Il discorso di Hilary Clinton sulla censura: la politica che gestisce il cambiamento
Ieri il Segretario di Stato USA Hilary Clinton ha tenuto un discorso sulle tecnologie dell’informazione, la libertà di espressione e la censura.
L’ho acoltato tutto, questa mattina, qui. Non volevo farmi deviare da articolo o commenti, da un entusiasmo troppo facile o un anti-americanismo un po’ populista. Il mio parere: bello! bello! bello!
Come prima cosa, continuo a stupirmi della capacità di eloquenza americana, a come riescano a costruire discorsi bellissimi e perfetti, a usare lo story telling per catturare l’attenzione e colpirti con un’emozione… Sono dei maestri indiscussi; il discorso aveva i giusti toni, le fughe in avanti e le rassicurazioni ai più conservatori, parlava di libertà di espressione e di libertà religiosa, mischiava ironia e toni patetici. Grandiosi davvero.
Ma al di là della forma perfetta, il contenuto arrivava forte e chiaro. A mio parere sono 5 i punti importanti che la Clinton ha toccato:
1) le reti di informazione hanno plasmato il mondo e determineranno quello che sarà; se la tecnologia di per sè non sta con i buoni o con i cattivi, la politica (cioè gli USA) una parte devono prenderla e la loro posizione è quella di una sola Internet libera. La Clinton ne parla subito nei primi minuti del suo discorso, per poi tornarci nella conclusione sostenendo che questo è un problema di come vogliamo che sia il mondo di domani: con una sola rete che garantisce accesso alle informazioni e alla conoscenza oppure un insieme frammentato di reti in cui le conoscenze non sono condivise. Avverte la Clinton che storicamente i conflitti nascono proprio dalle asimmetrie informative, quindi il sostegno a una sola rete di informazione è un sostegno alla pace e al benessere eonomico.
2) la rete può essere uno strumento meraviglio oppure può essere usata per intenti criminali: combattere chi la utilizza per scopi illeciti deve essere una priorità transnazionale, ma non può essere una scusa per reprimere o violare la privacy degli individui
3) la storia ha già condannato e sconfitto le pratiche censorie, come ricorda il Muro di Berlino, ma oggi ci sono Stati che erigono muri elettronici non visibili. La censura e gli attacchi verso gli oppositori sono violazioni dei diritti umani e come tali condannati dagli USA. Se il Muro di Berlino, simbolo di divisione, è stato il simbolo di un’epoca, Internet è un simbolo di connessione ed è il simbolo di questi anni. La Clinton non le manda a dire, cita esplicitamente i Paesi che mettono in atto pratiche censorie: Cina, Iran, Uzbekistan, Egitto, Tunisia, Vietnam, Corea del Sud, Arabia Saudita, Moldavia… spero di averli trascritti tutti. Ci sono nemici storici e alleati storici nell’elenco. Un punto del discorso è fondamentale: gli USA hanno un responsabilità nel vedere le tecnologie della comunciazione usate per il bene dal momento che proprio in USA sono nate e daranno un supporto economico allo sviluppo di quelle tecnologie che permettono una maggiore libertà di espressione e il superamento dei vincoli censori.
4) Internet è anche un motore di sviluppo economico e un equalizzatore sociale che può permettere la crescita di Paesi in via di sviluppo: la libera informazione non va vista solo come un valore astratto ma ha tangibili e brevi effetti. Ma i vantaggi non sono solo per i Paesi emergenti, la fiducia e la trasparenza sono piuttosto la base su cui si costruiscono le relazioni internazionali anche dal punto di vista economico. Per questo devono essere messe in atto soluzioni diplomatiche che rafforzino la global cyber security. Poco oltre la Clinton fa un esplicito riferimento all’attacco subito da Google e invita il governo cinese a fare un’approfondita indagine e a essere trasparenti sui risultati di questa indagine. Non chiude ovviamente la porta, ma è molto chiara: le nostre relazioni con la Cina sono positive ma continueremo candidamente a sostenere il nostro punto di vista.
5) le aziende non sono estranee a queste reponsabilità. Se una maggiore trasparenza e circolazione delle informazioni va anche a loro vantaggio, così come il rafforzamento della global cyber security per proteggerle da furti di proprietà intellettuale, allo stesso tempo nessuna azienda USA deve accettare la censura, ma dovrebbe fare della libertà un valore etico fondante della cultura di impresa. Così come il governo americano avrà un ruolo attivo, anche le aziende devono considerare cosa è giusto e non il profitto immediato.
Con un pragmatismo tutto americano – che supera le ideologie e forse per questo fa vincere le idee – chiosa con una frase bellissima, prima di riprendere l’esempio iniziale di una bambina salvata a Haiti grazie a un SMS.
I believe it is the right thing to do, but I believe it is also the smart thing to do
Hilary Clinton ha la consapevolezza – IMHO – di fare un discorso storico e non a caso cita due volte Eleanor Roosevelt. E’ sicuramente un discorso di politica estera ed è un discorso ai cittadini che hanno votato questo Presidente, ricordando loro ill perchè di questa scelta (più volte la figura di Obama è citata e con una splendida ironia anche la sua campagna elettorale vincente). Ma è soprattutto un discorso sul cambiamento e su come la politica debba affrontarlo, prendendo posizione e plasmanolo dove può.
Mentre è chiaro che la diffusione di queste tenologie sta trasformando il mondo, non è ancora chiaro quali effetti questo cambiamento avrà sui diritti umani e sul benessere delle popolazioni (…)
Noi siamo per una sola Internet in cui tutta l’umanità abbia uguale accesso alla conoscenza e alle idee e siamo consapevoli che le infrastrutture mondiali diventeranno ciò che noi e gli altri faremo di esse
Allora penso alle leggi e leggiucole che occupano 2/3 dei nostri TG, alla barbarie con cui ci l’Italia affronta l’immigrazione, a un Ministro che in campagna elettorale dice di non volere una società multiculturale (e non riesco più a riderne). Durante il discorso della Clinton mi sono commossa quando parlava di Haiti. Noi non abbiamo macerie in strada, ma l’immobilismo e l’incapacità di gestire il cambiamento mi fanno venire le lacrime agli occhi. E peccato che la sinistra, alla ricerca affannosa di un’identità ormai costruita per difetto, non si accorga di avere sotto il naso una grandissima possibilità di ridefinizione di se stessa.
3 Commenti a “Il discorso di Hilary Clinton sulla censura: la politica che gestisce il cambiamento”
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22 gennaio 2010 alle 16:57
[...] Il discorso di Hilary Clinton sulla censura: la politica che gestisce il… IN EVIDENZA da: terraenuvole.com [...]
24 gennaio 2010 alle 12:29
affermi di esserti commossa al discorso tenuto dalla clinton.lo stesso ho fatto io leggendo il tuo resoconto e i tuoi pensieri.
24 gennaio 2010 alle 21:03
Grazie Matteo per il bellissimo complimento.