Archivio per la categoria 'Libri e Convegni'
Osservatorio Mobile Content e Internet
Oggi al Politecnico di Milano si è tenuto il convegno dell’Osservatorio Mobile Content e Internet. I dati, come sempre, sono molto interessanti anche se, a onor del vero, non sorprendono.
In un quadro di crisi generale cala la spesa, seppur in modo modesto (-3%). In questo quadro però il calo dei contenuti mobile più classici ha un declino importante (-20%), mentre aumenta in modo significativo la navigazione da mobile, con oltre i 10 milioni di utenti unici al mese.

Del resto è di pochi giorni fa la notizia che l’Italia è il Paese con il più alto numero di smartphone. Questa crescita deriva in parte anche dalla diffusione di tariffe di navigazione flat, che fa segnare un +68% nei ricavi delle Telco.

È quasi scontata la conclusione che gli utenti si stanno muovendo verso un uso più maturo ed evoluto del mezzo, abbandonando la semplice personalizzazione a favore di uso più interattivo. Come ha sottolineato Andrew Bud – presidente MEF – i Social Network ed in particolare Facebook sono la vera killer application per la navigazione mobile: in UK Facebook da solo fa metà del traffico mobile.
In questo panorama non può mancare la riflessione sulle Apps; se al Politecnico sono convinti che apriranno le porte ad un nuovo modello di business basato sul freemium (che di nuovo non ha perciò molto), sempre Bud fa notare come le App siano ancora una fetta irrilevante nel mercato dei mobile content. Inoltre il mercato è in una fase ancora molto acerba, in cui non è chiaro quanti player si svilupperanno, se trionferà il modello dei walled garden di Apple o un modello di piattaforma come quello di Android, se si svilupperà anche un mercato pubblicitario all’interno delle App o se continueremo con un sviluppo a 5 zeri del numero di App disponibili… Insomma i punti interrogativi sono più delle risposte, anche se il trend di convergenza iniziato con i netbook, gli e-book e ora l’iPad sembra piuttosto chiaro.
Sull’intervento del vice-ministro Romani invece taccio, in parte perché molto dell’intervento richiedeva conoscenze che non possiedo a un livello tale da argomentare, in parte perché mi sembra che si sia parlato più di TV digitale che di banda larga… forse si saranno confusi il digital divide con lo switch-off e lo switch-over?
E-commerce Netcom forum 2010
Anche quest’anno ho seguito con molto interesse la mattinata dell’e-commerce forum organizzata da Netcomm; si conferma l’ottimo livello degli interventi, a parte un vistoso e stridente angolo di promozione da parte di Poste (main sponsor).
I dati confermano i trend evidenziati negli anni precedenti: anche in periodo di crisi l’ecommerce “tiene”, dimnuendo in fatturato (-2%) ma aumentando il numero delle transazioni. Si conferma anche il divario strutturale tra gli altri Paesi e l’Italia, dove 2/3 dell’e-commerce sono fatti dai servizi e solo 1/3 dai prodotti. Come sottolineato più volte (quest’anno ma non solo) c’è una mancanza di offerta, dovuta soprattutto all’assenza della GDO (che a dirla tutta – a parte rare eccezioni – ha forti carenze anche nella presenza on line).
Non mi è piaciuta invece per niente la tavola rotonda, che – confesso – ho abbandonato a metà. Ho trovato fuori luogo, fuori tema e sopra le righe l’intervento di Mauro Zerbini (IBS) e anche gli altri interventi mi sono sembrati senza verve e senza veramente una case interessante da discutere.
Trovate una telecronaca in diretta e riflessioni a caldo su Twitter con #ecommerceforum.
Le presentazioni sono già on line e le trovate qui. Da segnalare anche la bella ricerca fatta da Netcomm e Contact Lab che trovate qui.
Multicanalità: orgoglio o pregiudizio? – Presentazione della ricerca dell’osservatorio Multicanalità
Oggi ho seguito la presentazione del Rapporto 2009 dell’Osservatorio della Multicanalità. Anche quest’anno la presentazione è stata molto interessante e ricca di molti spunti.
