Dai fratelli Lumière a You Tube: mezza giornata al Cineshow di Torino

Cineshow LogoComplice la nostalgia e la voglia di tornare nella mia Torino, venerdì pomeriggio ho fatto un salto al Cineshow per seguire la seconda parte del  convegno “Dai fratelli Lumièere a You Tube”.

Il programma mi ha stuzzicato da subito, curiosa di capire come il mondo dello story telling per eccellenza viva e utilizzi Internet, medium che ha fatto dell’autenticità e non della finzione la propria bandiera. La conferenza è stata molto interessante e credo che offra spunti da prendere in considerazione.

Ha aperto il pomeriggio Giorgio Licastro di GFK Eurisko che ha presentato la ricerca sulla multimedialità degli utenti di oggi. La ricerca a dire il vero non è nuova, credo di averla già vista in almeno di un paio di occasioni. La conclusione di Licastro era che due dei segmenti più importanti, sia in termini di spesa che di opinion leader, sono difficili da raggiungere e sembrano dimostrare una buona propensione ad accogliere la pubblicità al cinema. Su questo ho dei seri dubbi, soprattutto se parliamo di utenti multimediali e multicanale su cui probabilmente la pubblicità ha scarsa presa tout court

Bello l’intervento di Stefano Pace dell’Università Bocconi che ha evidenziato come lo spettatore diventi con il web 2.0 co-creatore del contenuto. Il tema poteva sembrare scontato e invece il professor Pace ha saputo portare esempi interessanti e spiegarli in modo semplice anche per chi non ha mai visto una puntata di Lost o del Dr. House come la sottoscritta.

L’intervento di Massimo Proietti, Universal, è stato molto istruttivo perchè ha ripercorso la storia della promozione cinematografica nel web: dalla presenza istituzionale a The Blair Witch Project, primo e forse più riuscito progetto virale via web. Proietti ha sollevato un punto interessante che meriterebbe un approfondimento: il discusso caso di The Dark Knight, con la promozione cinicamente aiutata dalla morte reale di Heath Ledger, oppure la storia – vera o falsa? – della copia pirata di Wolverine, fanno pensare ad un marketing che si distacca dalla storia del film per creare e narrare una storia a sè e, attraverso il web, far acquistare al narrato una certa realtà. La ricerca di autenticità del web richiede verosimiglianza anche alla promozione oppure il marketing si è spinto troppo oltre?

Lo stesso tema lo riprende Alex Giordano di Ninja Marketing, per cui il passaparola nasce quandosi creano esperienze che a loro volta creano un narrato; insomma, alla base del passaparola c’è un buon prodotto. Alex ha poi presentato alcune case-history interessanti e non-convenzionali, ma ha anche sottolineato un rischio: molte di queste strategie si basano sulla co-promozione e richiedono cioè agli utenti un investimento emotivo nel promuovere il prodotto che non sempre gli utenti sono disposti a fare. Più interessanti sembrano invece quelle strategie che richiedono una co-produzione, come i casi presentati da Pace di community che auto-producono la continuazione della serie di Star Trek o gli utenti che viralizzano il making of di Benjamin Button…

Bella la suggestione finale di Alex, secondo cui la prospettiva è quella di individuare spttatori leader e avviare con loro una co-innovazione non solo sul prodotto ma sullo stesso modello di business e sulla creazione di valore. E’ una provocazione che merita una riflessione attenta, perchè la crisi delle grandi case discografiche musicali ha insegnato al cinema cosa NON fare, ma non ha mostato una via di uscita. IMHO.

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