Il Web è morto. Lunga vita a Internet.

Ormai è notizia vecchia il doppio articolo di Chris Anderson e Michael Wolff  su Wired US sulla morte del Web. Provo ad aggiungere la mia riflessione.

Non commento oltre sul grafico di Cisco che gli autori avrebbero preso come dimostrazione della loro tesi, hanno già detto altri meglio di me (si veda Boing Boing e il sempre inappuntabile Vincos). Da leggere anche l’intervento di Granieri; concordo in pieno con la sua conclusione che uno strillo forte serve a far parlare di temi complessi (e bellissima la sua chiusura sui romanzi!)

Partiamo dalla riflessione di Wolff: Google prima e Facebook poi egemonizzano il Web; dall’altro la pubblicità on line non funziona perchè non è remunerativa per gli editori e perchè poco efficace per gli inserzionisti. In questa situazione si inserisce un signore chiamato Steve Jobs:

Mentre Google può aver controllato il traffico e le vendite, Apple controlla il contenuto stesso. In realtà, mantiene il diritto di approvazione ultima sulle applicazioni di terze parti. Apple controlla il look and feel e l’esperienza. E, cosa ancora più importante, controlla sia il sistema di distribuzione del contenuto (iTunes) e i device (iPod, iPhone e iPad) attraverso cui si fruisce del contenuto. (traduzione mia)

Di fatto, attraverso il mondo chiuso delle App, si ritorna alla logica dei vecchi media.

Un po’ diverso invece il ragionamento di Chris Anderson, anche se le conclusioni sono simili. Anderson sembra credere nell’affermarzione di un modello mainstream di Internet, in cui la logica non è più pull ma push, dove l’utente va a cercare le App perché più comode e più semplici. Non sarà sfuggito che questo è in palese contraddizione con la sua teoria della coda lunga, anche se a me sembra prematuro mandarla in pensione; quando poi dice che gli utenti di Internet sono disposti a pagare per quello che ci piace on line e per l’esperienza resa più semplice e comoda, è anche in contraddizione con il suo ultimo libro Free (è da un paio di mesi che cerco il tempo di recensirlo, spero di farcela prima delle vacanze ndb). Comunque, cambiare idea è lecito, ma, per dirla come Nereo, qualche dubbio mi permetto di averlo anche di fronte al mostro sacro.

Primo, Chris Anderson è fermamente convinto nella validità del modello economico neoclassico e parla del Web come di una qualsiasi tecnologia che conosce il ciclo shumpeteriano dell’invenzione, propagazione, adozione e controllo; questo è vero in parte, perché l’economia della conoscenza mette in crisi il modello neoclassico, è molto più vicina all’economia pubblica che ai concetti di oligopolio o monopolio usati per ferrovie, elettricità o telco.

Il secondo punto, mai citato in nessuno dei due articoli, è il problema della standardizzazione delle piattaforme chiuse; a meno di ritenere che Apple abbia ormai una posizione di oligopolio tale da poter dettare le regole, credo che nei prossimi anni si vedranno ancora battaglie su questo punto e alla situazione attuale ho forti dubbi che tutti i contenuti commerciali possano passare su piattaforme così varie come oggi.

Il terzo e ultimo punto che secondo me in parte manca (o forse sorvola) è quello di ritenere il Web solo come un fenomeno di innovazione economica e non sociale: come dire che l’invenzione della stampa a caratteri mobili ha prodotto il mercato dell’editoria libraria e non ben altro! In realtà su questo punto sul finale Anderson si riprende:

Il Web completamente aperto della peer production, il Web chiamato generativo dove ciascuno è libero di creare ciò che vuole, continua a prosperare, guidato da incentivi non monetari di espressione, attenzione, reputazione e passione. Ma la nozione del Web come l’ultimo marketplace per i contenuti digitali è ora in dubbio. (traduzione mia)

Quest’ultimo punto credo di essere in parte d’accordo, ma la domanda che si pone è allora se possa esistere un Web totalmente epurato (o depurato) da contenuti con fini commerciali oppure se dobbiamo affidarci a un iMiracle! Per quel che mi riguarda, le applicazioni che preferisco, per ora sono proprio queste…

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