Archivio per la categoria 'Piccole finestre sul mondo'
Perchè amo il mio lavoro
Non sono improvvisamente diventata una workholic, spengo computer e cellulare quando non lavoro, non corro a leggere l’e-mail quando rientro da una cena, divido vita privata e lavoro anche se si svolgono sotto lo stesso tetto… Però il mio lavoro mi piace per un’infinità di ragioni:

- per lavoro sono costretta ad aggiornarmi in continuazione, almeno la prima mezz’ora della mia mattinata è dedicata alla lettura dei post interessanti dei blog a cui sono abbonata, a sfogliare i quotidiani e i giornali di settore per capire cosa succede nel mondo;
- per lavoro sono costretta ad essere presente su molti social network, a interagire, a esserci, a capire come funzionano. Così anche quando sto chiacchierando con un ex collega ritrovato dopo anni su Facebook, posso dire che infondo sto anche lavorando;
- per lavoro sono costretta a continuare a ragionare come una sedicenne, pur avendone 32 e con tutta la stabilità emotiva dei miei 30 anni (credetemi, a 16 ero peggio!), con un rapporto di coppia solido e meraviglioso, con la macchina quando voglio, con i soldi per la pizza in tasca e con una casa mia. Però per lavoro devo continuare a cercare di vedere il mondo come 16 anni fa, con quella voglia di scoprire, di cambiare, di cercare qualcosa di migliore…
- per lavoro sono costretta a leggere tantissimo e fare acquisti in libreria. Non ditemi più che spendo tanto in libri, lo faccio per lavoro.
- l’altro giorno il mio compagno è entrato in camera, dove lavoro e mi ha chiesto cosa stessi facendo. “Sto lavorando” dico io. “ah, e cosa fai di bello?” - “Sto testando un gioco per il cellulare” - dico io. Se ne è andato via scuotendo la testa
- per lavoro spesso passo il weekend davanti al computer ma se in settimana fuori c’è il sole e il lavoro non è urgente… via a prendere una boccata d’aria.
- per lavoro devo sostenere conversazioni e relazioni, attraverso i media o fisicamente, ma il mio lavoro è fatto di persone, non di byte.
- per lavoro sono costretta a continuare a guardare le cose con spirito critico, a vederne i lati da esaltare ma anche quelli da migliorare. Quello che mi ha insegnato la rete è che non c’è mai fine, la vita è un processo che continua… beh… almeno fino a quando siamo vivi.
OK, è venerdì e sono le 18.30, immagino molti di voi che leggendomi staranno digrignando i denti e chiedendosi se sono impazzita, impassticcata o se davvero non faccio un tubo dal mattino alla sera ma passo solo il tempo su Facebook. Calmi, calmi. Se volete vi racconto anche che:
- quando la domenica c’è il sole e tutti se ne vanno in montagna, io spesso sono seduta di fronte al computer a scrivere un progetto a 2.500 battute al minuto perchè il mio cliente lo voleva per ieri ma poi deciderà nel 2027, dicendo “Beh, sì, i social media, la blogosfera, tutto bello, ma sai, non è che… ma se facessimo una bella DEM?”
- quando la sveglia suona alle 6, doccia per svegliarsi, infilo tailleur e tacchi, guardo quelle scarpe infernali e so che non le toglierò fino alle 22 della sera, quando entrerò in casa con la voglia folle di mettermi in pigiama e il mio compagno sorrideno mi dirà “Visto che sei tutta bella perchè non usciamo a cena?”
- quando i clienti pagano le fatture in ritardo ma la rata del mutuo arriva con puntualità tedesca
- quando alla sera mi siedo sul divano, spengo il fastidioso rumore di fondo che è la TV e vorrei leggermi un bel romanzo divertente, invece prendo in mano un saggio, magari inglese, e combatto con le palpebre che calano.
- quando arriva l’ansia di invecchiare, non solo come donna, ma come professionista, di non farcela più a stare al passo, di essere superata dai ragazzini usciti dall’università con così tanta voglia di fare…
Beh, in questi momenti, vorrei che l’universo intero implodesse su se stesso trattenendo dentro tutti gli imbecilli e allora penso a perchè ho scelto questo lavoro e mi dico che sono davvero fortunata perchè per me non ne esiste uno più bello.
Cioè, uno sì, esite, ma non ho ancora trovato inserzioni “AAA Capo del mondo cercasi”.
Al Carrefour di Assago
Mi aggiungo alla voce dei tanti che lo hanno già diffuso e segnalo l’ignobile comportamento da parte del personale Carrefour. Servono scuse ma anche una riflessione profonda, non ci voglio credere! Non è solo inumano, è BESTIALE.
Comunicazione pubblica e politici su Facebook
L’altra sera seguivo uno speciale sulla campagna elettorale per le elezioni presidenziali in USA. Inutile dire che il duello McCain-Obama è appassionante, da tempo non si vedevano due candidati così diversi e con una personalità così forte. Questo sicuramente favorisce una campagna elettorale avvincente, non a caso il discorso di Obama alla Convention democatica ha avuto più spettatori televisivi della cerimonia di inaugurazione dei giochi olimpici.
In ogni caso, mi ha coplito un passaggio della convention: Beau Biden, figlio di Joe Biden, presenta il padre nel discorso di accettazione della vice-presidenza. Il discorso è commovente, noi italiani forse lo definiremmo adatto più a un talk show strappalacrime che a una convention.
