Archivio per la categoria 'L'angolo delle buone intenzioni'

Un altro esempio di cattiva user experience: la cantina di Orsolani

Tranquilla domenica di pigrizia, solo splendido ma poca voglia di andare a faticare in montagna, decidiamo di andare a vedere le cantine di Orsolani, superbi produttori di un fantastico (anzi due da quest’anno) Erbaluce metodo classico. Ci avviamo e solo per strada ci sorge il dubbio che potrebbero non essere aperte… OK, avete ragione, due persone con un minimo di furbizia si sarebbero fatte la domanda prima e magari documentate, ma le nostre domeniche si organizzano davanti a cornetto e caffè, orari e appuntamenti ci stressano a sufficienza in settimana!

Proprio questa mattina dicevo al mio compagno come Internet in mobilità stia diventando per me un’abitudine anche se vi accedo solo da un anno e di quanto sia contenta del mio telefonino con offerta flat sulla navigazione (non vi dico marca e modello se no diventa una marketta ;-) ma non è quello bello bello per cui c’erano le file a Natale!). Sfodero allora il mio super device e vado a vedere il sito, ci saranno ben scritti gli orari di apertura no?! Arrivo al sito, splash page che mi invita a scegliere italiano o inglese e poi il nulla: una testata in HTML con logo e poco più. Il resto del sito? In flash naturalmente.

Ecco, questo mi fa proprio imbestilire. Audiweb ci informa che il 5% degli accessi a Internet avviene da mobile, l’indagine di novembre di Opera ci dice che da Gennaio a Novembre 2008 le pagine viste da mobile sono aumentate di oltre il 200% e noi continuiamo ad avere siti ciechi, completamente invisibili.

Mobile phone Zombies

Intendiamoci, non voglio dire che tutti i siti vanno ottimizzati per cellulare in tutte le loro parti; non credo che farò mai in mobilità la visita virtuale di una cantina o che andrò a vedere la storia di un Brand. E’ una questione di usabilità e di essere utente-centrici nel progettare. La domanda di base che dovremmo porci è che cosa un utente potrebbe voler consultare in mobilità. Probabilmente poche cose:

  • i distributori o i negozi per un marchio, con relativi orari di apertura e cartina
  • le informazioni tecniche di base su un prodotto o almeno un elenco dei prodotti e i loro prezzi di listino
  • eventuali promozioni

E’ così difficile prevedere una mini pagina in HTML accessibile da cellulare, con una grafica essenziale che dia queste informazioni? Se poi siamo bravi possiamo addirittura decidere di sviluppare un progetto ad hoc per alcune sezioni, anzi sarebbe caldamente consigliabile, ma almeno rendiamo leggibili e accessibili con uno sforzo minimo informazioni che già esistono.

La cantina di Orsolani è a una cinquantina di chilometri da casa mia e non mi priverò del piacere delle loro bollicine per questo, ma cosa sarebbe accaduto se avessi cercato ad esempio il sito di due ristoranti o di due alberghi? E’ probabile che mi sarei rivolta a chi mi dava le informazioni di cui avevo bisogno quando ne avevo bisogno.

P.S.: alla cantina ci siamo arrivati e la domenica è chiusa. Quando sia aperta non lo so, visto che anche sul sito non è indicato. In questo caso il loro Riserva val bene una telefonata, ma so già che polemizzerò sul loro sito con il loro cantiniere… quando avrò l’onore di incontrarlo :-)

L’angolo delle buone intenzioni: il portale Enel

Questa è il pèeriodo dei portali che mi fanno arrabbiare…

Come ogni bimestre ricevo la bolletta della luce direttamente nella mia casella di posta elettronica; comodo, veloce e non inquina come la bolletta cartacea. Come ogni trimestre ricevo anche la bolletta del gas che per qualche inspiegabile motivo continua ad arrivarmi a casa dei miei genitori, nonostante il contratto sia intestato a me e alla nuova casa in cui ho la residenza… bah?!

Sulla bolletta del gas scopro che posso collegarmi al portale Enel e chiedere che mi venga inviata la bolletta via mail. Ottimo, non perdo un’istante. Sempre sul portale scopro che se ho più forniture da Enel posso unirle in un unico profilo. Ma che bello!

Ci provo ma, questa è bella… Dunque, sul portale sono riconosciuta come cliente gas, perchè mi ero registrata tempo addietro per collezionare i punti fiammella. Perciò devo associare la fornitura di energia, di cui hanno tutti i miei dati visto che mi inviano peridicamente la bolletta e una RID bancaria… Ma no, non bastano i dati che hanno perchè mi chiedono il codice fornitura. OK, cerco sulla bolletta, e, no, questo non è, questo neanche, anche con questo mi dà errore… insomma, pur con la bolletta davanti non riesco a trovare il codice da inserire. Lo dicevo io che dovevo prendere la laurea in ingegneria!

We Ate WellAlla fine rinuncio. Non colleziono i punti fiammella con i consumi della luce, pazienza. Speriamo solo che la prossima bolletta arrivia via e-mail e non a casa dei miei.

Già, perchè se l’alternativa è chiamare il call centre per capire come fare… piuttosto comincio a cucinare sulla legna!

L’angolo delle buone intenzioni: un contatto da Trenitalia

A seguito del mio post sul sito Trenitalia, con mio grande piacere sono stata contattata da Gaspare Cimini, responsabile Internet di Trenitalia.

