18 mag 2010

E-commerce Netcom forum 2010

Anche quest’anno ho seguito con molto interesse la mattinata dell’e-commerce forum organizzata da Netcomm; si conferma l’ottimo livello degli interventi, a parte un vistoso e stridente angolo di promozione da parte di Poste (main sponsor).

I dati confermano i trend evidenziati negli anni precedenti: anche in periodo di crisi l’ecommerce “tiene”, dimnuendo in fatturato (-2%) ma aumentando il numero delle transazioni. Si conferma anche il divario strutturale tra gli altri Paesi e l’Italia, dove 2/3 dell’e-commerce sono fatti dai servizi e solo 1/3 dai prodotti. Come sottolineato più volte (quest’anno ma non solo) c’è una mancanza di offerta, dovuta soprattutto all’assenza della GDO (che a dirla tutta – a parte rare eccezioni – ha forti carenze anche nella presenza on line).

Non mi è piaciuta invece per niente la tavola rotonda, che – confesso – ho abbandonato a metà. Ho trovato fuori luogo, fuori tema e sopra le righe l’intervento di Mauro Zerbini (IBS) e anche gli altri interventi mi sono sembrati senza verve e senza veramente una case interessante da discutere.

Trovate una telecronaca in diretta e riflessioni a caldo su Twitter con #ecommerceforum.

Le presentazioni sono già on line e le trovate qui. Da segnalare anche la bella ricerca fatta da Netcomm e Contact Lab che trovate qui.

12 mag 2010

Rieccomi – se vi sono mancata

Dopo quasi due mesi di silenzio, timidamente rialzo la testa e provo a scrivere un nuovo post.

Sono stati mesi intensi di lavoro – per fortuna, aggiungerei – ma anche di un po’ di stanchezza personale (aver saltato le vacanze di Natale per una gara si fa sentire) e, siamo onesti, professionale. Stanchezza che mi ha fatto mettere in dubbio questo blog stesso, perché richiede energia, perché non scrivo quanto vorrei, perché il tempo che dedico è sottratto ad altro, perché forse quello che scrivo nemmeno è tanto interessante.

Forse perché sono stata troppo tempo con la testa immersa tra bit e byte o forse perché tutte le volte che alzavo un po’ la testa quello che vedevo intorno non mi piaceva molto. Non mi piace il Paese in cui vivo, quello che vedo attorno mi spaventa molto; sono stanca del mercato in cui lavoro, che non si decide a crescere e ancora oggi ripetiamo cose dette e ridette almeno negli ultimi tre anni mentre il resto del mondo viaggia alla velocità della luce. Eppure, visto che l’idea di aprire un Bed & Breakfast ancora non riesce a convincermi, eccomi qui.

In realtà in questi due mesi di cose interessanti ne ho fatte. Ho lavorato molto su una voce di Wikipedia e dopo anni ancora mi stupisco della bellezza del meccanismo che tiene insieme quel progetto: da chi ti corregge il lead a chi ti suggerisce l’uso corretto del TM, da chi controlla la licenza d’uso delle immagini a chi riformatta le fonti… Sarò un’idealista un po’ romantica, ma vedere che siamo capaci di convivere senza autorità – ma solo con l’autorevolezza – e creare qualcosa di così complesso, mi fa sperare che i fatti di Montecchio Maggiore siano solo un brutto sogno.

Sto mettendo on line il primo sito in cinese e – nonostante gli sfottò del mio compagno – è stato divertente fare il debug, ricontrollare quei caratteri e sentirsi come un archeologo davanti alla Stele di Rosetta; alcuni caratteri li ho decifrati a furia di vederli (ad esempio 印= stampato)! E così, un po’ il mio vecchio sogno di bambina l’ho realizzato :)