Beau Biden spiega come sua madre e sua sorella siano morte in un incidente stradale e il padre sia stato vicino ai figli con grandi sacrifici, pur senza rinunciare alla carriera politica che appare qui come una sorta di chiamata al proprio dovere e alla responsabilità sociale. Invita infine gli elettori democratici a stare vicino a suo padre e a Obama ora che lui dovrà partire per l’Iraq. Insomma, una storia di famiglia toccante e quanto mai opportuna in perfetto stile Carramba.
Allora mi sono chiesta che cosa sappiamo della vita dei nostri politici. Nulla o molto poco. Non ricordo nessuna personalità pubblica raccontare della propria infanzia o delle proprie radici famigliari. Bene o male? Non lo so francamente. In USA la vita privata dei politici è comunque pubblica, basti pensare allo scandalo Clinton. Forse questo è troppo, anche se la richiesta di un maggior rigore etico non sarebbe di certo un male; chiedere ai nostri rappresentanti di essere un esempio etico da seguire, da destra a sinistra, senza derive populiste, sarebbe solo degno di un paese civile.
Ma questo mi ha anche fatto pensare a cosa significa da un punto di vista di comunicazione in Internet (ti pareva che non arrivavo lì?!). L’uso dei social network, che ha così fortemente contraddistinto la campagna presidenziale di Obama, favorisce una commistione tra personaggio pubblico e privato. Ora, non mi aspetto che Obama pubblichi su Facebook foto private come fa un qualunque utente, ma in un certo senso deve stare alle regole del gioco. Lo sappiamo bene noi che di Internet ci campiamo, perchè i nostri profili sono un po’ ovunque e potete trovare tanto i contatti di lavoro che i miei amici più cari o mio fratello.
Se confrontiamo ad esempio il profilo di Obama e di Veltroni su Facebook, notiamo come Veltroni abbia fatto benissimo il suo compitino istituzionale e sia tra l’altro uno dei pochi politici presenti, ma la sua biografia non la troviamo. Certo, un elettore non voterà Obama perchè Mobydick è anche il suo libro preferito, ma è un discorso di credibilità, di stare alle regole dei salotti in cui si entra e non dare l’idea di utilizzarli in modo un po’ furbesco.
In questo senso forse una maggiore commistione tra vita privata e comunicazione pubblica potrebbe far bene anche all’Italia e all’Europa. E nota bene che vita privata non significa necessariamente seguire la love story tra Sarkozy e Bruni!
Perché i colpevoli non festeggino
Questo post è molto personale; quando ho aperto questo blog avevo deciso di lasciar fuori alcune cose della mia vita privata, ma di fronte a fatti tanto grandi sento il bisogno di scrivere e condividere. Decidete voi se volete andare avanti.
Avrei voluto un rientro dalle vacanze più allegro, invece sono stata accolta da una notizia terribile. Graziela Porta è stata incarcerata a Vercelli con un’accusa terribile e con una richiesta di estradizione per l’Argentina, Josè Baravalle si è tolto la vita. Graciela e Josè dall’Argentina sono arrivati 30 anni fa, dopo un lungo impegno politico contro il governo militare che costò loro la prigione, la tortura, infine la fuga in Italia.
Le accuse contro di loro sono pesantissime: associazione a delinquere, tortura, crimini contro l’umanità. Non solo ogni imputato è innocente fino a quando non viene dimostrato il contrario, nel caso di Graziela e Josè è semplicemente ridicolo.
Non posso dire di conoscerli bene, incontri fugaci come genitori di un amico; per Josè ho lavorato qualche giorno di tanti anni fa nel supermercato che dirigeva e ho trovato in lui quell’umanità e quella gentilezza delle persone che davvero credono nella giustizia, nell’equità e nel rispetto. Ricordo di lui un accento spagnolo che incantava e due occhi dolci, paterni, e forse solo ora mi rendo conto che la dolcezza che ispiravano era dovuta ad una tristeza di fondo che non si poteva cacciare.
Questa la sua lettera di addio:
Io non so quello che loro credano che io sappia. Questa storia non finirà mai. Mi spiace tantissimo ma penso che questo sia stato l’unico modo di finirla. Quello che sta succedendo al mio amore non ha alcun senso. E’ tremendo che facciano passare le vittime per carnefici. Qualcuno festeggerà: i veri colpevoli. Spero di essere l’ultima vittima di tante barbarie. Ai miei figli: vi adoro e spero che continuiate ad essere sempre così come siete. La mia unica colpa è stata quella che non sono riuscito a resistere alla tortura. Qual è il limite umano? Chiedo scusa a tutti gli amici e ai parenti. Io sono già passato per questo e sono stato assolto. Me ne vado per non attraversarlo di nuovo. Me ne vado perchè questo deve finire. Addio
Non riesco a trovare un aggettivo per descrivere tutto questo, nessuno è forte abbastanza. Da domani ricominceremo a costruire un mondo migliore, ma oggi sento ancora il bisogno di chiudermi in un dolore a cui non riesco a trovare un significato.
Finalmente vacanze!
Mi piace lavorare in Agosto perchè i ritmi sono più lenti e si riescono ad abbattere quelle pile polverose di “to do” che si accumulano sulla scrivania durante tutto l’anno. Ma…
FINALMENTE SONO ARRIVATE
Da domani: VACANZE
La nostra idea di vacanza è più o meno questa

oppure questa

o quest’altra ancora

Ma come vedete, anche quando viaggiamo pieno carico non c’è spazio nè per il portatile nè per il cellulare.

Ci risentiamo a Settembre!







