Archivio per la categoria 'Riflessioni su marketing e web'

Una bella strategia win-win: hurrà per Seth Godin

Seth Godin ci ha abituati ad un modo molto originale per promuovere i suoi libri: se per lo scorso aveva cercato di creare una tribù di lettori, in questo supera se stesso con un’idea semplice ma geniale, IMHO.

Se qualche anno fa era sufficiente raggiungere gli influencer di riviste, quotidiani e TV con copie gratuite per garantire il successo di un libro, oggi questo non basta o non serve; meglio raggiungere gli influencer della rete, ma solo se realmente interessati.

Ecco che Godin regala una copia gratuita in anteprima ai primi 3mila che effettueranno una donazione di alemno 30 $ a Acumen. Per noi dall’altra parte dell’Oceano il processo è unpo’ diverso, possiamo ricevere solo le prime 20 pagine via e-mail a froonte di una donazione piccola piccola (meno di 7 Euro). Insomma, non basta inviare la richiesta via mail e poi lasciare il libro a far polvere, bisogna dimostrare che ci interessa davvero.

Mi sembra una mossa geniale in cui tutti guadagnano: la filantropia, la nostra coscienza che almeno per stanotte dorme sonni tranquilli e ovviamente Seth Godin, che riesce a far parlare di sè. Del resto non per nulla é Seth Godin :)

Ah, dimenticavo, un po’ ci guadagno anch’io e i miei lettori, perché conto di recensire le 20 paginette non appena mi arriveranno :)

I pilastri dell’Enterprise Generated Content: il convegno in Bocconi

Ieri giornata in Bocconi a seguire il convegno su quello che hanno definito Enterprise Generated Content, ovvero come le aziende diventano produttrici di contenuto all’interno di Internet e dei social media.

Il convegno è stato lungo, ma denso di molti spunti interessanti. La ricerca ha seguito tre filoni: i contenuti, ovvero come le aziende producono e utilizzano i contenuti, le relazioni, cioè se le aziende sollecitano e ascoltano, qual è il loro narrato, le piattaforme, ovvero quantità e varietà di contenuti, presenza o meno di linee editoriali.
Paola Dubini ha presentato la prima e più interessante parte della ricerca, che ha studiato 100 aziende italiane e verificato la loro presenza in rete , sia come presenza istituzionale attraverso un sito Internet, sia come presenza sui Social Media.
In generale le percezioni di chi lavora nel settore sono state confermate:
-    Molte aziende sperimentano in rete, ma format e linguaggi non sono ancora consolidati
-    Le aziende prediligono uno sviluppo dei contenuti in profondità piuttosto che una presenza multimediale con il presidio di più canali
-    L’interazione è ancora poco sfruttata e in generale si procede con molta cautela

La ricerca ha poi fissato le 100 aziende su una matrice che incrocia due assi, la ricchezza del contenuto e l’intensità della relazione:

Matrice Enterprise Generated Content Università Bocconi

Le aziende USO TRADIZIONALE sono 35, hanno generalmente un marchio consolidato e una forte cultura di prodotto; il loro obiettivo è informativo più che di engagement dell’utente. Non si deve però pensare ad aziende poco attive a livello di comunicazione, Apple è stata infatti portata come esempio di questo quadrante.

Le aziende STRATEGIE EDITORIALI sono invece 20 e dimostrano una grande varietà nell’uso e sperimentazione nell’uso dei mezzi per fornire servizi ad alto valore aggiunto, sebbene il sito Internet rimanga comunqu un hub importante nella strategia comunicativa. L’esempio fatto è quello di Epson.

Il quadrante PURCHE’ PARLINO vede invece 23 aziende; qui l’obiettivo è attrarre utenti, ma difficilmente si riesce ad instaurare una relazione che vada oltre la visita. L’esempio fatto è quello di Skittles.

Infine, le aziende del quadrante LA GESTIONE DELL’IPERDIALOGO (22 in tutto): qui i social media sono un ambito importante di sperimentazione nel processo comunicativo con i propri pubblici, anche perché si rivolgono generalmente ad utenti teen che sono raggiungibili soprattutto con questi media. In queste aziende si comincia anche a vedere una integrazione di questi strumenti all’interno dei processi aziendali. L’esempio fatto è quello di Volcom.

