Archivio per la categoria 'Riflessioni su marketing e web'

IAB Forum 2008 - riflessioni della domenica

Per chi lavora nel nostro settore lo IAB Forum è un po’ come il Natale, un appuntamento fisso che sai che arriva in inverno, quando fa freddo e il tempo è brutto e che come a Natale incontrerai molte persone, alcune le rivedrai con piacere, altri saranno sorrisi di circostanza.

E anche quest’anno lo IAB Forum è arrivato, tutti nei giorni precedenti ci siamo chiesti “Ma tu quando vai?”, “Ci vediamo allo IAB” campeggiava su Facebook e messenger…

Cosa è stato detto e fatto ormai lo sapete già e poi c’è un ottimo live blogging di tutto il convegno qui. Purtroppo ho potuto partecipare solo a spizzichi e bocconi, godendomi la mattinata di mercoledì e i workshop del giovedì pomeriggio, per cui le mie riflessioni saranno necessariamente parziali.

Come prima cosa, quest’anno lo IAB Forum arrivava in un momento difficile e strano: la crisi economica ci spaventa, l’elezione di Obama ci ha eletrizzato. Era dunque difficile trovare un tema che non suonasse ridicolo in un momento di contrazione degli investimenti o al contrario apocalittico. Gli organizzatori sono stati molto bravi e personalmente ho apprezzato molto l’intervento di Marco Vernocchi di Accenture che ha fotografato la struttura industriale/artigianale del nostro settore; credo che i punti di forza e debolezza individuati diventeranno cruciali con la crisi alle porte.

Nota divertente dallo IAB la campagna ideata da Gay.tv con una drag queen truccatissima ed elegantissima che inseguiva i maschietti presenti per farsi fotografare con loro e poi rivedersi sul sito. Insomma, nulla di particolarmente innovativo ma bello lo humor con cui era giocata l’iniziativa. Di segno opposto invece le hostess hawaiane con gonnellino di paglia in uno degli stand: è vero che siamo i primi a spettacolarizzare tutto, ma ho trovato l’iniziativa di cattivo gusto, sessista (tanto più che il nostro è un settore a forte presenza femminile…) e troppo sopra le righe perchè infondo è sempre un evento dedicato agli operatori.

Ultima nota di plauso e contemporaneamente biasimo per l’impatto zero dell’evento: ultima consacrazione del green marketing e qualunque sia stato ilfine, morale o utilitaristico, dell’iniziativa, finalmente riusciamo a fare qualcosa di buono per il nostro pianeta. Però… l’attezione all’ecologia si dimostra anche nelle piccole cose e nei gesti che compiamo quotidianamente, nella scelta dei prodotti che acquistiamo, ecc. Va benissimo la forestazione compensativa dall’altra parte del mondo, ma poi sull’invito viene messo in evidenza un parcheggio di 500 posti auto vicino alla fiera… Perchè non scrivere: IAB consiglia la scelta dei mezzi pubblici per diminuire l’emissione di CO2; se proprio devi arrivare in auto c’è un parcheggio a pagamento, ecc.? Credetemi, ho sempre preso i mezzi per arrivare al MIC e non ho nemmeno perso un grammo!

Sulla creazione del valore

How much is your life worth? La crisi finanziaria americana e mondiale, che in questi giorni ha avuto il suo apice almeno mediatico, mi ha spaventato e resa pensierosa. L’economia finanziaria non è certo il mio campo e credo di non aver capito del tutto quello che è accaduto, ma una cosa penso di averla colta: i maghi della finanza per anni hanno pensato di creare denaro spostando soldi da un investimento ad un altro, ma ora qualcuno è venuto a chiedergli il conto. Ecco, la mia impressione è che di denaro non ne avessero creato affatto, ma che semplicemente avessero spostato la polvere sotto il tappeto per far apparire la casa pulita fino a quando il tappeto non ha presentato gobbe un po’ troppo imbarazzanti per non dover ammettere che c’era sotto qualcosa.

