Osservatorio Mobile Marketing and Service 2011. Note a margine sul convegno.

Del convegno di oggi si è largamente twittato (#OMMS11), tanto che l’hashtag ufficiale è diventato trending topic, per cui non mi dilungherò sulla presentazione dei risultati e dei dati, seppur molto interessanti. Preferire invece sviluppare qui alcune riflessioni su quanto è stato presentato e quanto, secondo me tanto, mancava.

Partiamo da un dato assolutamente soggettivo sulle variabili sociali dei presenti. Mancavo da un po’ ai convegni e ho notato con molto piacere che il numero dei twitteri e di chi usava smartphone o tablet era piacevolmente alto. OK si giocava in casa, ma due anni fa il numero era molto più basso.

Nota negativa di cui mi rammarico ad ogni convegno è invece la scarsa presenza di donne tra le relatrici: oggi due su ventotto, mentre la platea si divideva equamente tra uomini e donne. Insomma, una percentuale degna dell’Arabia Saudita. Probabilmente questo rispecchia bene l’importanza che noi donne abbiamo nel mondo del lavoro, ma che gli organizzatori non si sforzino di dare almeno una maggiore rappresentanza lo trovo triste, almeno quanto le battute sul Ministro Passera.

Ma passiamo ad osservazioni sui contenuti veri e propri. In estrema sintesi il quadro della giornata: il mobile è un mercato in crescita, dove contano rilevanza di contenuto e servizi e geolocalizzazione, predomina ancora un approccio di sperimentazione ma tutti i 100 top spender sono presenti. Molto bella la metafora di Noci per cui il mobile non è l’estensione del web ma del braccio.

Ma ci sono stati almeno tre grandi assenti oggi: cosa fanno gli utenti con la.navigazione in mobile, come cambia l’approccio alla marca e all’acquisto e i Social Network.

Degli utenti abbiamo parlato pochissimo: l’analisi della domanda era tutta nella bella clusterizzazione di Doxa,

Clusterizzazione dei mobile surfer secondo Doxa

ma mi sarei aspettata un focus maggiore su quello che fanno e vogliono gli utenti in quei 45 minuti che spendono on line. Ci siamo fermati al dire che i servizi sono centrali, che non dobbiamo essere invasivi, ma il tema a mio parere poteva essere approfondito, soprattutto nella case pomeridiane.

Abbiamo anche parlato pochissimo, ed è forse una conseguenza del punto sopra, di come il mobile entri di prepotenza nel processo di acquisto; OK il CRM, ma il mobile non può essere usato solo per profilare o fidelizzare clienti… Mai sentito parlare di Zero Moment of Truth? In Italia molti servizi di comparazione prezzi non sono disponibili, ma prendiamo una case illustrata al convegno, l’app Esselunga: l’app permette di vedere le promozioni di uno specifico punto vendita e questo di fatto modifica le intenzioni e l’acquisto dei clienti. Se vogliamo parlare di Mobile Marketing, non possiamo, IMHO, appiattirci sugli aspetti di comunicazione Owned, Paid e Earned.

Terzo grande assente, i Social Network, citati qua e là. Ora, non è che i Social Network debbano per forza essere come il prezzemolo, ma ho poche certezze e due forti convincimenti: in Italia l’alfabetizzazione al web l’ha fatta più Facebook della politica e di quei 45 minuti molti sono spesi proprio su Facebook, YouTube e in parte Twitter. La tendenza ad andare Social e Local, citate bene da Seat nella prima tavola rotonda, non possono essere ignorate e prescindere una strategia di mobile marketing da una strategia di presenza sui Social Media è da kamikaze. Di nuovo, l’ha accennato Danone nella case pomeridiana, ma anche qui l’approfondimento è mancato.

Chiudiamo con una nota positiva. Mi è piaciuta molto l’insistenza sulla necessità di standard e di metriche, che, soprattutto in un periodo di budget sempre più sottili, possono essere il vero propulsore alla crescita (e alla professionalità) del settore.

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