Infine, altro dato che intuitivamente credo sia già noto a chi opera nel settore: non esiste una correlazione statisticamente significativa tra visibilità e intensità della presenza. È un dato forse ancora prematuro, ma. IMHO, deve far riflettere attentamente aziende e operatori del settore su quali siano le strategie e gli investimenti corretti da fare nei Social Media e soprattutto con quali metriche vadano misurati.

In parte a questa riflessione ha risposto Pepe Moder, Barilla: con l’esperienza dei Diari del Mulino l’obiettivo non era tanto quello della vendita o dell’advertising in senso classico, quanto la raccolta di insight, del vissuto esperienziale raccontato e visto attraverso gli occhi del consumatore. Come ha sottolineato anche Patrizia Intorno, Purina, si è ascoltatori prima che speaker e il coinvolgimento nei social media deve essere sì quello dei consumatori ma anche all’interno dell’azienda.

La seconda parte della ricerca è stata invece presentata da Francesco Saviozzi e cercava di dare un quadro di come la filiera della comunicazione, tradizionale e digitale, stia cambiando per i processi in atto e si delinei sempre più come una rete e non come un processo lineare. Il ruolo dell’utente stesso è indubitabilmente cambiato, entrando non solo come spettatore e anello finale, ma spesso come anello centrale nella co-produzione di contenuti.

Come sempre pulita e interessante la presentazione di Mauro Lupi, che ha ripresto i temi di quello che definisce Content Marketing. Molto interessante anche la presentazione sullo storytelling di Andrea Fontana che ha invitato a concentrarsi sulle 4 dimensioni fondamentali della narrazione: la biografia dell’interlocutore, l’organizzazione patemica dei discorsi, la strategia e soprattutto cercare di generare story listening.
Alex Giordano infine ha presentato famosi casi di flop virali, da United Breaks Guitar a Comcast e Domino Pizza.

Infine, molto interessante e ricca di spunti la discussione con gli editori nel pomeriggio, soprattutto per il rapporto tra editoria e diritto d’autore. Ma di questo ne farò oggetto di un post ad-hoc :-)

Ultima notazione di carattere del tutto personale: non trovate odiosi gli oratori che dopo aver fatto il loro intervento scappano oberati di chissa quali impegni? Possibile che gli altri non abbiano mai nulla di abbastanza interessante da dire perchè trovino il tempo di fermarsi?

Cose da matti

Quest’anno la mia produzione di marmellate si è arricchita di qualche new entry, vista soprattutto la produzione spropositata di fichi delle nostre due piante.

Ma certo non bastava… Ho scoperto che avevamo anche una pianta di rosa canina e ho deciso di farci la marmellata: giudicate voi se non è una roba da matti!!!

040

045

Responsabilità, organizzazione e Brand image

Proprio ieri chiacchieravo con un collega di come la libera professioni aguzzi l’ingegno; non è che sono diventata tutto d’un colpo più intelligente, ma si impara presto che la parola “non so farlo” non è economicamente redditizia e che non c’è nessuno a cui fare escalation o a cui scaricare il problema. In azienda è diverso, perchè puoi sempre spostare la patata bollente sulla scrivania di un collega o chiedere ad un fornitore di aiutarti a uscirne.

Questa mattina leggo poi due post interessanti. Mafe de Biagi racconta nel suo No Logo di una pessima esperienza con il soccorso stradale e sottolinea come tutti gli anelli della catena debbano tenere: è inutile investire milioni in comunicazione e avere sofisticatissime strategie quando il commesso a cui ti rivolgi per acquistare un prodotto è sgarbato e poco preparato.

Seth Godin, con la sua solita eleganza, sembra rincarare la dose in un post in cui sottolinea bene e in modo spietato il modo in cui spesso i problemi del cliente all’interno delle grandi organizzazioni vengono semplicemente palleggiati da una scrivania all’altra, dietro l’alibi “Io lavoro solo qui, non puoi prendertela con me”.

Certo, c’è un discorso di empowerment, di obiettivi, ecc. che sento fare da quando ho cominciato a lavorare, ma forse è arrivata l’ora di una visione un po’ più radicale: forse è davvero venuto il momento in cui le organizzazioni come le abbiamo viste fino ad oggi hanno fatto il loro tempo, non è ua questione di orgoglio nel lavorare in un’azienda o per un Brand, è una questione di come ci si organizza, cosa viene sanzionato e cosa incentivato, non solo a livello economico, ma soprattutto sociale.