In diretta, per quanto ho potuto vista la densità della presentazione, ho twittato i dati che mi sembravno più rilevanti, ma davvero ce n’erano tanti! Mi spiace di aver visto solo ora che era stato scelto un hash tag ufficiale, purtroppo avevo fatto da me… scegliendone uno un po’ più corto!
Le presentazioni sono già disponibili e scaricabili on line, quindi non riporto numeri e cifre, ma vorrei invece soffermarmi su alcuni spunti davvero molto molto interessanti.
Il primo dato che è emerso con chiarezza è che non possiamo più segmentare in base a variabili di età: a parte il cluster degli Esclusi dove predominano persone oltre i 54 anni, gli altri cluster hanno un bel mix di età all’interno. Questo mi fa pensare che i nuovi media siano davvero ormai diventati bagaglio essenziale per tutti, che non siano più nuovi affatto.
Il secondo dato che mi ha molto colpito è quello dei flussi: 3 miliardi di Euro sono passati verso i cluster Open Minded e Reloaded, cioè i cluster più multicanale. Non so di quali evidenze empiriche abbia bisogno ancora il mercato italiano per osare di più, ma non più tardi di questo pomeriggio un cliente di un importante Brand consumer mi ha avvisato di una riduzione del progetto on-line perché le cose da fare sono tante e da qualche parte si deve tagliare… :’( A questo tema è collegato il quesito che ha posto Noci in apertura: se il 40% degli utenti si sono spostati verso la multicanalità, dobbiamo cominciare a chiederci cosa sarà la marca tra 10 o 20 anni e cominciare a costruirle. Giovanni Pola ha evidenziato bene che i cluster Reloaded e Open Minded sono fortemente diversi e chiedono un approccio differente; forse dobbiamo anche cominciare a capire se vogliamo che i nostri Brand siano Reloaded o Open Minded, perchè delle due l’una, IMHO.
Emerge in modo molto chiaro anche che Internet e Mobile non sostituiscono la TV in tutto e per tutto; anche i cluster più avanzati continuano a guardare la televisione, ma cambia il valore attribuito al mezzi: i consigli per gli acquisti non interessano più in TV, per quello c’è la rete, il primo schermo viene usato principalmente per svago.
Ultimo spunto, per posizione e non per importanza, arriva proprio dalla presentazione di Noci: le imprese che riescono meglio a raggiungere un consumatore multicanale sono quelle in cui IT e Marketing lavorano in stretta sinergia. Sono cioè quelle imprese cliente-centriche in cui a guidare i progetti è un approccio strategico al cliente e non la difficoltà a far dialogare due database. Qui probabilmente si è toccato un nervo scoperto: essere multicanale è faticoso, significa integrare, a livello tecnico ma soprattutto organizzativo, significa prendersi dei rischi e sperimentare.
Infine, una nota di colore rosa: finalmente 2 relatrici donna importanti e bravissime, entrambe di Nielsen!
Marketing ti presento il Mobile? – Presentazione della ricerca al MIP
Oggi ho seguito a Milano la presentazione della ricerca 2009 dell’Osservatorio Mobile Marketing and Service.
Di molti spunti ne ho già parlato via Twitter, ma su un paio di riflessioni vorrei fermarmi.
Primo, i mobile surfer sono, a seconda delle stime, tra i 7 e gli 8 milioni; a memoria, mi sembrano circa 3 milioni in più dello scorso anno. Merito dei piani tariffari flat, ma merito anche dei grandi assenti di oggi: i Social Network. Non se ne è parlato affatto o quasi, eppure ho il forte sospetto che molti di quegli utenti o una buona fetta del loro tempo di online con il mobile sia proprio dedicato a Facebook and Co.
Secondo, trai big spender in pubblicità in Italia, 19 spender hanno investito nel mobile realizzando 31 applicazioni. Poche, pochissime. Come ha sottolineato bene Andrea Boaretto manca un approccio strategico, siamo ancora nella sperimentazione più per far parlare di sè che per usare davvero il mobile come canale.
