Wikinomics di Don Tapscott e Anthony D. Williams
I libri sono molto simili al vino: ci sono quelli di sicuro successo, che enologi un po’ volponi sfornano rincorrendo i gusti del pubblico, ci sono i vini complessi ed eleganti, magari non per tutti ma che deliziano il palato degli amatori, ci sono i grandi rossi che puoi dimenticarli in cantina, berli dopo 10 anni e ti stupiscono per la loro freschezza e qualità e poi ci sono i vini di pronta beva, che devi finirli prima della stagione successiva.
Per i libri il discorso è lo stesso, sia nella narrativa sia nella saggistica, da chi cavalca l’onda ai grandi classici intramontabili. Ecco questo libro è come un vino di pronta beva: ottimo un anno e mezzo fa quando l’ho comprato e l’ho lasciato a prendere polvere in libreria, oggi superato.
Il libro è denso e certamente interessante, ma leggere di come sia nuovo MySpace o Flickr, oggi fa un po’ sorridere; i concetti espressi, del consumatore che diventa attore, sono giusti e attualissimi, ma ormai sanno di stantio.
E’ molto bello e appassionante l’aspetto narrativo che apre ogni capitolo: gli autori ci ammaliano con uno story telling degno dei fratelli Grimm e molte case history portate ad esempio sono ancora attualissime. In particolare mi ha affascinato quella di Goldcorp Inc., azienda mineraria che ha reso pubbliche su Internet le proprie mappe, chiedendo aiuto a tutti i geologi per trovare nuove miniere d’oro. E’ ben scritta e appassionante, accaduta in tempi non sospetti (parliamo del 2000 o giu di lì) e infondo la metafora del cercatore d’oro ha ancora il suo fascino.
Dunque, meritevole il lavoro degli autori, ma questo libro andava stappato decisamente prima.
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