Umanità accresciuta di Giuseppe Guarnieri

UmanitaAccresciutaHo la sensazione che questo libro mi sia sfuggito come sabbia tra le mani, mi ha lasciato dei granellini ma non la sensazione di averlo colto appieno, perciò recensirlo sarà impresa ardua.

Il punto da cui parte Guarnieri è che la distinzione tra reale e virtuale è fasulla perché anche la dimensione virtuale incide sulla nostra vita, sensazioni, personalità, desideri in modo reale; siamo persone reali che non smettono di essere tali solo perché si incontrano come avatar invece che come corpi. Sebbene questa tesi sia assolutamente condivisibile e nell’esperienza di chi in rete passa un po’ del suo tempo, Guarnieri la sostiene con una tale convinzione e porta così tanti elementi da diventare indubitabile.

Non esiste un dentro e un fuori, un virtuale così virtuale da essere lontano dalle nostre vite reali da non provocare nessun effetto su di esse. Al contrario, siamo tutti sia dentro sia fuori e le esperienze che viviamo ci cambiano, ci costruiscono un orizzonte diverso. E costruiscono un orizzonte diverso anche agli altri, ai nostri vicini, i nostri colleghi, i nostri compagni di vita. (p. 140)

Ma quali sono gli scenari che si aprono davanti ai nostri occhi in un mondo in cui le relazioni sono fatte non solo di incontri fisici ma anche di incontri virtuali?

Quando siamo on line, tutto questo (si riferisce alle percezioni sensoriali nel mondo, nda) – apparentemente – ci manca. Abbiamo molte altre cose che non possiamo avere utilizzando il corpo (accesso a eventi, informazioni e servizi, accesso a persone lontane, ecc.), ma ci troviamo a dover decodificare e ricodificare un intero sistema di orientamento. Che ruota sempre intorno a persone ed attività umane, ma che è inevitabilmente diverso. E’ il gap dell’immateriale. (p. 91)

Dobbiamo creare un’identità senza corpo, imparare ad agire in ambienti e contesti in cui i nostri sensi percepiscono diversamente.

Paradossalmente non solo la nuova socialità in rete ci costringe ad un uso diverso dei nostri sensi e del nostro corpo, ma l’avanzare delle tecnologie aumenta ed accresce i nostri sensi non solo nel senso già dato da McLuhan con i media come estensione della percezione, ma in senso letterale: arriveremo presto a chip superpiatti che possano essere impiantati per sopperire a deficit o aumentare le nostre percezioni, avvicinando l’uomo a un cyber tecno-umano.

Ma se condivido l’ottimismo di Guarnieri nell’ipotizzare una società in cui gli scambi sociali on e off line abbiano pari dignità e consuetudine, quest’ultima ipotesi mi inquieta non poco e, come dice lo stesso autore, apre un dilemma etico su quale sia il limite. Non credo di voler arrivare al punto in cui sogneremo tutti pecore elettroniche.

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