Archivio per la categoria 'Piccole finestre sul mondo'

La TV digitale: altre interpretazioni

In questi giorni ho sentito interpretazioni curiose sul cambio dalla TV tradizionale a quella digitale.

Un ristoratore della Valle d’Aosta: “Io il canone RAI non lo pago e ti sembra possibile che adesso devo spendere dei soldi per comprarmi un decoder digitale. Ma che me lo comprino loro se vogliono cambiare”. Si sa, il servizio pubblico non fa mai abbastanza, anche quando è gratis.

Il mio vicino di pranzo a Eataly, dopo essersi lamentato abbondantemente di tutto e avermi fatto andare di traverso il pasto: ” E poi con questo digitale, diventerà come con i telefonini, che ti spiano sempre e sanno sempre quello che guardi. E’ una fregatura”. Insomma, la sindrome del grande fratello.

Mi sembra impossibile che nessuno lo prenda per quello che è: un cambiamento tecnologico, che permetterà un uso minore di banda e una migliore qualità. O sono io che non ho capito nulla?

Il marketing insegnato dai contadini

Gianluca mi perdonerà, spero, se parafraso una delle sue rubriche che mi diverte tanto.

Ho già detto e scritto della nostra vacanza alle 5 Terre ma un episodio vorrei ancora raccontarlo. Da Moterosso a Vernazza i km sono solo 3 e mezzo, ma un lunghissimo tratto è in salita e richiede ben 401 scalini, come ho poi imparato. Immaginate di farli in una giornata di agosto con il caldo torrido, partendo alle 11.30 del mattino perché ad alzarmi prima proprio non riesco…

Arriviamo a fine scalinata, sudati, sporchi e immagino puzzolenti e troviamo un contadino che ci vende un meraviglioso grappolo di uva albarola alla modica cifra di 1 Euro al grappolo. Non mancano le chiacchiere di come si stava meglio quando si stava peggio, qui era tutto coltivato, i treni arrivavano in orario, ecc.

Mangiamo la nostra uva, è dolcissima, ci dà energia meglio del nandrolone e ripartiamo. E dentro di me penso che ques’uomo le 4P le ha capite meglio di Kotler :-)

Quello che non dicono di FIAT

In questi giorni di Fiat si parla moltissimo, dall’acquisizione Chrysler a quella Opel. Dopo aver lavorato dentro per quasi 6 anni della mia vita, beh, mi sento ancora un pezzo di quel gruppo e tifo per loro.

Quello che però non leggo sui giornali, ad eccezione del post di Luca De Biase, sempre molto acuto, è il grande cambiamento culturale che Marchionne ha portato nel gruppo.

Torino è Torino, è la quintessenza del piemontesismo e della sabaudietà e FIAT non poteva di certo sottrarsi a questo clima. La FIAT è sempre stata pervasa da rispetto per la gerarchia e per le forme, dall’uso di colori diversi nei badge a seconda del tuo livello, al tu o al lei a seconda di anzianità aziendale ed età e così via… Norme tacite, ma che si imparavano in fretta, forme di educazione del tutto rispettabili, ma che in  molti casi tendevano a diventare una sorta di maschera dietro cui nascondere qualcosa di meno positivo: il far decidere sempre ai vertici, è colpa del mio capo perchè io non posso, lo farei ma sai è una questione politica…

Insomma, la cultura aziendale aveva bisogno di un rinnovamento forte che snellisse le catene decisionali e rinfrescasse un po’ il management. Il primo enorme scossone, che con understatement tutto sabaudo si tace, lo diede Lapo Elkann; ho avuto il piacere di fare con lui una riunione quando ancora era in FIAT Auto e il ricordo che ho è di una persona che mi ha lasciato parlare ed esporre quello che stavamo facendo, anche se allora avevo solo 27 anni ed ero l’unico non dirigente nella stanza. Allora fu una gratificazione enorme.