Se penso ai Brand di successo, mi vengono in mente non solo grandissimi progetti innovativi a livello di comunicazione, ma grandi riorganizzazioni interne. Insomma, se dovete chiedere ancora 8 approvazioni a legali, superiori, casa madre, ecc per ogni cambio di status su Facebook, il problema non è solo la pagina di Facebook, probabilmente.

Una guida digitale

La Vespa a SaorgeStiamo programmando una piccola vacanza a fine Giugno e come ogni anno ci dividiamo i compiti: Davide si occupa della Vespa, la manutenzione, i bagagli, ecc; io faccio il tour operator, cerco e propongo gli itinerari, faccio le prenotazioni. Tra i miei compiti c’è dunque quello di cercare le guide e portare dietro l’essenziale, in Vespa non c’è spazio per concedersi il lusso di libroni.

Si sa che più che due centauri siamo due gastronauti, perciò ogni anno mi ritrovo a sfogliare le guide dei ristoranti e a fare quintali di fotocopie: lo spazio per le guide non c’è e soprattutto non c’è lo spazio per libri da 1000 pagine sapendo che al massimo ne useremo una cinquantina. Eccomi allora a fotocopiare e tutti gli anni c’è qualcosa che non va: i formati non sono A4 per cui finisco sempre per tagliarne fuori qualche pezzettino, le guide sono spesse e non riesco mai a fotocopiare decentemente il centro della pagina e poi ovviamente manca sempre qualcosa, perchè i nostri itinerari cambiano e ci si può scommettere che quel paesino con quell’osteria tanto carina… ma è troppo lontano non lo fotocopio… poi finisci per visitarlo e chi si ricorda come si chiamava quel posticino dove mangiare :-(

E non parliamo della guida ai vini: mica possiamo portarci dietro 2 kg di guida, ma poi finisce sempre che andiamo alla cieca su cosa bere, perchè se abbiamo una discreta cultura (e pratica) sui vini piemontesi, toscani e sul Franciacorta, sulle altre regioni non siamo altrettanto ferrati. E va bene informarsi sui vitigni, ma quando in carta trovi 10 cannonau, come fai a sceglierne uno?

Il mio inseparabile Black Berry (in vacanza spesso spento) in queste circostanze è quasi inutile, perchè i consigli che posso avere sono quelli di Google Maps, ovvero Pagine Gialle e pochi altri siti. Ma non quelli delle miei guide. Ora, i commenti degli utenti sono preziosi, ma in vacanza non ho tempo e voglia di scorrere tra 30 commenti di utenti per sciegliere il ristorante dove mangiare, preferisco affidarmi ad un parere che considero autorevole (tanto che ho comprato la guida) e che mi semplifica la ricerca di informazioni, perchè al massimo leggerò un paio di recensioni. Non pretendo di averlo nemmeno gratis, tanto che la guida l’ho pagata, ma di averlo in mobilità. Perchè non posso avere le stesse informazioni sul mio palmare invece di portarmi dietro chili di carta? Ma tutti quello che comprano queste guide viaggiano solo in macchina (perchè anche in aereo vuol dire sottrarre spazio)?

Mi stupisce che nessun editore ci abbia ancora pensato: sarebbe sufficiente prevedere un codice su ogni copia per poter riconoscere chi lo ha e una volta riconosciuto come “proprietario” fornire le stesse informazioni in formato digitale. Oppure si potrebbe prevedere un abbonamento a sè per i clienti digirali: se sottoscrivi un abbonamento ti dò la possibilità di consultare l’elenco dei ristoranti recensiti in Italia, magari inserendolo nelle Google Maps che ho già nel telefonino.

Non è la stessa cosa leggere le recensioni sui numerosissimi siti di amanti della buona tavola, perchè nelle guide si presuppone l’intermediazione di un esperto che dà un qualche valore aggiunto. D’accordo, molte guide poi sono poco serie e prezzolate, ma è un po’ la stessa cosa che leggere Google News o La Repubblica: hanno entrambi dei vantaggi, quindi non vorrei privarmi nè dell’uno nè dell’altro.

P.S.: anche il libro che vorrei leggere in vacanza è troppo voluminoso e per di più con copertina rigida per cui ne uscirebbe distrutto. Dovrò perciò ripiegare su altro. E nemmeno il kindle potrebbe aiutarmi :-(