Forse è una visione un po’ ingenua, ma mi piace pensare che nulla possa essere creato dal nulla.

Nella comunicazione sta avvenendo lo stesso. Negli anni molte aziende hanno cercato di promuovere prodotti senza valore appellandosi a pubblicità sempre più d’effetto e a budget con molti zeri. Però poi si scopre che non funzionano. Forse il web ha fatto scoccare la scintilla, ma in realtà lo sapevamo tutti da molto: non possiamo vendere ghiaccio agli eschimesi e chi promette il contrario o è uno sciocco o è poco onesto. Lo descrive bene Seth Godin in un post sulla pubblicità della Microsoft: la pubblicità non può creare quello che non siamo; il che non significa che non abbiamo valore, ma semplicemente la nostra comunicazione deve rispecchiare e magari rendere più appealing il nostro essere e non mascherarlo. Intendiamoci, non significa che la pubblicità deve essere una copia della vita reale, ma deve essere credibile, appellarsi a valori di marchio che siano poi rispecchiati nella realtà.

E’ un po’ quello che è successo con Carrefour: è inutile scrivere sul sito di credere in determinati valori e poi avere del personale che si comporta in modo ignobile e nello stesso tempo è molto bello, oltre che saggio, che l’Amministratore Delegato telefoni e si scusi a nome dell’azienda.

Ecco, riconoscere il valore della comunicazione, non pretendere che ne crei dal nulla. Anche perchè se non siamo coerenti, rischiamo che alla fine il tappeto abbia troppe gobbe per non dover ammettere che c’è sotto qualcosa.

L’angolo delle buone intenzioni: brava Trenitalia!

Visto che ne ho abbodantemente parlato male, non potevo non controllare come fosse il nuovo sito di Trenitalia. Sono contenta di dire che il sito è migliorato e in particolare ho notato che:

  1. in home page è ben visibile il login per gli utenti registrati;
  2. ho scovato un’applicazione mobile che a quanto pare è attiva dal 2006 ma che finora non avevo mai visto (e avrei voluto vederla perchè consultare l’orario dei treni navigando dal cellulare è proprio una di quelle cose che rende Internet in mobilità una pacchia)

Il sito è ancora un po’ un mix di vecchie pagine e nuove funzioni, ma considerando la complessità di un sito del genere è normale che via sia un periodo di transizione dal vecchio al nuovo.

Due cose dal mio punto di vista andrebbero migliorate. Come prima cosa andrebbe semplificata la gestione degli utenti; a livello di amministrazione è probabilmente molto complesso, ma certamente renderebbe più semplice la vita agli utenti. La seconda cosa, che mi pare davvero una svista un po’ ingenua, riguarda il mobile: bella la ricerca dei treni, utili i servizi, ma perchè non mi permettono anche di modificare la prenotazione?

Social Network e Geomarketing (con un pizzico di Marketing Mediterraneo già che ci siamo)

Ieri via Facebook ricevo un invito da un amico “Ape(ritivo n.d.a.) stasera al Rinald”; gli urban survivor sono pochi e dobbiamo organizzarci bene per trascorrere agosto in città… Fin qui nulla di nuovo, Facebook ha semplicemente sostituito quello che prima era un SMS, prima ancora una mail e prima ancora una telefonata…

Eppure questo mi ha fatto pensare… E se fosse stato il titolare dell’enoteca a scrivermi? Se mi avesse mandato un messaggio “Questa sera aperitivo con degustazione, presente l’enologo della cantina Vini Meravigliosi. Ti aspetto”.

Più ci penso e più mi convince. I social network forniscono possibilità sconfinate per capire i gusti e le tendenze degli utenti e molto del loro potenziale a mio parere rimane non sfruttato. Il punto è che fino ad oggi i social network sono stati usati come contenitori pubblicitari esattamente come un quotidiano, nella migliore delle ipotesi i messaggi sono profilati sulla base del profilo degli utenti. Alcune aziende si sono spinte oltre e hanno creato dei profili, per cui siamo diventati amici di birre, bibite, snack, ecc. Ma a nessuno interessa essere amico di una marca di birra o di una soda.

