Quello che non dicono di FIAT

In questi giorni di Fiat si parla moltissimo, dall’acquisizione Chrysler a quella Opel. Dopo aver lavorato dentro per quasi 6 anni della mia vita, beh, mi sento ancora un pezzo di quel gruppo e tifo per loro.

Quello che però non leggo sui giornali, ad eccezione del post di Luca De Biase, sempre molto acuto, è il grande cambiamento culturale che Marchionne ha portato nel gruppo.

Torino è Torino, è la quintessenza del piemontesismo e della sabaudietà e FIAT non poteva di certo sottrarsi a questo clima. La FIAT è sempre stata pervasa da rispetto per la gerarchia e per le forme, dall’uso di colori diversi nei badge a seconda del tuo livello, al tu o al lei a seconda di anzianità aziendale ed età e così via… Norme tacite, ma che si imparavano in fretta, forme di educazione del tutto rispettabili, ma che in  molti casi tendevano a diventare una sorta di maschera dietro cui nascondere qualcosa di meno positivo: il far decidere sempre ai vertici, è colpa del mio capo perchè io non posso, lo farei ma sai è una questione politica…

Insomma, la cultura aziendale aveva bisogno di un rinnovamento forte che snellisse le catene decisionali e rinfrescasse un po’ il management. Il primo enorme scossone, che con understatement tutto sabaudo si tace, lo diede Lapo Elkann; ho avuto il piacere di fare con lui una riunione quando ancora era in FIAT Auto e il ricordo che ho è di una persona che mi ha lasciato parlare ed esporre quello che stavamo facendo, anche se allora avevo solo 27 anni ed ero l’unico non dirigente nella stanza. Allora fu una gratificazione enorme.

L’altro scossene lo diede Marchionne, senza i clamori delle cronache, ma come un bulldozzer rinnovò gran parte del management, incominciò a valutare sui risultati, a chiedere sempre di più, ma soprattutto riuscì in quello in cui tanti si erano cimentati: a tutti i livelli si sentiva forte la pressione del risultato e la reponsabilità della propria gestione. Non c’erano questioni politiche o scuse perchè il mio capo… si aveva un obiettivo e verso quello di doveva correre a testa china.

Ho lasciato il gruppo il 1 Novembre del 2007, ma dai vecchi colleghi vedo che la strada intrapresa è quella. Ecco perchè allora tifo Marchionne; diciamocelo, è pure un po’ antipatico e supponente, ma sfido chiunque a dirmi che 4 anni fa avrebbe creduto che la FIAT potesse arrivare al tavolo delle trattative da acquirente e non da acquisita. In questi frangenti viene fuori anche un po’ di  orgoglio italiano e mi arrabbio tanto quando sento dire che FIAT però… Chissà se Marchionne riuscirà anche a cambiare la nostra stupida abitudine di sputare nel piatto in cui mangiamo e renderci orgogliosi per una volta senza fare tanta dietrologia.

6 Commenti a “Quello che non dicono di FIAT”

  1. Paolo scrive:

    E’ la prima volta che mi imbatto in una persona che ha lavorato all’interno di Fiat.
    Ammetto che quello che dici non lo posso contestare ma la sensazione che si ha da fuori è un po’ diversa.

    Per quanto mi riguarda, in questo periodo di crisi mi pongo una domanda su Fiat: perchè acquisisce altre compagnie mentre gli operai sono in cassa intergrazione ed in giro c’è crisi?

    Non è per criticare ma solamente per capire come funziona il meccanismo…

  2. Sara scrive:

    Ciao Paolo, credo anch’io che la percezione che si ha al di fuori sia diversa, non è facile far percepire i cambiamenti.

    Non sono nella testa di Marchionne e non ho dati per giudicare, ma credo che per FIAT acquisire altre società sia una necessità: oggi indubbiamente ha un eccesso di capacità produttiva, non legata solo alla crisi, acquisire altri marchi credo dia la possibilità di acquisire altri mercati, dunque vendite. Credo che non sia tanto un problema contingente della crisi che stiamo vivendo ora, ma piuttosto un guardare avanti e restare in piedi anche quando la crisi sarà passata.
    Sarebbe bello pensare che se FIAT non acquisisse Opel non lascerebbe nessun operaio in cassa integrazione, ma purtroppo non credo sia così semplice; la domanda che dobbiamo porci è piuttosto: ma se FIAT non acquisirà Opel e Crysler, esisterà ancora nel futuro? Questo sarebbe ben peggio anche per tutti quelli che ora in cassa integrazione non sono.

  3. Gianka scrive:

    In merito all’orgolio italiano, anch’io spesso me lo sento “in petto”, leggendo qua e là qualche testina degna di nota si scova, mi ricordo però anche di un bel post di Andrea Beggi http://www.andreabeggi.net/2008/03/07/sono-orgoglioso-di-essere-italiano/ che smonta letteralmente il mio sentimento e che per certi versi mi trova d’accordo con lui, sarebbe meglio forse tendere ad un orgoglio universale?

    In merito a Lapo, santo cielo, avrai mica preso i suoi occhiali da mille e sette Euro nè? Stratificati, cotti, ricotti e segno/simbolo dell’indipendenza dell’uomo moderno?

  4. Sara scrive:

    No no, niente occhiali da mille e sette Euro, sai quante ore di lavoro ci vogliono per fare mille e sette Euro?
    Ricordo però che quando l’ho incontrato aveva una felpa bianca con la scritta FIAT e mi disse “Con questa voglio riempire Torino” e io ho pensato… ma chi te la compra? Ecco :-(

  5. Gianka scrive:

    :-) a scoppio ritardato. torno oggi dopo tanto tempo a leggere il tuo blog e diretto al volo su IBS ho appena ordinato “Uno per uno, tutti per tutti” di Clay Shirky. Grazie Sara.

  6. Sara scrive:

    Bene, spero che sia anche per te una lettura piacevole :-)

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