Linchpin di Seth Godin: una prima review

Linchpin

Avevamo già parlato di cosa Seth Godin abbia escogitato per promuovere il suo nuovo libro: dimostrami che ti interessa facendo una donazione e io ti spedisco il libro gratis. Come lettrice internazionale, ho ricevuto solo una preview di qualche decina di pagine.

Prima di tutto il processo: Seth Godin è Seth Godin e non smentisce nessuna delle sue tesi; manda e-mail di informazione solo quando è necessario, ringrazia per la donazione, spiega perchè questa e-mail arriva e assicura che non ne arriveranno altre. E così è, fino a quando non ricevi una l’e-mail con il link per il download, ancora con i ringraziamenti. Alla fine ci si sente davvero un po’ speciali, un po’ coccolati e non è costato nulla di più che un po’ di gentilezza e attenzione nello scrivere i testi e definire il processo. La credibilità aumenta, un altro a bravo a Seth.

Ecco, è proprio il senso di essere speciali che Seth vuole regalarci con questo libro. Sulle prima la mia reazione non è stata molto positiva; sono consapevole di vivere in un mondo che sta cambiando, in cui non basta fare quello che ti è chiesto di fare ma in cui è necessario reiventarsi ogni giorno. Credetemi, fare la consulente nel campo della comunicazione digitale nell’annus horribile dell’economia lo insegna benissimo. E’ un libro strano, non parla di marketing, non parla di strategie, non parla di psicologia. “This time is personal”, questa volta è ora di metterla sul personale; mi è sembrato un inno alla speranza di un mondo migliore in cui ognuno possa esprimere il proprio potenziale, in cui ognuno possa essere almeno un po’ genio ogni giorno.

Anche tu potresti fare il lavolo di Richard Branson.

Per gran parte del tempo, almeno.

Ho trascorso un po’ di tempo con Sir Richard e posso dirti che potresti anche tu fare la maggior parte ci ciò che fa, magari anche meglio. A parte quello che fa circa 5 minuti ogni giorno. In quei 5 minuti, crea miliardi di dollari di valore ogni anno e nè tu nè io abbiamo una sola possibilità di fare quello che fa lui. Il vero lavoro di Branson è di vedere nuove opportunità, prendere decisioni che funzionano e capire il legame tra il suo pubblico, il suo marchio e le sue imprese.

La legge di influenza di un linchpin (letteralmente perno, ma in senso figurato è un individuo indispensabile in un’organizzazione, una colonna portante n.d.a.): maggior valore crei nel tuo lavoro, minori saranno i minuti d’orologio spesi a creare quel valore. In altre parole, per la maggior parte del tempo  non sei geniale, la maggior parte del tempo fai cose che la gente normale fa.

La traduzione è mia.

Questo post è quanto di più vicino a quello che ho letto di Linchpin.

Non so però se riesco a condividere la positività è l’ottimismo dell’autore; almeno in Italia vedo ancora troppi manager per cui la bibbia è “L’arte della guerra”. Se è lo scontro la metafora che meglio descrive la nostra società, allora questo libro è ancora anni luce avanti.

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