Archivio per la categoria 'Riflessioni su marketing e web'

Domani in Accademia

Domani tengo il mio primo corso in Accademia di Comunicazione a Milano.

Dopo tanti anni torno in aula e sono molto emozionata; è una bella sensazione quella di trasmettere ad altri le competenze che si sono acquisite, ma ci riuscirò? Chi sarà il grillo parlante che mi metterà all’angolo con una raffica di domande? Ci sarà il casinista che non riuscirò a stimolare?

Intanto, mi sento come se fosse la notte prima degli esami anche per me e ripasso la presentazione di domani.

P.S.: Al Grillo Parlante arriva una scarpa addosso nel secondo capitolo di Pinocchio ;)

L’età media degli utenti dei Social Network

Via Nereo e PI, segnalo un’interessante ricerca sull’età media degli utenti dei Social Network negli USA.

La sensazione degli adetti ai lavori è confermata in pieno: gli utenti sono trasversali a tutte le età, sopratutto su Facebook, mentre alcuni Social Network sono decisamente più verticali con fasce di età definite (ad esempio Bebo e My Space per i giovani o LinkedIn per i professionisti ultra quarantenni).

Peccato però che manchi una visione sul totale: il 3% di utenti di ultra 65enni sui Social Network sono tanti? Dipende da quale sia la percentuale di ultra 65enni in USA sul totale popolazione e sul totale popolazione connessi a Internet.

Pagare il canone RAI on line

Ieri scadeva il canone RAI ed essendo particolarmente insofferente alle code in posta ho deciso di pagarlo on line. Del resto questa modalità era indicata tra le possibilità di pagamento…

Sorpresa!!! E’ possibile sì pagarlo on line con carta di credito, ma attraverso servizi terzi e con un costo del servizio pari a 1,90 Euro.

Va bene che in Italia l’e-commerce non è molto diffuso, ma era davvero così difficile fare un pagamento diretto senza ulteriori aggravi?

Linchpin di Seth Godin: una prima review

Linchpin

Avevamo già parlato di cosa Seth Godin abbia escogitato per promuovere il suo nuovo libro: dimostrami che ti interessa facendo una donazione e io ti spedisco il libro gratis. Come lettrice internazionale, ho ricevuto solo una preview di qualche decina di pagine.

Prima di tutto il processo: Seth Godin è Seth Godin e non smentisce nessuna delle sue tesi; manda e-mail di informazione solo quando è necessario, ringrazia per la donazione, spiega perchè questa e-mail arriva e assicura che non ne arriveranno altre. E così è, fino a quando non ricevi una l’e-mail con il link per il download, ancora con i ringraziamenti. Alla fine ci si sente davvero un po’ speciali, un po’ coccolati e non è costato nulla di più che un po’ di gentilezza e attenzione nello scrivere i testi e definire il processo. La credibilità aumenta, un altro a bravo a Seth.

Ecco, è proprio il senso di essere speciali che Seth vuole regalarci con questo libro. Sulle prima la mia reazione non è stata molto positiva; sono consapevole di vivere in un mondo che sta cambiando, in cui non basta fare quello che ti è chiesto di fare ma in cui è necessario reiventarsi ogni giorno. Credetemi, fare la consulente nel campo della comunicazione digitale nell’annus horribile dell’economia lo insegna benissimo. E’ un libro strano, non parla di marketing, non parla di strategie, non parla di psicologia. “This time is personal”, questa volta è ora di metterla sul personale; mi è sembrato un inno alla speranza di un mondo migliore in cui ognuno possa esprimere il proprio potenziale, in cui ognuno possa essere almeno un po’ genio ogni giorno.

Anche tu potresti fare il lavolo di Richard Branson.

Per gran parte del tempo, almeno.

Ho trascorso un po’ di tempo con Sir Richard e posso dirti che potresti anche tu fare la maggior parte ci ciò che fa, magari anche meglio. A parte quello che fa circa 5 minuti ogni giorno. In quei 5 minuti, crea miliardi di dollari di valore ogni anno e nè tu nè io abbiamo una sola possibilità di fare quello che fa lui. Il vero lavoro di Branson è di vedere nuove opportunità, prendere decisioni che funzionano e capire il legame tra il suo pubblico, il suo marchio e le sue imprese.

La legge di influenza di un linchpin (letteralmente perno, ma in senso figurato è un individuo indispensabile in un’organizzazione, una colonna portante n.d.a.): maggior valore crei nel tuo lavoro, minori saranno i minuti d’orologio spesi a creare quel valore. In altre parole, per la maggior parte del tempo  non sei geniale, la maggior parte del tempo fai cose che la gente normale fa.

La traduzione è mia.

Questo post è quanto di più vicino a quello che ho letto di Linchpin.

Non so però se riesco a condividere la positività è l’ottimismo dell’autore; almeno in Italia vedo ancora troppi manager per cui la bibbia è “L’arte della guerra”. Se è lo scontro la metafora che meglio descrive la nostra società, allora questo libro è ancora anni luce avanti.

Il libro di Anobii

More about aNobiiTra i Social Network che frequento Anobii è probabilmente il mio preferito e quello in cui riesco maggiormente a farmi coinvolgere in discussioni con perfetti estranei, che condividono però con me la passione della lettura.

Scopro con orrore che è uscito il libro di Anobii, che contiene il meglio del meglio, le recensioni più votate dagli utenti (non ci sono le mie, questa non è una marketta, ma se volete sapere cosa leggo trovate il badge nella colonna di destra di questo blog :P ).

Sono senza parole, per due ragioni.

PUNTO UNO: per la prima volta ho visto un banner su Anobii. Il modello di business non mi sembra chiaro e, a parte una partnership commerciale con IBS (si veda qui e qui) da tempo mi chiedo come possa Anobii sopravvivere. La pubblicità non mi ha disturbato, ma lasciato a bocca aperta, questo sì.

PUNTO DUE: spiegatemi, io non lo capisco, perché dovrei comprare questo libro. A parte il fatto che posso leggermi tutte le recensioni gratuitamente sul sito, quando ne ho bisogno, in ogni parte del mondo in cui ci sia un computer connesso in rete, usando un moderno motore di ricerca invece che un vetusto indice, perché dovrei comprare questo libro?

Per donare i soldi a Emergency, potrebbe essere un buon punto, ma posso farlo anche senza emettere tutta quell’inutile CO2 che è servita a produrre questo libro (lascio l’aggettivo inutile riferito al libro nella penna, non vorrei urtare la sensibilità altrui, ma sappiate che lo penso).

Non capisco poi perché dovrei leggere le recensioni più votate invece della recensione del mio vicino che ha un’elevatissima compatibilità con me, che come me ha divorato tutti libri di Tom Robbins e recensisce in modo caustico l’ultima fatica di Hosseini e mi fido di più del suo commento di chi magari sostiene che il suo libro preferito è “Il cacciatore di aquiloni”, ma non sa nemmeno come si scriva Dostoevskij (visto in una discussione su Anobii). Ancora una volta vince la logica mainstream dove più votato = meglio (infatti il libro è stato un’ idea solo italiana) invece di quella di narrowcasting dove più votato = chi se ne frega ma mi frega di cosa dicono le persone che hanno gusti simili ai miei.

Quello che temo, in realtà, è di vedermelo sotto l’albero di Natale con un biglietto del tipo “Finalmente esce un libro per chi come te ne capisce delle cose di Internet”. Appunto. Ma se volevate farmi un regalo davvero gradito, su Anobii ho una lista dei desideri che può bastare per i prossimi 5 Natale.