Archivio per la categoria 'Piccole finestre sul mondo'
E da stasera… vacanze!
Ebbene sì, lo ammetto: sto godendo un sacco a vedervi rientrare sapendo che da stasera cavalcherò la nostra Vespa per 15 giorni di tour in Campania… OK, potete obiettare che ad Agosto me ne sono rimasta inchiodata a casa mentre voi eravate al mare o in montagna a divertirvi (e chi mi conosce sa che quest’estate per me non è stata proprio divertentissima causa polmone sinistro con strane idee reazionarie…). Però, cosa vi devo dire, ho sempre avuto il gusto un po’ snob del fare le vacanze fuori stagione, di non sopportare le folle, i bambini vocianti, le code… mi viene sempre in mente una lettura imprescindibile per chi non si rassegna a considerarsi turista.
E il mio spirito snob deve anche confessare un’altra cosa: quest’estate da 4 Square a Twitter, miei cari amici Social Addicted, siete stati proprio insopportabili! Non se ne poteva più di sapere in quale posto foste, dove e cosa mangiavate, quanti kilometri facevate! Basta sindaci del lido Bagni Maria e dell’agritursmo Belli e Sani!
Ovviamente sulla Vespa il portatile non trova posto, con buona pace degli albergatori che specificano sempre la presenza di connesioni Wi-Fi; il Black Berry ce l’avro dietro, perchè Internet in mobilità è diventata una droga e perché un po’ workaholic lo sono, ma sarà spento per almeno 20 al giorno… altrimenti che vacanze sono! Penso che gli unici check in saranno quelli in albergo, forse qualche commento da condividere con gli amici su Facebook, ma scusate: queste vacanze riguardano me e Davide, non la cerchia allargata delle mie conoscenze sul web
Che volete che vi dica… sarò snob, ma il Social ha un limite che finisce quando inizia quella sfera di vita che è davvero tutta personale e per questa vacanza si limita alla scelta dei Bed & Breakfast su Trip Advisor!
Buona fine estate a tutti… io vado a ricaricare le pile perché quest’anno è stato duro davvero e mi aspetteranno mesi molto divertenti ma terribilmente intensi!

Rieccomi – se vi sono mancata
Dopo quasi due mesi di silenzio, timidamente rialzo la testa e provo a scrivere un nuovo post.
Sono stati mesi intensi di lavoro – per fortuna, aggiungerei – ma anche di un po’ di stanchezza personale (aver saltato le vacanze di Natale per una gara si fa sentire) e, siamo onesti, professionale. Stanchezza che mi ha fatto mettere in dubbio questo blog stesso, perché richiede energia, perché non scrivo quanto vorrei, perché il tempo che dedico è sottratto ad altro, perché forse quello che scrivo nemmeno è tanto interessante.
Forse perché sono stata troppo tempo con la testa immersa tra bit e byte o forse perché tutte le volte che alzavo un po’ la testa quello che vedevo intorno non mi piaceva molto. Non mi piace il Paese in cui vivo, quello che vedo attorno mi spaventa molto; sono stanca del mercato in cui lavoro, che non si decide a crescere e ancora oggi ripetiamo cose dette e ridette almeno negli ultimi tre anni mentre il resto del mondo viaggia alla velocità della luce. Eppure, visto che l’idea di aprire un Bed & Breakfast ancora non riesce a convincermi, eccomi qui.
In realtà in questi due mesi di cose interessanti ne ho fatte. Ho lavorato molto su una voce di Wikipedia e dopo anni ancora mi stupisco della bellezza del meccanismo che tiene insieme quel progetto: da chi ti corregge il lead a chi ti suggerisce l’uso corretto del TM, da chi controlla la licenza d’uso delle immagini a chi riformatta le fonti… Sarò un’idealista un po’ romantica, ma vedere che siamo capaci di convivere senza autorità – ma solo con l’autorevolezza – e creare qualcosa di così complesso, mi fa sperare che i fatti di Montecchio Maggiore siano solo un brutto sogno.
