Archivio per la tag 'weinberger; everything_is_miscelaneous; siamo_come_nani'
Everything is miscellaneous, di David Weinberger
Allo IAB Forum di Novembre sono rimasta semplicemente folgorata dalla capacità oratoria e dalla potenza concettuale di Weinberger. Sono corsa a comprare una copia del suo libro e poi me lo sono gustato a poco a poco. Ecco ora le mie impressioni, di un libro complesso, straordinariamente ricco e arricchente.
Lasciatemi aprire una parentesi scolastica: mi sono laureata con una tesi sull’economia della conoscenza e tutta la parte introduttiva della mia tesi riguardava la filosofia della scienza. Mi sono perciò sentita a casa quando Weinberger mattone dopo mattone ha destrutturato tutto il nostro modo di conoscere e suddividere il mondo e ho letto tutto il libro con un sorrisino un po’ ebete stampato sulla faccia.
Il punto di partenza è proprio che per definire il mondo e costruire conoscenza, dobbiamo classificare, disegnare linee e confini che possano definire un oggetto. Queste classificazioni portano poi alla costruzione di meta-dati, cioè indicazioni su come il mondo è stato classificato: un esempio sono gli archivi delle biblioteche in cui ogni cartellino riporta alcuni dati del libro in oggetto, ma solo alcuni perché altrimenti diventerebbe a sua volta un oggetto che andrebbe classificato. L’avvento del digitale ha rivoluzionato queste classificazioni permettendo di aggregare i dati a seconda del bisogno, di creare delle tassonomie individuali o, meglio ancora, delle folksnomie. Weinberger fa questo esempio: se entrassimo in un negozio di abbigliamento, prendessimo dagli scaffali tutto ciò che è della nostra taglia e lo portassimo in camerino per provarlo, ci sbatterebbero fuori dal negozio dopo 5 minuti; al contrario se entriamo su un sito di e-commerce, possiamo selezionare tutto ciò che è della nostra taglia e poi con calma guardarlo e sceglierlo. Il mondo digitale permette cioè di creare connessioni che nel mondo fisico non sono opportune o efficaci.
Weinberger sostiene che non solo il nostro modo di classificare il mondo (perché anche nel disordine digitale il mondo va classificato!) sarà meno rigido e più aperto alle contaminazioni, ma di conseguenza il nostro modo di apprendere e di creare conoscenza. Ecco allora fenomeni come Wikipedia, in cui l’autorevolezza non deriva dall’essere un’istituzione rispettata e accreditata, ma dall’unione di competenze di singoli individui e dalla dichiarazione stessa di poter essere fallibili! “Il cambiamento avverrà verso la mescolanza e si baserà sulle capacità sociali e non si affiderà a uomini in una stanza ben illuminata” (p. 131)
Infine ci avverte che disegnare linee e definire confini può essere necessario per semplificare il mondo ma quando come impresa “forziamo i nostri prodotti o i nostri lavoratori in un insieme di categorie predefinite stiamo compiendo un atto innaturale. (…) Ogni cosa appartiene a più di una categoria, almeno una sua piccola parte” (p.189). E come i consumatori reinterpretino i significati del marchio e dei prodotti lo abbiamo visto molto bene con il caso Mentos e Coca Cola.
La parte finale del libro ha poi una grandissima potenza:
“Non è chi ha ragione e chi torto: è come diversi punti di vista negoziano, in un dato contesto, e si esprimono con passione e interesse. Il pensiero espresso da ogni individuo ora ha un peso mentre autorità ed esperienza stanno perdendo un po’ della loro serietà.
Non è a chi riporti o chi riporta a te o chi filtra l’esperienza di qualcun altro ma è in che modo siamo disordinatamente connessi e quanto forte sia il significato di questi legami.
Non è quello che conosci e nemmeno chi conosci, ma quanta conoscenza regali. Accaparrarsi conoscenza diminuisce il potere perché diminuisce la presenza.
Un argomento non è un feudo con confini. È come la passione lo mette a fuoco.
Stiamo costruendo una pila crescente di smart-leaves (si riferisce al tagging, nda) che possiamo organizzare a seconda delle necessità del momento, alcuni modi di organizzarle – o di trovarne il significato – saranno la base; altre saranno ufficiali. Alcune si applicheranno solo a piccoli gruppi, altre genereranno grandi gruppi, altre ancora sovvertiranno gruppi costituiti. Alcune saranno divertenti, altre tragiche. Ma saranno gli utenti a decidere che cosa quelle foglie significano.
Il mondo non sarà per sempre mescolanza perché siamo insieme per renderlo nostro.” (p. 230)
A che cosa può servirci tutto questo nel nostro lavoro quotidiano? Esattamente a quello a cui serve una tesi sull’economia della conoscenza. Lascio a voi dare il vostro significato, io metterei come tag “siamo_come_nani_sulle_spalle_di_giganti”.
Infine grazie a Weinberger per usare la terza persona singolare femminile “she”: “questo perché per la prima metà della mia vita , ho usato il maschile. Per la seconda metà della mia vita userò il femminile”. Anche questo è un modo di dare senso al mondo.
N.B.: le traduzioni sono mie, non troppo letterali e forse nemmeno troppo buone. Leggetelo in inglese, sicuramente è meglio.








