Il libro di Anobii

More about aNobiiTra i Social Network che frequento Anobii è probabilmente il mio preferito e quello in cui riesco maggiormente a farmi coinvolgere in discussioni con perfetti estranei, che condividono però con me la passione della lettura.

Scopro con orrore che è uscito il libro di Anobii, che contiene il meglio del meglio, le recensioni più votate dagli utenti (non ci sono le mie, questa non è una marketta, ma se volete sapere cosa leggo trovate il badge nella colonna di destra di questo blog :P ).

Sono senza parole, per due ragioni.

PUNTO UNO: per la prima volta ho visto un banner su Anobii. Il modello di business non mi sembra chiaro e, a parte una partnership commerciale con IBS (si veda qui e qui) da tempo mi chiedo come possa Anobii sopravvivere. La pubblicità non mi ha disturbato, ma lasciato a bocca aperta, questo sì.

PUNTO DUE: spiegatemi, io non lo capisco, perché dovrei comprare questo libro. A parte il fatto che posso leggermi tutte le recensioni gratuitamente sul sito, quando ne ho bisogno, in ogni parte del mondo in cui ci sia un computer connesso in rete, usando un moderno motore di ricerca invece che un vetusto indice, perché dovrei comprare questo libro?

Per donare i soldi a Emergency, potrebbe essere un buon punto, ma posso farlo anche senza emettere tutta quell’inutile CO2 che è servita a produrre questo libro (lascio l’aggettivo inutile riferito al libro nella penna, non vorrei urtare la sensibilità altrui, ma sappiate che lo penso).

Non capisco poi perché dovrei leggere le recensioni più votate invece della recensione del mio vicino che ha un’elevatissima compatibilità con me, che come me ha divorato tutti libri di Tom Robbins e recensisce in modo caustico l’ultima fatica di Hosseini e mi fido di più del suo commento di chi magari sostiene che il suo libro preferito è “Il cacciatore di aquiloni”, ma non sa nemmeno come si scriva Dostoevskij (visto in una discussione su Anobii). Ancora una volta vince la logica mainstream dove più votato = meglio (infatti il libro è stato un’ idea solo italiana) invece di quella di narrowcasting dove più votato = chi se ne frega ma mi frega di cosa dicono le persone che hanno gusti simili ai miei.

Quello che temo, in realtà, è di vedermelo sotto l’albero di Natale con un biglietto del tipo “Finalmente esce un libro per chi come te ne capisce delle cose di Internet”. Appunto. Ma se volevate farmi un regalo davvero gradito, su Anobii ho una lista dei desideri che può bastare per i prossimi 5 Natale.

2 Commenti a “Il libro di Anobii”

  1. Leonardo Bellini scrive:

    Ciao Sara, condivido le tue considerazioni su Anobii, modello di business e il libro..grazie per la citazione. Leo

  2. Alessandro Ronchi scrive:

    Ciao Sara,

    anche per me Anobii è un ottimo esempio di social network, oltretutto la comunità italiana è tra le più attive e questo non può che essere motivo di orgoglio. Se ne è occupato anche Il Fatto Quotidiano.

    Non so se e quale modello di business ci sia dietro Anobii, quel che è certo è che il network soffre di eccessiva lentezza e probabilmente non ci sono i fondi per dotarlo di una infrastruttura più performante.

    Mi chiedo come sia possibile che non riescano a costruirci sopra del business decente. Sono d’accordo con te che l’idea del libro è inutile e anacronistica.

    Saluti, Alessandro

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