Gaspare mi ha dato il suo punto di vista sul sito, spiegandomi le difficoltà interne che si incontrano quando si aggiunge un nuovo canale di vendita ad altri consolidati da decenni. Non mi stupisce per nulla che le difficoltà ci siano, avendo io stessa lavorato per molti anni in una multinazionale per cui Internet non era certo il core-business.

Ho spiegato anche a Gaspare che le mie critiche volevano essere un ragionamento costruttivo su un sito di cui non nego certo la complessità, ma proprio per il lavoro che faccio ne vedo le potenzialità e gli inutili ripiegamenti.

in ogni caso ho apprezzato molto il contatto, sia per un innato narcisismo (mi ha lusingato non poco), sia per la dimostrazione che anche le aziende “hanno le orecchie”. Ora aspetto Trenitalia al varco, speriamo che il sito migliori la sua usabilità perchè è l’unica strada per diventare un canale di business ancora più proficuo, IMHO.

L’angolo delle buone intenzioni: lo sciopero di Alitalia

Martedì scorso, come molti altri viaggiatori, sono rimasta bloccata in areoporto a causa dello sciopero di Alitalia. Il giorno prima di partire c’erano giò stati disordini e molti aerei erano rimasti a terra. Decido perciò di controllare se anche i miei voli possano essere a rischio, in modo da decidere il da farsi. Sarò poco patriottica, ma quando volo cerco orari e prezzi migliori, la scelta della compagnia è per me del tutto ininfluente.

Controllo sul sito Alitalia, nulla. Controllo sul sito dell’areoporto di Milano, un link alla pagina del Ministero dei Trasporti con l’elenco degli scioperi indetti, su cui non appare nulla visto che lo sciopero non era stato ancora dichiarato ed è poi stato precettato.

Insomma, vengo lasciata sola senza informazioni, mi devo affidare a siti di quotidiani o dell’ANSA.
Waiting a plane

E mi viene un sospetto infamante, che il budget del sito sia stato tagliato, in periodi di magra avviene spesso, e non siano autorizzati aggiornamenti di quel genere.

Che lo sciopero sia un diritto sacrosanto nessuno lo mette in dubbio, che crei disagio è palese e l’obiettivo stesso dello sciopero, ma che impedisca alle persone di sapere ciò che le attende e di scegliere per se stesse, beh, questo non è sciopero, è disinteresse totale nei confronti di chi, alla fine, paga i biglietti, dunque gli utili degli imprenditori e gli stipendi dei piloti. Forse almeno su questo bisognerebbe essere d’accordo.

IAB Forum 2008 – riflessioni della domenica

Per chi lavora nel nostro settore lo IAB Forum è un po’ come il Natale, un appuntamento fisso che sai che arriva in inverno, quando fa freddo e il tempo è brutto e che come a Natale incontrerai molte persone, alcune le rivedrai con piacere, altri saranno sorrisi di circostanza.

E anche quest’anno lo IAB Forum è arrivato, tutti nei giorni precedenti ci siamo chiesti “Ma tu quando vai?”, “Ci vediamo allo IAB” campeggiava su Facebook e messenger…

Cosa è stato detto e fatto ormai lo sapete già e poi c’è un ottimo live blogging di tutto il convegno qui. Purtroppo ho potuto partecipare solo a spizzichi e bocconi, godendomi la mattinata di mercoledì e i workshop del giovedì pomeriggio, per cui le mie riflessioni saranno necessariamente parziali.

Come prima cosa, quest’anno lo IAB Forum arrivava in un momento difficile e strano: la crisi economica ci spaventa, l’elezione di Obama ci ha eletrizzato. Era dunque difficile trovare un tema che non suonasse ridicolo in un momento di contrazione degli investimenti o al contrario apocalittico. Gli organizzatori sono stati molto bravi e personalmente ho apprezzato molto l’intervento di Marco Vernocchi di Accenture che ha fotografato la struttura industriale/artigianale del nostro settore; credo che i punti di forza e debolezza individuati diventeranno cruciali con la crisi alle porte.

Nota divertente dallo IAB la campagna ideata da Gay.tv con una drag queen truccatissima ed elegantissima che inseguiva i maschietti presenti per farsi fotografare con loro e poi rivedersi sul sito. Insomma, nulla di particolarmente innovativo ma bello lo humor con cui era giocata l’iniziativa. Di segno opposto invece le hostess hawaiane con gonnellino di paglia in uno degli stand: è vero che siamo i primi a spettacolarizzare tutto, ma ho trovato l’iniziativa di cattivo gusto, sessista (tanto più che il nostro è un settore a forte presenza femminile…) e troppo sopra le righe perchè infondo è sempre un evento dedicato agli operatori.

Ultima nota di plauso e contemporaneamente biasimo per l’impatto zero dell’evento: ultima consacrazione del green marketing e qualunque sia stato ilfine, morale o utilitaristico, dell’iniziativa, finalmente riusciamo a fare qualcosa di buono per il nostro pianeta. Però… l’attezione all’ecologia si dimostra anche nelle piccole cose e nei gesti che compiamo quotidianamente, nella scelta dei prodotti che acquistiamo, ecc. Va benissimo la forestazione compensativa dall’altra parte del mondo, ma poi sull’invito viene messo in evidenza un parcheggio di 500 posti auto vicino alla fiera… Perchè non scrivere: IAB consiglia la scelta dei mezzi pubblici per diminuire l’emissione di CO2; se proprio devi arrivare in auto c’è un parcheggio a pagamento, ecc.? Credetemi, ho sempre preso i mezzi per arrivare al MIC e non ho nemmeno perso un grammo!