Invece mi interessa essere amico di Silvia, di Stefano, di Anotonio, di Paolo, del mio libraio di fiducia, ecc., mi interessa essere amica dei gestori dei locali che frequento, con cui faccio quattro chiacchiere quando vado da loro, con cui scambio pareri su un vino o un libro, a cui racconto quello che mi succede. Insomma, forse la parola amico è troppo, ma ho con molti di loro contatti più frequenti che con amici del mio profilo su Facebook.

Perchè non trasportare questa chiacchiera sui social network? Perchè le enoteche che frequento non mi avvertono delle prossime degustazioni via Facebook invece che con SMS che puntualmente perdo? Perchè il mio ristorante preferito non mi avverte quando cominciano i menu di funghi? Perchè il mio libraio non controlla i profili dei suoi clienti su Anoobi e mi avvisa di uscite, sconti, reading, ecc? Perchè non controlla la nostra lista dei desideri e mi avvisa quando un libro è scontato oppure un autore è in città?

Non cerco un segretario personale ma un rapporto commerciale che abbia un volto umano, esattamente il volto che ha nelle interazioni sociali corporee e non virtuali. Sappiamo che in Italia l’e-commerce non decolla, per molte ragioni legate a tecnologia e diffidenza, ma anche per una questione culturale: come dice bene Mauro Lupi, siamo comunque un popolo più orientato all’info-commerce e preferiamo concludere l’acquisto in modo tradizionale. Questo non significa un rifiuto della tecnologia, ma una ricerca di relazioni che i Social Netowrk possono potenziare.

I benefici di business credo siano evidenti. Se per gli utenti è una comodità e una forma di pubblicità non intrusiva ma utile, per le aziende è un modo economico di fidelizzare il cliente, di tenerlo informato e di ampliare il proprio business, di conoscerne meglio i desideri e di stabilire una relazione forte e continua. Se è vera la tesi del Cluetrain Manifesto che i mercati sono conversazioni, questa è una possibile strada. La de-massificazione del consumo ci porta a cercare relazioni sempre più strette ma anche sempre più particolari e locali. In un tessuto industriale fatto soprattutto da PMI, forse dobbiamo cominciare da qui.

Donne e computer

Una particolarità mia e del mio compagno è la divisione dei compiti in ambito tecnologico, che normalmente ricadono su di me: uso il computer e installo i programmi, utilizzo il telefonino, programmo la rubrica e ne scopro le funzioni, perfino la sintonizzazione delle stazioni radio sullo stereo è un mio compito. Ragionando per luoghi comuni, generalmente il predominio della tecnologia in famiglia è riservato al maschio, tanto che proprio al’uomo sono rivolte le pubblicità dei gadget tecnologici, dal navigatore satellitare al nuovo TV al plasma.
Eppure qualcosa sta cambiando, non solo nella mia coppia.
Business casualMi ha fatto pensare il nuovo lancio di Nintendo: ma dove sono finiti i maschi? Abbiamo consolle su cui noi donne impariamo le lingue oppure teniamo in esercizio la nostra mente per rimanere giovani ed infine manteniamo la linea praticando il nostro sport preferito, dove addirittura la nonna è più brava del maschio italiano medio. E quando vediamo un uomo, beh, a lui questo aggeggio tecnologico serve per imparare a cucinare e a diventare una brava massaia!

Poi leggo oggi su Punto Informatico di una ricerca sulle videogamer negli USA, secondo cui le donne che usano videogiochi sarebbero il 40% …

Lasciamo stare grandi orizzonti sociologici su dove finiranno le distinzioni di genere, ma che questo sia un primo inizio per superare il digital gender divide? Sicuramente aiuta, la confidenza e l’utilizzo della tecnologia sin da piccoli può essere un fattore importante per arrivare a formare una nuova generazione di informatiche, ma anche la scuola e la società ci devono dare una mano. Altrimenti sostituiremo solo i videogiochi alla palestra, ma la computer science ci rimarrà estranea.