15 mar 2010

Ancora il sogno dei dinosauri

Ci sono delle strane coincidenze a volte nel sovrapporsi degli eventi e delle notizie: giovedì Lawrence Lessing interviene alla Camera, oggi esce un documento sullo stato della censura in Rete. Intendiamoci, i due eventi non sono per nulla connessi, se non nella linea del tutto arbitraria che vi ho tracciato, ma è un po’ quello che in pubblicità potrebbe essere definito rumore, ovvero un accostamento di due spot o cartelloni o pubblicità stampa che fanno sì che l’effetto persuasivo di uno sia disturbato dall’altro.
Lessing merita di essere ascoltato per intero; lo trovate qui in traduzione e qui nella versione originale, in cui non si vede Lessing ma la sua presentazione, il che è molto più efficace.
Ecco, qui il primo sassolino dalla scarpa vorrei togliermelo: oltre ad essere fastidiosa e di dubbia qualità, la traduzione simultanea di Lessing è, ipso facto, vergognosa. La nostra classe dirigente non è in grado di seguire un intervento in lingua inglese; ok, direte voi, magari non è così, c’era la traduzione come si usa in tutti i convegni ma tutti ascoltavano la versione inglese. Ho dei seri dubbi: Lessing fa una battuta a proposito di Hilary Clinton giocando su bill (conto) e Bill (il marito); pochissime risate. Ripeto: la nostra classe dirigente non è in grado di seguire un convegno in inglese, nonostante Lessing parli in modo molto chiaro e comprensibile.
Non solo la nostra classe dirigente non è in grado di seguire un intervento in lingua inglese: è convinta che anche il resto del Paese non sia in grado di farlo, per cui il video della Camera è obbligatoriamente doppiato (meno male che via Funky Professor ho trovato la versione originale!!).
Infine, in un convegno in cui si parla di trasparenza e di Internet come strumento di libertà, fa un effetto ilare vedere che la Camera ha una propria web TV dedicata e non un canale su You Tube… Presidente, quando dice, con tutto il  mio plauso, che la politica non deve “rimanere prigioniera di una visione di Internet vecchia” ha ragione e proprio perché ce l’ha parta dalla web TV della Camera!
Ma torniamo a noi; Internet è liberta, nessuno può dissentire.
Oggi esce un documento sullo stato della libertà di espressione in rete (o della censura se preferite), di cui consiglio la bellissima sintesi su Il Nichilista. L’Italia non è citata; non stupisce vedere citati paesi come la Cina, la Brimania, l’Iran, Cuba, un po’ tutte le ex Repubbliche sovietiche, i soliti cattivi insomma. Purtroppo non stupisce troppo nemmeno di vedere citata la Turchia, basta pensare all’annosa situazione del Kurdistan per capire che non se la devono passare troppo bene in quanto a libertà di espressione.
Ma poi vedo citata anche l’Australia: con la motivazione di combattere la pornografia, orribile male e flagello delle società occidentali, tanto che proporrei di chiudere tutte le edicole, si può chiudere un sito previa segnalazione all’Authority, senza passare dal sistema giudiziario. Mi ricorda qualcosa…
L’Australia. Il Paese con un tasso di disoccupazione bassissimo. Il Paese con un alto tenore di vita. Il Paese in cui tutti vorremmo emigrare.
Ora, si può pensare quello che si vuole della rete, della pornografia, della sicurezza, della privacy, spaccarsi sull’efficacia di qualunque provvedimento, ecc.
Ma Lessing fa un passaggio fondamentale nel suo intervento: noi facciamo le leggi per noi (e già qui ci sarebbe da dissentire, se pensiamo all’età di Lessing e a quella della nostra classe politica; diciamo che da noi i dinosauri non si sono ancora estinti), comunque, noi facciamo le leggi per noi, spesso contro la generazione Y, ma noi non li batteremo perché è una legge di natura; ma, dice Lessing, per cosa ci ricorderanno?
Io un’idea di come verrà raccontato questo decennio nei libri di storia me la sono fatta e mi immagino vecchia come le mie nonne che, come hanno fatto con me le mie nonne, racconterò ai miei nipotini di come una follia collettiva ci aveva pervaso dopo l’11 Settembre e di come la parola sicurezza stia a questo decennio come la parola patria alla prima metà del secolo scorso.
Ah, intanto gli incentivi alla banda larga sono stati stanziati, ma grazie a questi incentivi alla generazione Y oltre ad una velocissima connessione potremo regalare anche il motorino… Vi consiglio di leggere il post di Nereo.
Buona settimana a tutti.

Ci sono delle strane coincidenze a volte nel sovrapporsi degli eventi e delle notizie: giovedì Lawrence Lessig interviene alla Camera, oggi Reporter Sans Frontieres pubblica un documento sullo stato della censura in Rete. Intendiamoci, i due eventi non sono per nulla connessi, se non nella linea del tutto arbitraria che ho tracciato, ma è un po’ quello che in pubblicità potrebbe essere definito rumore, ovvero un accostamento di due spot o cartelloni che fanno sì che l’effetto persuasivo di uno sia disturbato dall’altro.

Lessing merita di essere ascoltato per intero; lo trovate qui in traduzione e qui nella versione originale, in cui non si vede Lessig ma la sua presentazione, il che è molto più efficace.

Ecco, il primo sassolino dalla scarpa vorrei togliermelo: oltre ad essere fastidiosa e di dubbia qualità, la traduzione simultanea di Lessing è, ipso facto, vergognosa. La nostra classe dirigente non è in grado di seguire un intervento in lingua inglese; ok, direte voi, magari non è così, c’era la traduzione come si usa in tutti i convegni ma tutti ascoltavano la versione inglese. Ho dei seri dubbi: Lessig fa una battuta a proposito di Hilary Clinton giocando su bill (conto) e Bill (il marito); pochissime risate. Ripeto: la nostra classe dirigente non è in grado di seguire un convegno in inglese, nonostante Lessig parli in modo molto chiaro e comprensibile.

