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Internet PR - di Marco Masarotto
Un viaggio in treno Biella - Verona e ritorno e questo libro è volato via. Bellissima la scrittura di Marco Massarotto, semplice, veloce, ti fa scivolare pagina dopo pagina con una semplicità da gran maestro.
Se vi occupate per professione di Internet probabilmente conoscete già i temi e le problematiche che Marco tocca, ma le esprime con una grande chiarezza e lucidità che rendono piacevole la lettura. Se invece siete un po’ digiuni su come comunicare sul web, bene, questo è un ottimo punto di partenza.
Il momento migliore per iniziare a costruire la vostra leadership è adesso. Partite ora, ma partite piano: non cercate di ottenere tutto e subito. Non state iniziando un’attività per il prossimo trimestre, state iniziando un’attività come minimo per i prossimi trent’anni della vostra azienda. (p.160)
Forse perchè conosce bene la situazione italiana, ma il tono del libro è sempre molto pacato e riconosce la difficoltà e la complessità per le imprese di comunicare attraverso il web, di abbracciare un modo di vivere la relazione che è profondamente diverso da quello adottato negli ultimi 50 anni.
Marco ci suggerisce prima come strutturare una buona strategia di contenuti, poi come declinarla attraverso gli strumenti sociali che Internet ci offre, senza mai dimenticare che come in ogni relazione ci sono regole da rispettare, una netiquette fatta in gran parte dal buon senso.
Infine Marco ci ricorda come le attività su Internet non si possano improvvisare: serve un budget, serve un reparto (o delle risorse), serve una cultura.
L’Italia che mi stupisce
Mi sforzo in ogni modo di essere una brava massaia ma chi mi ha mai visto prendere in mano un ago sa bene quanto io sia lontano dall’economia domestica che insegnavano alle nostre nonne… L’altro giorno vado perciò da un sarto, uno nuovo scovato da mia madre da cui ho ereditato il rifiuto al cucito. Signore di 60 anni, parlata dialettale anche se si sforza vistosamente di parlare un italiano corretto, un tipico artigiano che ha lavorato una vita ma con una pensione troppo misera per vivere dignitosamente e ancora lavora.
Chiacchierando con lui mi racconta che i modelli dei vestiti li prende da Internet e mi mostra orgoglioso un computer con super schermo LCD. Poi mi racconta di come sia un collezionista di monete e cartoline e per questa sua passione vende e compra su e-Bay; un po’ tronfio mi dice anche che ha comprato in Germania, “Sa mia figlia sa l’inglese e mi traduceva tutto lei”. Io gongolo, penso alle statistiche del Netcomm e gongolo. Sarà la professione a coniugarsi bene con il web, come ci insegna Hugh MacLeod?
Poi gli lascio il numero di telefono (il fisso, il cellulare – mah no, non serve!-) e gli dico candidamente “Beh, se usa Internet le lascio la mia e-mail, è il modo più veloce per trovarmi” (non mi spingo agli IM). E lui mi risponde stupito: “L’e-mail, beh, sì se vuole, ma io non la uso di solito per lavoro”.
Che bella questa Italia che non finisce mai di stupirmi!
Un giorno senza Internet: si può?

L’altro giorno ho letto questo post sul blog di Weinberger e mi sono detta che infondo mi sembrava un po’ eccessivo. Insomma, il web ci permette di fare un sacco di cose, è pieno di risorse, mi dà da vivere, ma… Poi sono uscita a cena, ho provato un nuovo vino, il Timorasso; le spiegazioni del cameriere non ci hanno soddisfatti, ho tirato fuori il telefonino e cercato Timorasso su Wikipedia!!! Meno male che per prenotare il risotrante ho usato un caro e vecchio biglietto da visita… già: ho cercato sulle Pagine Gialle Mobile ma non era presente.







