Perché i colpevoli non festeggino
Questo post è molto personale; quando ho aperto questo blog avevo deciso di lasciar fuori alcune cose della mia vita privata, ma di fronte a fatti tanto grandi sento il bisogno di scrivere e condividere. Decidete voi se volete andare avanti.
Avrei voluto un rientro dalle vacanze più allegro, invece sono stata accolta da una notizia terribile. Graziela Porta è stata incarcerata a Vercelli con un’accusa terribile e con una richiesta di estradizione per l’Argentina, Josè Baravalle si è tolto la vita. Graciela e Josè dall’Argentina sono arrivati 30 anni fa, dopo un lungo impegno politico contro il governo militare che costò loro la prigione, la tortura, infine la fuga in Italia.
Le accuse contro di loro sono pesantissime: associazione a delinquere, tortura, crimini contro l’umanità. Non solo ogni imputato è innocente fino a quando non viene dimostrato il contrario, nel caso di Graziela e Josè è semplicemente ridicolo.
Non posso dire di conoscerli bene, incontri fugaci come genitori di un amico; per Josè ho lavorato qualche giorno di tanti anni fa nel supermercato che dirigeva e ho trovato in lui quell’umanità e quella gentilezza delle persone che davvero credono nella giustizia, nell’equità e nel rispetto. Ricordo di lui un accento spagnolo che incantava e due occhi dolci, paterni, e forse solo ora mi rendo conto che la dolcezza che ispiravano era dovuta ad una tristeza di fondo che non si poteva cacciare.
Questa la sua lettera di addio:
Io non so quello che loro credano che io sappia. Questa storia non finirà mai. Mi spiace tantissimo ma penso che questo sia stato l’unico modo di finirla. Quello che sta succedendo al mio amore non ha alcun senso. E’ tremendo che facciano passare le vittime per carnefici. Qualcuno festeggerà: i veri colpevoli. Spero di essere l’ultima vittima di tante barbarie. Ai miei figli: vi adoro e spero che continuiate ad essere sempre così come siete. La mia unica colpa è stata quella che non sono riuscito a resistere alla tortura. Qual è il limite umano? Chiedo scusa a tutti gli amici e ai parenti. Io sono già passato per questo e sono stato assolto. Me ne vado per non attraversarlo di nuovo. Me ne vado perchè questo deve finire. Addio
Non riesco a trovare un aggettivo per descrivere tutto questo, nessuno è forte abbastanza. Da domani ricominceremo a costruire un mondo migliore, ma oggi sento ancora il bisogno di chiudermi in un dolore a cui non riesco a trovare un significato.
1 Commento a “Perché i colpevoli non festeggino”
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6 settembre 2008 alle 03:06
Ciao Sara,
oggi come ieri, grazie mille per la tua amicizia e per il tuo supporto.
Un abbraccio grande,
Andres