Non solo la nostra classe dirigente non è in grado di seguire un intervento in lingua inglese: è convinta che anche il resto del Paese non sia in grado di farlo, per cui il video della Camera è obbligatoriamente doppiato (meno male che via Funky Professor ho trovato la versione originale!!).

Infine, in un convegno in cui si parla di trasparenza e di Internet come strumento di libertà, fa un effetto ilare vedere che la Camera ha una propria web TV dedicata e non un canale su You Tube… Presidente, quando dice, con tutto il  mio plauso, che la politica non deve “rimanere prigioniera di una visione di Internet vecchia” ha ragione e proprio perché ce l’ha parta dalla web TV della Camera!

Ma torniamo a noi; Internet è liberta, nessuno può dissentire.

Oggi esce un documento sullo stato della libertà di espressione in rete (o della censura se preferite), di cui consiglio la bellissima sintesi su Il Nichilista. L’Italia non è citata; non stupisce vedere nella lista paesi come la Cina, la Brimania, l’Iran, Cuba, un po’ tutte le ex Repubbliche sovietiche, i soliti cattivi insomma. Purtroppo non stupisce troppo nemmeno di vedere citata la Turchia, basta pensare all’annosa situazione del Kurdistan per capire che non se la devono passare troppo bene in quanto a libertà di espressione.

Ma poi vedo citata anche l’Australia: con la motivazione di combattere la pornografia, orribile male e flagello delle società occidentali, tanto che proporrei di chiudere tutte le edicole, si può chiudere un sito previa segnalazione all’Authority, senza passare dal sistema giudiziario. Mi ricorda qualcosa… L’Australia. Il Paese con un tasso di disoccupazione bassissimo. Il Paese con un alto tenore di vita. Il Paese in cui tutti vorremmo emigrare.

Ora, si può pensare quello che si vuole della rete, della pornografia, della sicurezza, della privacy, spaccarsi sull’efficacia di qualunque provvedimento, ecc. Ma Lessing fa un passaggio fondamentale nel suo intervento: noi facciamo le leggi per noi (e già qui ci sarebbe da dissentire, se pensiamo all’età di Lessing e a quella della nostra classe politica; diciamo che da noi i dinosauri non si sono ancora estinti), comunque, noi facciamo le leggi per noi, spesso contro la generazione Y, ma noi non li batteremo perché è una legge di natura; ma, dice Lessing, per cosa ci ricorderanno?

Io un’idea di come verrà raccontato questo decennio nei libri di storia me la sono fatta e mi immagino vecchia come le mie nonne che, come hanno fatto con me le mie nonne, racconterò ai miei nipotini di come una follia collettiva ci aveva pervaso dopo l’11 Settembre e di come la parola sicurezza stia a questo decennio come la parola patria alla prima metà del secolo scorso.

Ah, intanto gli incentivi alla banda larga sono stati stanziati, ma grazie a questi incentivi alla generazione Y oltre ad una velocissima connessione potremo regalare anche il motorino… Vi consiglio di leggere il post di Nereo.

Buona settimana a tutti.

22 feb 2010

L’età media degli utenti dei Social Network

Via Nereo e PI, segnalo un’interessante ricerca sull’età media degli utenti dei Social Network negli USA.

La sensazione degli adetti ai lavori è confermata in pieno: gli utenti sono trasversali a tutte le età, sopratutto su Facebook, mentre alcuni Social Network sono decisamente più verticali con fasce di età definite (ad esempio Bebo e My Space per i giovani o LinkedIn per i professionisti ultra quarantenni).

Peccato però che manchi una visione sul totale: il 3% di utenti di ultra 65enni sui Social Network sono tanti? Dipende da quale sia la percentuale di ultra 65enni in USA sul totale popolazione e sul totale popolazione connessi a Internet.

11 feb 2010

La prenotazione alla Cappella degli Scrovegni: come farti cambiare idea

CappellaScrovegni

Il mondo dei musei sul web in Italia è un grande pentolone di cui è meglio non alzare il coperchio. A parte qualche ecellenza, il resto spicca per alcuni errori talmente madornali che se ne deve per forza sorridere. L’ultimo esempio? Volevo prenotare una visita alla Cappella degli Scrovegni a Padova; cerco su Google, ottimo il posizionamento e il link diretto alla prenotazione. Ma, attento!!

Prima

Leggi, poi ancora leggi, continua pure a leggere tutte le istruzioni, molte superflue. Un buon copy sarebbe arrivato al punto in poche righe. Sfinita, arrivo alla fine:

noadesso

Sempre che te ne sia rimasta a voglia…