L’Italia che mi stupisce
Mi sforzo in ogni modo di essere una brava massaia ma chi mi ha mai visto prendere in mano un ago sa bene quanto io sia lontano dall’economia domestica che insegnavano alle nostre nonne… L’altro giorno vado perciò da un sarto, uno nuovo scovato da mia madre da cui ho ereditato il rifiuto al cucito. Signore di 60 anni, parlata dialettale anche se si sforza vistosamente di parlare un italiano corretto, un tipico artigiano che ha lavorato una vita ma con una pensione troppo misera per vivere dignitosamente e ancora lavora.
Chiacchierando con lui mi racconta che i modelli dei vestiti li prende da Internet e mi mostra orgoglioso un computer con super schermo LCD. Poi mi racconta di come sia un collezionista di monete e cartoline e per questa sua passione vende e compra su e-Bay; un po’ tronfio mi dice anche che ha comprato in Germania, “Sa mia figlia sa l’inglese e mi traduceva tutto lei”. Io gongolo, penso alle statistiche del Netcomm e gongolo. Sarà la professione a coniugarsi bene con il web, come ci insegna Hugh MacLeod?
Poi gli lascio il numero di telefono (il fisso, il cellulare – mah no, non serve!-) e gli dico candidamente “Beh, se usa Internet le lascio la mia e-mail, è il modo più veloce per trovarmi” (non mi spingo agli IM). E lui mi risponde stupito: “L’e-mail, beh, sì se vuole, ma io non la uso di solito per lavoro”.
Che bella questa Italia che non finisce mai di stupirmi!
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