La sensazione è che il mobile funzioni benissimo come servizio di caring per realtà medio piccole. Interessanti a questo proposito alcune case history:
- Le Chiuse di Reopasto, piccolo agriturismo che avvisa via SMS i clienti quando inizia la macellazione e permette di prenotare sempre via SMS. Risulato: +76% di vendite in 2 anni e payback dell’investimento in 2 mesi
- Teatro Giuseppe Verdi di Trieste, che avvisa via SMS dei posti ancora disponibili per lo spettacolo serale con un prezzo last minute. Risultato: pay back inferiore agli 8 mesi e break even con la vendita di 14 biglietti a spettacolo
Del resto siamo non solo il Paese con la più alta penetrazione di cellulari, ma anche con un tessuto industriale fatto di piccole e medie imprese. Forse proprio questa è la strada del mobile marketing in Italia.
Staremo a vedere, intanto la Mobile Marketing Association aprea anche da noi.
Umanità accresciuta di Giuseppe Guarnieri
Ho la sensazione che questo libro mi sia sfuggito come sabbia tra le mani, mi ha lasciato dei granellini ma non la sensazione di averlo colto appieno, perciò recensirlo sarà impresa ardua.
Il punto da cui parte Guarnieri è che la distinzione tra reale e virtuale è fasulla perché anche la dimensione virtuale incide sulla nostra vita, sensazioni, personalità, desideri in modo reale; siamo persone reali che non smettono di essere tali solo perché si incontrano come avatar invece che come corpi. Sebbene questa tesi sia assolutamente condivisibile e nell’esperienza di chi in rete passa un po’ del suo tempo, Guarnieri la sostiene con una tale convinzione e porta così tanti elementi da diventare indubitabile.
Non esiste un dentro e un fuori, un virtuale così virtuale da essere lontano dalle nostre vite reali da non provocare nessun effetto su di esse. Al contrario, siamo tutti sia dentro sia fuori e le esperienze che viviamo ci cambiano, ci costruiscono un orizzonte diverso. E costruiscono un orizzonte diverso anche agli altri, ai nostri vicini, i nostri colleghi, i nostri compagni di vita. (p. 140)
Ma quali sono gli scenari che si aprono davanti ai nostri occhi in un mondo in cui le relazioni sono fatte non solo di incontri fisici ma anche di incontri virtuali?
Quando siamo on line, tutto questo (si riferisce alle percezioni sensoriali nel mondo, nda) – apparentemente – ci manca. Abbiamo molte altre cose che non possiamo avere utilizzando il corpo (accesso a eventi, informazioni e servizi, accesso a persone lontane, ecc.), ma ci troviamo a dover decodificare e ricodificare un intero sistema di orientamento. Che ruota sempre intorno a persone ed attività umane, ma che è inevitabilmente diverso. E’ il gap dell’immateriale. (p. 91)
Dobbiamo creare un’identità senza corpo, imparare ad agire in ambienti e contesti in cui i nostri sensi percepiscono diversamente.
Paradossalmente non solo la nuova socialità in rete ci costringe ad un uso diverso dei nostri sensi e del nostro corpo, ma l’avanzare delle tecnologie aumenta ed accresce i nostri sensi non solo nel senso già dato da McLuhan con i media come estensione della percezione, ma in senso letterale: arriveremo presto a chip superpiatti che possano essere impiantati per sopperire a deficit o aumentare le nostre percezioni, avvicinando l’uomo a un cyber tecno-umano.
Ma se condivido l’ottimismo di Guarnieri nell’ipotizzare una società in cui gli scambi sociali on e off line abbiano pari dignità e consuetudine, quest’ultima ipotesi mi inquieta non poco e, come dice lo stesso autore, apre un dilemma etico su quale sia il limite. Non credo di voler arrivare al punto in cui sogneremo tutti pecore elettroniche.











