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Social Network e Geomarketing (con un pizzico di Marketing Mediterraneo già che ci siamo)

Ieri via Facebook ricevo un invito da un amico “Ape(ritivo n.d.a.) stasera al Rinald”; gli urban survivor sono pochi e dobbiamo organizzarci bene per trascorrere agosto in città… Fin qui nulla di nuovo, Facebook ha semplicemente sostituito quello che prima era un SMS, prima ancora una mail e prima ancora una telefonata…

Eppure questo mi ha fatto pensare… E se fosse stato il titolare dell’enoteca a scrivermi? Se mi avesse mandato un messaggio “Questa sera aperitivo con degustazione, presente l’enologo della cantina Vini Meravigliosi. Ti aspetto”.

Più ci penso e più mi convince. I social network forniscono possibilità sconfinate per capire i gusti e le tendenze degli utenti e molto del loro potenziale a mio parere rimane non sfruttato. Il punto è che fino ad oggi i social network sono stati usati come contenitori pubblicitari esattamente come un quotidiano, nella migliore delle ipotesi i messaggi sono profilati sulla base del profilo degli utenti. Alcune aziende si sono spinte oltre e hanno creato dei profili, per cui siamo diventati amici di birre, bibite, snack, ecc. Ma a nessuno interessa essere amico di una marca di birra o di una soda.

Invece mi interessa essere amico di Silvia, di Stefano, di Anotonio, di Paolo, del mio libraio di fiducia, ecc., mi interessa essere amica dei gestori dei locali che frequento, con cui faccio quattro chiacchiere quando vado da loro, con cui scambio pareri su un vino o un libro, a cui racconto quello che mi succede. Insomma, forse la parola amico è troppo, ma ho con molti di loro contatti più frequenti che con amici del mio profilo su Facebook.

Perchè non trasportare questa chiacchiera sui social network? Perchè le enoteche che frequento non mi avvertono delle prossime degustazioni via Facebook invece che con SMS che puntualmente perdo? Perchè il mio ristorante preferito non mi avverte quando cominciano i menu di funghi? Perchè il mio libraio non controlla i profili dei suoi clienti su Anoobi e mi avvisa di uscite, sconti, reading, ecc? Perchè non controlla la nostra lista dei desideri e mi avvisa quando un libro è scontato oppure un autore è in città?

Non cerco un segretario personale ma un rapporto commerciale che abbia un volto umano, esattamente il volto che ha nelle interazioni sociali corporee e non virtuali. Sappiamo che in Italia l’e-commerce non decolla, per molte ragioni legate a tecnologia e diffidenza, ma anche per una questione culturale: come dice bene Mauro Lupi, siamo comunque un popolo più orientato all’info-commerce e preferiamo concludere l’acquisto in modo tradizionale. Questo non significa un rifiuto della tecnologia, ma una ricerca di relazioni che i Social Netowrk possono potenziare.

I benefici di business credo siano evidenti. Se per gli utenti è una comodità e una forma di pubblicità non intrusiva ma utile, per le aziende è un modo economico di fidelizzare il cliente, di tenerlo informato e di ampliare il proprio business, di conoscerne meglio i desideri e di stabilire una relazione forte e continua. Se è vera la tesi del Cluetrain Manifesto che i mercati sono conversazioni, questa è una possibile strada. La de-massificazione del consumo ci porta a cercare relazioni sempre più strette ma anche sempre più particolari e locali. In un tessuto industriale fatto soprattutto da PMI, forse dobbiamo cominciare da qui.

Detersivi alla spina, orgoglio piemontese e Brand Awareness

A fine 2006 l’Assessorato all’Ambiente della Regione Piemonte ha dato vita ad una lodevole iniziativa, installando in vari supermercati e ipermercati piemontesi distributori di detersivi alla spina (per dovere di cronaca va detto che alcuni privati ci avevano già pensato da soli ed esistono anche altri produttori e distributori oltre a quelli patrocinati dalla Regione).

Non voglio fare un predicozzo sull’ecologia e sullo sviluppo sostenibile, tranquilli, anche se… vabbè, vedete voi, vi assicuro che si risparmia e la qualità è ottima.
Però, da uomo, anzi donna, di comunicazione mi si è aperto un cassettino della memoria, quando all’Università ci raccontavano come bianchi (detersivi) e rossi (passate di pomodoro) siano prodotti difficili da pubblicizzare perché hanno identiche funzioni d’uso e identico aspetto tra concorrenti. Le leve su cui allora si doveva lavorare erano la Brand Awareness e il packaging. Già, proprio il packaging, quella sorta di mostro cattivo che i detersivi alla spina ci costringono a riutilizzare creando un’ammucchiata promiscua di marchi, il Dash dentro il Dixan, il Perlana dentro il Coccolino… E la pubblicità? No, perché se ci togliete anche il packaging, noi come facciamo a dire che il nostro detersivo lava meglio?
Creativi signori, dobbiamo imparare ad essere creativi! Fino a che i detersivi alla spina rimangono un piccolo sforzo etico-ecologico di pochi, possiamo fare leva sull’ecologità e sul risparmio, ma nel giro di pochi anni probabilmente diventeranno un must e allora addio Brand Awareness creata fino ad ora! Cosa ci inventeremo? Ma, chi vivrà vedrà! ma sono pronta a scommettere un flacone d’annata che il geo-marketing diventerà la chiave di volta e l’identificazione non si avrà più con il flacone ma con qualche tool on line che magari ci trasmetteranno su un super potente telefonino-computer oppure ci apparirà un ologramma del logo mentre spilliamo il detersivo o direttamente un messaggio in un chip inserito sulla schiena…
Stay tuned!