11 lug 2011

Uovo marinato

Non ho resistito, dopo aver visto un servizio sull’uovo marinato di Cracco ho dovuto cimentarmi! Circa un giorno di lavoro, ma il risultato giudicatelo voi

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Il gusto: la fonduta con l’agar agar assume una consistenza che non mi piace e ha un retrogusto gelatinoso (forse ho esagerato un tantino nella dose); da buona piemontese poi l’albume mi piace cotto al burro, per cui al prossimo giro personalizzerò un po’ la ricetta…

Direte voi (come mia mamma!) che metterci una giornata per cucinare un uovo è da pazzi. Vero, ma volete mettere la soddisfazione di fare questo?

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10 lug 2011

Google+

Ho letto qua e là rumors che oggi Google+ sarà finalmente accessibile a chiunque abbia un account gmail. Benissimo! Senza offesa per le persone nei miei circle, ma ad oggi è un luogo mortalmente noioso :)

Ciò detto, ci giochicchio da una settimana e non sono ancora giunta ad una conclusione; la UI è molto ben disegnata e lo spaesamento iniziale è durato poco, mentre mi ricordo che con Facebook all’inizio mi sentivo davvero persa. Certo, è anche vero che le interfacce sono talmente simili…

Come dicevo poco sopra, è troppo poco frequentato per poter essere davvero divertente: le persone nei miei circle sono sono un’infinitesima parte di quelle che seguo su Twitter o Facebook, perciò non c’è un grande incentivo ad abbandonare la via vecchia per la nuova. L’unica funzione che trovo veramente comodissima è il +1 sulla SERP di Google attraverso la quale è possibile da un lato salvarsi i link (ricorda qualcosa… come si chiamava?… Ah sì, Delicious) dall’altro segnalare le prorie preferenze a BigG. SEO di tutto il mondo cominciate a tremare…

Detto questo non condivido nemmeno l’opinione dei detrattori (che magari su Google+ non compaiono nemmeno ;) ) che pensano che anche Google+ fallirà come Google Buzz o Google Wave. Ha tutte le carte in regola per soppiantare Facebook, ma solo quando integrerà veramente tutti i prodotti; ad esempio,sarebbe utile poter importare il proprio Google Calendar, vedere i +1 sulla SERP direttamente nello stream, poter visualizzare e condividere file di Google Docs e magari riprendere alcune delle funzione di collaborazione che erano alla base di Google Wave. Da quanto si sa, sono previste sempre maggiori integrazioni tra i vari prodotti Google+ e forse questa integrazione sarà la vera killing app che potrà farci scegliere per Google+ al posto di Facebook.

A quel punto buona parte della nostra vita digitale sarà nelle mani di BigG; è un po’ in quietante pensarlo, ma credo sia una tendenza ben visibile e, secondo me, piuttosto simile nel concetto a iCloud di Apple, sebbene quello sia pensato perevalentemente come sincronizzazione di hardware o nella, IMHO, inevitabile discesa di Facebook nel campo della search, magari accanto a Bing viste le ultime integrazioni. E tra questi walled garden che si stanno creando nel web, al momento quello di Mountain View mi sembra ancora il più aperto.

17 giu 2011

Cosa ha di così terribile il telelavoro?

Almeida_Júnior_-_Saudade,_1899Ricevo oggi l’ennesima mail di un amico ed ex collega che si licenzia per seguire la moglie che ha ottenuto un prestigiosa cattedra lontano dalla sua sede di lavoro. E’ una mail un po’ triste, non della solita saudade per i colleghi che si lasciano e per l’ignoto che si abbraccia; ha la tristezza di chi non vorrebbe ma deve, perché in una scala di priorità la persona che si ama e la famiglia vengono prima della carriera.

Non è  la prima mail di questo genere che ricevo e non sarà l’ultima, ma mi cheido ancora quante. Ma soprattutto mi chiedo quante persone di valore le aziende vorranno ancora perdere prima di abbracciare il telelavoro. Quanto tempo ci vorrà prima che capiscano che gli anni ‘50 sono finiti: le mogli non sono a casa a fare le casalinghe felici e pronte ad ogni trasloco pur di favorire la carriera del marito. I mezzi di comunicazione e di collaborazione sono un tantino più efficienti e finiamo con lo scambiarci informazioni via Skype persino con il nostro vicino di scrivania.

Eppure questo le aziende lo sanno, perchè sono bravissime a chiedere di usare video e conference call pur di evitare il costo di un volo aereo e allora? Che sia un problema culturale? O peggio ancora di controllo?