Sto mettendo on line il primo sito in cinese e – nonostante gli sfottò del mio compagno – è stato divertente fare il debug, ricontrollare quei caratteri e sentirsi come un archeologo davanti alla Stele di Rosetta; alcuni caratteri li ho decifrati a furia di vederli (ad esempio 印= stampato)! E così, un po’ il mio vecchio sogno di bambina l’ho realizzato
Cina, Google ed etica
Risale a giovedì scorso la notizia della rottura tra Google e il governo cinese: niente più pagina censurate sulla versione mandarina a seguito di un sofisticato attacco informatico a Google e altre importanti aziende. Ho letto un po’ in giro per la rete, bellissimo il post di Zambardino, mi sono mervigliata (chissà poi perchè) dell’assenza di questa notizia sui TG, ne ho parlato co amici e familiari, chi giovedì non leggeva le news on line non ne sapeva nulla.
Ho voluto pensarci un po’, sarebbe facile scrivere un post gridando “W Google che difende i diritti umani”; a dispetto della velocità della rete, avevo bisogno di tempo per formarmi una personale opinione. Alla fine? Ho deciso di aggiungere il mio nome alla raccolta di sottoscrizioni di Internet for peace.
Il punto di questa vicenda è proprio che non ha un punto: è una questione economica, cioè Google alza la voce per trattare nuove condizioni e garanzie con il governo cinese? Oppure è una questione di violazione di segreti aziendali che potrebbero avere evidenti ripercussioni sulla presenza di Google in Cina? Oppure è una questione di principio dove Brinn indossa una scntillante armatura da paladino dei diritti di libera informazione? Secondo me è tutte e tre.
A dispetto del cinismo di molti, non si può negare che questo gesto abbia una eco forte tra chi combatte ogni giorno per i diritti umani e non a caso la politica si è affrettata a plaudere (quella americana, si intenda, quella italiana forse non se n’è nemmeno accorta). Dopo ovviamente. Sarebbe sciocco pensare che Google non cercherà comunque un qualche accordo, non volendo probabilmente rinunciare al più promettente mercato del futuro. Ma non si può nemmeno ignorare che la partita qui si gioca sulla conoscenza e rubare un segreto industriale oggi era come rubare uranio durante la Guerra Fredda.
Ecco forse è proprio questo il punto: in questa vicenda democrazia, correttezza e informazione si mescolano così tanto da parere indistinguibili e forse, finalmente aggiungerei, diventa evidente agli occhi della politica che tollerare regimi autoritari come quello cinese (o iraniano) non è solo un cinico calcolo a discapito del popolo che sottosta a quel regime, ma può avere ripercussioni anche sul nostro benessere. Se non ho mai creduto che si potesse esportare la democrazia, tanto meno con una guerra, non condivido nemmeno il cinismo lassista di chi nulla fa perchè sono grossi e potenti. Il laissez faire, laissez passer del liberismo sfrenato ha portato a una disastrosa crisi economica, potremo imparare a non adottarlo nelle relazioni internazionali.
Un’azienda sana, che genera profitti, può e deve essere capace di dire no. E’ lo stesso principio che guida e ha guidato lo sciopero e la conquista dei diritti nelle democrazie moderne: a vincere in queste battaglia non era il più forte, ma il più caparbio e resistente. Se è sacrosanto che il profitto sia l’obiettivo che guida le imprese, non lo è il profitto ad ogni costo che di solito guida le mafie.
E allora intono “W Google”, sperando che altri ne seguano l’esempio. Don’t be evil. Infondo non si chiede poi tanto.
Persone per bene
Guardare i talk show o gli approfondimenti politici ormai mi stanca, ho la sensazione che in questo matto Paese abbiamo perso il valore, forse un po’ antico e borghese, dell’essere persone per bene.
Che non significa solo non rubare o non commettere crimini, ma anche essere gentili e aperti verso il prossimo, avere almeno una parola buona quando non si può dare altro, sapere quanto si è fortunati a vivere nell’emisfero giusto del pianeta.
E si riceve tantissimo in cambio: forse non favori politici e economici, ma tante persone che ti stanno attorno nei momenti difficili, che ricambiano le buone parole che hai saputo dire e che semplicemente sono lì, a farti sentire un po’ meno solo. E forse questo è il senso vero della vita, anche se non si è ricchi e famosi.
La mia famiglia mi ha insegnato a cercare di essere una persona per bene e di questo li ringrazio. Ciao nonna.
Bastardi senza gloria
Visto ieri sera: FANTASTICO!
Qualcuno dice che è violento; per usare un termine di moda qualche anno fa, io lo definirei pulp; Tarantino è talmente ironico che a me, che non riesco nemmeno a vedere i thriller, non ha dato fastidio.
Spassosissimo, ha tutti gli ingredienti del miglior Tarantino!











