi singoli, senza aspettarci che il miracolo arrivi da un uomo solo. Mi viene in mente una frase molto bella di cui non ricordo l’autore: il contrario di responsabilità oggi non è irresponsabilità, ma indifferenza.
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