Ecco, allora proprio non capisco: come possono affidare il know how, la gestione delle risorse, poteri di firma, responsabilità e poi non fidarsi se non timbriamo il cartellino al mattino? Perchè chiedono l’empowerment ma poi non si fidano del fatto che portiamo a termine un progetto nella tranquillità del nostro salotto?

Pensavo fosse solo un problema italiano, frutto di quella cultura populista e attenta agli istinti più bassi che etichetta come fannulloni chi utilizza strumenti nuovi di collaborazione. Oggi ho una piccola conferma che il problema esiste anche dall’altra parte dell’oceano.

E mi viene il forte dubbio che i veri fannulloni in azienda stiano larghi larghi, tronfi delle tutele conquistate anni fa, puntuali a timbrare il cartellino alle 9:00 e alle 18:00; tanti professionisti, invece, scappano, solo per lavorare qualche chilometro più in là.

15 apr 2011

La famigerata puntata di Report

Approfitto di una sera tranquilla a casa senza TV e finalmente riesco a rivedere la puntata di Report. Non capisco tutto l’allarmismo creato in rete e tutte le critiche. Raccontano, che ci piaccia o no, le cose come stanno. Allarmismo? Forse. Siamo davvero eterodiretti? Credo che questo dipenda da noi.

Report ci ha messo davvero davanti ai pericoli della rete, non nascondiamoci dietro ad un dito, sono reali. La chiave, credo, sia solo di usare il cervello e di educare i nostri figli, per chi ne ha, alla condivisione intelligente.

Ha ragione quella simpatica nonnina quando dice che l’oratorio era il Facebook di una volta; ora con il villaggio globale i fatti tuoi non li saprà solo il paesiello ma tutto il mondo. A maggior ragione è importante avere rispetto per le proprie e le informazioni altrui quando si condivide.

Oggi sono Facebook e Google, domani chissà. Ma per come la vedo io, l’unica alternativa è impugnare la vanga, quella che spacca la schiena e fa venire le vesciche alle mani, non quella virtuale di Farmville.

15 apr 2011

Il caso di Patrizia Pepe: solo cattivo community management?

Il caso di Patrizia Pepe rimbalza in rete da un paio di giorni, additato come ennesimo esempio di cattivo social media management. Trovate un ottimo riassunto su Ninja Marketing a Vincos.

Ovviamente tutto condivisibile e concordo pienamente nella gestione della crisi fatta in modo isterico, bellissima la provocazione di Mirko sull’anti-social media management, ma secondo me abbiamo un po’ perso il punto e il paragone con quello che accade in politica a me sorge abbastanza spontaneo: abbiamo smesso di indignarci.

IMHO il punto lo ha colto bene Natanata25 in un commento al post di Vincenzo: il problema non è (solo) la risposta isterica, ma è la sostanza stessa della risposta. Dal momento che quella modella non è anoressica ma magra per alchimie del DNA (e va bene, crediamoci), non dobbiamo rompere le scatole e chi se ne frega se questo è un pessimo modello aspirazionale per tutte quelle che un vestito così non se lo potranno mai mettere.

Ora, qualche maligno potrebbe obiettare che la mia sia pura invidia e magari un po’ lo è pure (probabilmente dovrei cucire insieme 3 abiti del genere per entrarci), ma quando consigliamo ai nostri clienti una strategia social, quello che stiamo raccomandando loro non è solo di avere un buon community manager che monitori e possa rispondere agli utenti in modo educato, ma chiediamo all’azienda di abbracciare una visione diversa del ruolo dei Brand, che si apra all’esterno non solo nel senso di pubblicare notizie su una pagina Facebook e ringraziare per i commenti.

Chiamatemi sognatrice, chiamatemi utopista, ma, al di là dei toni, dire che si scelgono modelle taglia 36 perché a loro gli abiti stanno bene addosso è una totale mancanza di responsabilità sociale. E poco importano le scuse dell’ufficio PR o il cambio di strategia nel community management. Ci interessa davvero essere fan di un’azienda che crede che gli abiti stiano bene solo addosso ai grissini? Vogliamo davvero instaurare una relazione con un’azienda che promuove esplicitamente la magrezza estrema come canone di bellezza, al di là del commento infelice su Facebook? Ci accontentiamo davvero di così poco per stabilire una relazione?

Forse Patrizia Pepe non doveva semplicemente aprire una pagina Facebook; certo, sarebbe stata criticata altrove, ma almeno ci avrebbe risparmiato la supponenza di dirsi aperta alla relazione. Mi ricorda molto quelle imprese che vogliono aprirsi al green perché fa molto cool e poi negli uffici hanno le piante di plastica. Ecco meglio non mettere le piante di plastica o meglio non fare green marketing? Forse sarebbe meglio aprirsi al nuovo millennio davvero, ma per questo, si sa, ci va molto coraggio.