L’altro scossene lo diede Marchionne, senza i clamori delle cronache, ma come un bulldozzer rinnovò gran parte del management, incominciò a valutare sui risultati, a chiedere sempre di più, ma soprattutto riuscì in quello in cui tanti si erano cimentati: a tutti i livelli si sentiva forte la pressione del risultato e la reponsabilità della propria gestione. Non c’erano questioni politiche o scuse perchè il mio capo… si aveva un obiettivo e verso quello di doveva correre a testa china.

Ho lasciato il gruppo il 1 Novembre del 2007, ma dai vecchi colleghi vedo che la strada intrapresa è quella. Ecco perchè allora tifo Marchionne; diciamocelo, è pure un po’ antipatico e supponente, ma sfido chiunque a dirmi che 4 anni fa avrebbe creduto che la FIAT potesse arrivare al tavolo delle trattative da acquirente e non da acquisita. In questi frangenti viene fuori anche un po’ di  orgoglio italiano e mi arrabbio tanto quando sento dire che FIAT però… Chissà se Marchionne riuscirà anche a cambiare la nostra stupida abitudine di sputare nel piatto in cui mangiamo e renderci orgogliosi per una volta senza fare tanta dietrologia.

Tutto il mondo è Paese

Il lavoro che faccio in molti momenti riesce ancora a sorprendermi e farsi amare, soprattutto quando ha a che fare con le persone.

Nei giorni scorsi ho contattato alcuni utenti di Flickr per chiedere loro l’autorizzazione ad usare le loro immagini in un sito su cui sto lavorando ed ho ottenuto le risposte più disparate.

C’è chi fiuta il dollaro, vede un’agenzia importante e prova il colpaccio, chiedendo tanti soldi, decisamente troppi; poi c’è l’entusiasta, che è così felice che tu l’abbia considerato che sarebbe forse disposto anche a pagarti pur di vedere una sua foto pubblicata; c’è anche quello che fa un po’ il piacione e prima di risponderti sì o no ti chiede di dove sei e il numero di telefono, perchè non si sa mai…

Insomma, umanità varia e varigata, alla faccia della realtà virtuale!

Allevamenti, industria, etica e deliri sparsi

Periodo di super lavoro e fatico un po’ a tenere il passo con le letture, per cui ho ancora da leggere molti articoli interessanti sul vecchio Wired mentre nella buca c’è già quello nuovo.

Mi ha colpito un articolo sul numero di Maggio, “Internet conosce i suoi polli“, in cui si decantano le meraviglie di un allevamento iper-tecnologico in cui i pulcini sono pesati da sofisticati sensori per capire se stanno male, il tutto controllato in remoto, ecc.
Bulk Bin of Mini Rubber Chickens

Sarà perchè la puntata di Report di domenica scorsa mi ha fatto ulteriormente stringere la cerchia di cosa mangio e come lo scelgo, sarà perchè tutti i sabati mattina parto, rigorosamente a piedi e con il mio carrellino della spesa, per fare i miei acquisti a “km 0″, ma proprio questo allevamento non mi piace. Da anni compro solo uova di animali allevati a terra e non in batterie disumane, e le uova che compro sono diverse ognuna dall’altra in dimensioni e colore, proprio come le galline che le hanno deposte, e soprattutto, udite udite, sanno di uovo davvero, provare la mia crema pasticcera per credere! Trovo questo articolo molto poco Wired e tanto tanto Expired.

Progresso non significa tecnologizzare tutta la nostra vita, significa piuttosto mettere la tecnologia al servizio della qualità della vita stessa; sarà sorprendente riuscire a far dialogare tutte queste variabili insieme, ma non ci trovo nulla di cui compiacersi, preferisco vedere un pollo razzolare in cortile e magari mangiare parte dei cereali coltivati nella stessa fattoria. Anche la clonazione umana sarebbe sorprendente, ma non per questo è da approvare e, anche in questo caso, preferisco l’alternativa biologica a quella tecnologica :-)